Fra Alberto Maggi: Costruttori di pace. Felici! Perchè?
“La religione è stata definita “oppio dei popoli”, io vi farò capire come la parola di Gesù è invece tutt’altro, è adrenalina per l’umanità“.
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Fra Alberto Maggi è direttore del Centro Studi Biblici “G. Vannucci” e cura la divulgazione a livello popolare della ricerca scientifica nel settore biblico. Se ne ricava un’illuminante lettura della parola di Gesù, completamente rivoluzionaria e rivelatrice, restituita ai contemporanei dall’esatta recente traduzione del testo evangelico originale in lingua greca. La fine della religione e l’inizio della fede, lo stravolgimento del rapporto tra Dio e l’umanità, la liberazione di ogni vincolo dogmatico a fronte del richiamo ai bisogni della comunità, sono solo alcuni dei temi che la lettura scientifica delle scritture di Fra Alberto Maggi ci regala in questo incontro, organizzato da Beati Costruttori di Pace e partecipato da un incredibile numero di persone.“La gente ha sete del Vangelo – ci ha detto Fra Maggi – perchè è parola di liberazione”.
Fonte della notizia: Arcoiris.tv

Caro padre Maggi, avendo sentito il suo breve intervento di oggi in Rai News 24, le mando questo mio approfondito studio sulla questione Englaro e soprattutto sul valore e differenza nel Vangelo e Nuovo Testamento della vita presente breve e passeggera e quella futura. Riguardo alle sue brevi lusinghiere parole (che trascurano completamente i peccati causa della morte eterna, che gli orecchi degli uomini e donne oggi non capiscono nè sopportano!) la invito ad approfondire lo studio e la retta interpretazione della S. Scrittura, evitando di ripetere parole e dottrine umane che accarezzano le orecchie ma allontanano dalla verità (cfr. Matteo, 15,9. 2Tim. 4,4). Se poi vuole approfondire e meditare le verità evangeliche sulla vita presente, la morte e la vita eterna, non “lasciandosi sviare da dottrine varie e peregrine”, legga e mediti i veri Maestri, che ci hanno annunziato e spiegato la parola di Dio (cfr. Ebrei, 13,7-9), cioè i Santi Padri e Dottori, soprattutto il prezioso libro (che dovrebbe conoscere!) “L’apparecchio alla morte” di S. Alfonso Maria de’ Liguori” e anche la lettera a tutti i fedeli di S. Francesco d’Assisi.
Cari saluti in Cristo Melchiorre Prof. Trigilia
RIFLESSIONI CRISTIANE SUL CASO ENGLARO E LA SUA MORTE
DI MELCHIORRE TRIGILIA
In questo caso non si è trattato né di omicidio né di eutanasia, perché Eluana, (che sarebbe già morta in seguito all’incidente ed è stata mantenuta in questa specie di vita per 17 anni! solo grazie alla tecnologia medica scoperta in questi ultimi tempi) mancava di sensibilità e coscienza e la sua vita non solo era soltanto vegetativa, ma inferiore a quella di un animale e di una pianta, e simile a quella di un albero secco o tagliato. Non si trattava infatti di un semplice stato vegetativo, da cui in alcuni pochissimi casi ci si può o potrebbe risvegliare, ma di “stato vegetativo permanente, definitivo e immutabile”, una condizione in cui non solo non c’è più coscienza, ma nemmeno capacità di provare sensazioni. Non esiste al mondo nessun caso clinico di risveglio in queste condizioni, dopo tanti anni! E’ infatti un dato certo a livello medico scientifico internazionale, che già dopo un anno il cervello è definitivamente necrotizzato (morto). La conferma è stata data dall’esame del cervello dopo la morte della Terry Schiavo e ora anche della Englaro! Perciò ha ragione il Prof. Umberso Veronesi, la più autorevole scienziata del cervello il premio nobel Montalcini e altri neurologi di affermare che Eluana come persona era morta 17 anni fa.
Quindi non solo non è un omicidio far cessare questa morte-vita, ma è inutile farla continuare. E non solo inutile, ma anche crudele per i parenti che sono sfiniti dal dolore, nel vedere e assistere da tanti anni questa figlia morta-pseudovivente, senza alcuna speranza che potesse riprendere coscienza.
E coloro che si dispiacciono e anche pregano per la sua presunta salvezza, e blaterano parlando di “omicidio, condanna a morte, eutanasia, mostruosità, assassinio, morte lancinante e crudele”, si comportano come quelli che impongono agli altri pesi insopportabili che essi non sollevano nemmeno con un dito (cfr. Matteo, 23,4).
Riguardo alla presa di posizione della Chiesa Italiana, c’è da dire anzitutto che si tratta di “questioni disputate” (dicevano i Dottori del Medioevo), e non di insegnamento ex cattedra. Inoltre la chiesa cattolica americana e le altre chiese cristiane e altri teologi sono di diverso parere. E perfino Papa Paolo VI nel 1974 e lo stesso Benedetto XVI nel 1980 (oggi prudentemente non ha espresso gli stessi severi giudizi dei vescovi!) consideravano l’alimentazione forzata dopo lungo tempo un accanimento terapeutico e la vita vegetativa irreversibile non vera vita. E’ questo il giudizio di gran lunga prevalente a livello mondiale sia dei più insigni neurologi sia dell’opinione pubblica.
E’ certamente giusto dal punto di vista umano e cristiano, come ripete il Papa, rispettare la vita umana dal suo inizio fino alla sua fine, sopportare pazientemente le malattie anche gravi, assistere e curare i malati; questo vale però fino alla morte naturale e non in condizioni che nemmeno il santo Giobbe, che spesso invocava la morte, avrebbe sopportato!
Invece purtroppo, contrariamente a S. Paolo e ai grandi santi che consideravano cosa migliore, un guadagno, morire ed essere liberati dai legami del corpo e della vita presente, per essere con Cristo in cielo (cfr. Fil. 1,21-23), si è solleciti e ci si attacca visceralmente solo alla vita presente, come chi non ha speranza della vita futura. Papi, Vescovi e sacerdoti devono (o dovrebbero) invece ricordare ai cristiani le esortazioni e gli ammonimenti dell’Apostolo. “Se abbiamo speranza in Cristo solo in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini” (1Cor. 15,19). “ Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla futura gloria che dovrà essere rivelata in noi”(Rom. 8,18) “Il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata di eterna gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili sono eterne” (2Cor. 17-18). “ Non continuate ad affliggervi per quelli che sono morti, come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con Lui.”( 1Tessalonicesi, 4, 13-14). “Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna.. nei cieli. Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: a condizione però di essere trovati già vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita… Finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore… Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore…”(Cor. 5, 1-8). Egli tergerà ogni lacrima dagli occhi dei suoi fedeli, preparerà loro un posto nella sua dimora, dove non ci sarà più la morte né lutto né lamento né affanno (cfr. Apoc. 21,4).
E riguardo alla morte, che tutti coloro che non hanno vera fede e speranza in Cristo temono, i Vescovi, invece che considerarla un mistero, devono ricordarsi e ricordare ai fedeli che Cristo è il solo che ha vinto la morte con la sua resurrezione e ha tolto alla morte il suo pungiglione (cioè il terrore che tormenta gli uomini). Dice infatti l’Apostolo (1Cor. 15, 55-57): “ Dov’è o morte la tua vittoria? Dov’è o morte il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato…Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo”. Né bisogna dimenticare gli ammonimenti del Signore: “Vigilate perché non sapete in quale giorno il Signore verrà…”(Matt. 21, 42), “come il ladro nella notte..”(ITess. 5,2). In passato (ora non più) la Chiesa esortava i fedeli a chiedere al Signore di evitare la morte improvvisa (oggi così frequente!). Questo perché non si ha il tempo di pentirsi e si rischia di comportarsi come le vergini stolte, che non avendo l’olio delle buone opere, il Signore non le riconosce e non le fa entrare nel suo regno (cfr. Matt. 25, 1-13). E questo era da desiderare per Eluana, che al momento dell’incidente mortale fosse pronta come una vergine saggia, invece di voler protrarre senza limiti di tempo questo stato di morte-pseudovita!
Invece molti vogliono (volevano) conservare ad ogni costo un corpo senza coscienza in parte disfatto, nell’illusoria, vana speranza che potesse anche se in minima parte riprendersi. E per giunta contro la volontà della giovane, considerando falsa e menzognera la testimonianza del padre! Lungi dal volere “andare in esilio dal corpo per abitare presso il Signore”, invece di credere che “non abbiamo qui una città stabile ma cerchiamo quella futura” (Ebr. 13, 14), “non avendo speranza, come gli altri”, invece che “scioglierla dai legami del corpo per essere con Cristo”, la volevano legare ancora più strettamente come un condannato in prigione a cui si mettono i ceppi ai piedi! E vogliono mantenere non solo per 17 anni ma a tempo indeterminato un corpo ridotto a una mummia o a un manichino, come hanno attestato i medici curanti e non qualche prevenuta e incompetente persona.
Anche Marta e Maria erano addolorate per la malattia del fratello Lazzaro e volevano che non morisse. Cristo lo risuscitò, dimostrando che Egli è Dio padrone della vita e della morte; ma dopo alcuni anni la vita fisica di Lazzaro cessò. E per togliere il timore della morte del corpo e dare la speranza della vita e della resurrezione futura oltre la morte, Gesù disse a Marta (Giov. 11,25-26): “ Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me anche se sarà morto vivrà e chi vive e crede in me non morirà in eterno”. Perché “chi vorrà salvare [ad ogni costo] la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio avrà infatti l’uomo se guadagnerà il mondo intero [e per molti di oggi, cristiani e non cristiani, “se vivrà cento o più anni”!] e poi perderà la propria anima?“(Matt. 16, 25-26). I cristiani non devono temere la morte fisica, sia quella causata dalla violenza umana, che da incidenti, malattie e vecchiaia, ma la morte spirituale e quella eterna, causata dai peccati, secondo quella parola: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo [e quindi nemmeno le altre cause di morte]…; temete piuttosto Colui che ha il potere di far perire il corpo e l’anima nella Geenna” [inferno] (Matt. 10,28). E poiché oggi si ignorano “i peccati”, che “rendono immondo l’uomo”, Cristo stesso ricorda i più comuni (Matt. 15, 19-20): “I propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie”; e S. Giovanni li compendia tutti: “La concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi [avarizia], la superbia della vita” (!Giov. 2,16).
Brevi, semplici e chiare le parole del cantico di S. Francesco: “ Laudato sie mi Signore per quelli che… sostengono infirmitate et tribolazione; beati quelli chel sosterranno in pace ca da Te Altissimo siranno incoronati. – Laudato sie mi Signore per sora nostra morte corporale dalla quale nullo omo vivente po’ scampare; guai a quelli che murranno ne li peccata murtali, beati quelli che troverà ne li tue santissime volutati, ca la morte secunda nol farà male.”
IL TESTAMENTO BIOLOGICO
La proposta di legge che si vuole approvare mette vincoli così gravi da rendere molto difficile se non impossibile il rifiuto e l’interruzione della terapia e alimentazione artificiale nel caso di coma permanente e irreversibile.
Infatti viene imposta la registrazione notarile del testamento da rinnovare ogni tre anni, mentre in mancanza di esso non conta la volontà dei parenti. Inoltre non si tiene conto che la maggior parte per non dire quasi tutti i giovani (e non giovani) che non pensano alla morte, non faranno alcun testamento biologico. Invece gli altri testamenti valgono anche se non registrati e se mancano vale la volontà dei parenti (come per il consenso alla donazione degli organi).
In questo modo viene resa inefficace la libertà garantita dalla Costituzione, di accettare o rifiutare un trattamento medico. Così è lo Stato che diventa il padrone della vita e della morte delle persone, con la scienza e tecnologia medica (sempre più in grado di protrarre negli anni artificialmente la vita vegetativa di questi morti viventi), con la scusa di non dovere né potere rifiutare il cibo e la bevanda, anche se in modo artificiale.
Non c’è in fondo molta differenza fra questa statolatria etica e quella di Hitler. Quel tiranno per la purezza della razza, arrogava a sé il diritto di uccidere i dementi e gli handicappati gravi, qui è sempre lo Stato (legislatore, parlamento, politici) che toglie agli individui e ai parenti e arroga a sé il diritto di impedire la morte naturale e allungare la vita vegetativa, anche per molti decenni o a tempo indeterminato!
Gentile professore,
la ringrazio per quanto ha scritto, credo però che avrebbe dovuto inviare una mail direttamente a padre Maggi (la mail, credo, sia quella riportata nel sito del Centro Studi Biblici).
Per privacy, tolgo i dati personali che ha inserito.