{"id":241,"date":"2008-04-04T11:58:54","date_gmt":"2008-04-04T10:58:54","guid":{"rendered":"http:\/\/544239954"},"modified":"2026-07-01T18:43:52","modified_gmt":"2026-07-01T18:43:52","slug":"lascensione-del-signore-in-cielo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=241","title":{"rendered":"L&#8217;Ascensione del Signore in cielo"},"content":{"rendered":"<p>Ascolta l&#8217;omelia di <b>san Josemar&iacute;a<\/b> &quot;L&#8217;Ascensione del Signore in cielo&quot;, presente nella<br \/>\nraccolta di omelie &quot;E&#8217; Ges&ugrave; che passa&quot;.<\/p>\n<div align=\"justify\">\nLa liturgia ci fa rivivere, ancora una volta, l&#8217;ultimo dei misteri della vita di<br \/>\nGes&ugrave; tra gli uomini, la sua Ascensione al cielo. Molte cose sono  accadute dalla<br \/>\nsua nascita a Betlemme: lo abbiamo trovato in una culla, adorato da pastori e da<br \/>\nre; lo abbiamo contemplato nei lunghi anni di lavoro silenzioso a Nazaret; lo<br \/>\nabbiamo accompagnato per le strade della Palestina, quando predicava agli uomini<br \/>\nil Regno di Dio e tutti beneficava. \n<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>\n{audio}http:\/\/multimedia.opusdei.org\/audio\/it\/gesu_che_passa_12_l_ascensione_del_signore_in_cielo.mp3{\/audio}&nbsp;\n<\/p>\n<p>\nOppure ascolta in una {mgmediabot2}path=http:\/\/multimedia.opusdei.org\/audio\/it\/gesu_che_passa_12_l_ascensione_del_signore_in_cielo.mp3|popup=finestra pop-up|width=300|height=50{\/mgmediabot2}\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\nLa liturgia ci fa rivivere, ancora una volta, l&#8217;ultimo dei misteri della vita di<br \/>\nGes&ugrave; tra gli uomini, la sua Ascensione al cielo. Molte cose sono<a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788881552634\/escrivaacute\/gesu-che-passa.html?shp=3462\" target=\"_blank\"><\/a>  accadute dalla<br \/>\nsua nascita a Betlemme: lo abbiamo trovato in una culla, adorato da pastori e da<br \/>\nre; lo abbiamo contemplato nei lunghi anni di lavoro silenzioso a Nazaret; lo<br \/>\nabbiamo accompagnato per le strade della Palestina, quando predicava agli uomini<br \/>\nil Regno di Dio e tutti beneficava. E pi&ugrave; tardi, nei giorni della sua Passione,<br \/>\nabbiamo sofferto nel vedere le accuse che gli rivolgevano, con che accanimento<br \/>\nlo maltrattavano, con quanto odio lo crocifiggevano.<\/p>\n<p>Al dolore ha fatto<br \/>\nseguito la gioia luminosa della Risurrezione. Quale fondamento chiaro e<br \/>\nincommovibile per la nostra fede! Non dovremmo mai pi&ugrave; dubitare. Ma forse, come<br \/>\ngli Apostoli, siamo ancora deboli e in questo giorno dell&#8217;Ascensione domandiamo<br \/>\nal Signore: <i>&Egrave; questo il tempo in cui ricostruirai il regno di Israele?<\/i>,<br \/>\nsi dissiperanno finalmente e per sempre le nostre perplessit&agrave; e le nostre<br \/>\nmiserie?<\/p>\n<p>Il Signore ci risponde ascendendo al cielo. E noi, come gli<br \/>\nApostoli, restiamo ammirati ma anche un po&#8217; tristi costatando che ci lascia.<br \/>\nCerto, non &egrave; facile abituarsi all&#8217;assenza fisica di Ges&ugrave;. Ed ecco, mi commuovo<br \/>\npensando che, in una finezza d&#8217;amore, se ne &egrave; andato ed &egrave; rimasto; se ne &egrave;<br \/>\nandato in Cielo e si dona a noi come alimento nell&#8217;Ostia santa. Sentiamo<br \/>\ntuttavia la mancanza della sua parola umana, del suo modo di agire, del suo<br \/>\nsguardo, del suo sorriso, del suo operare il bene. Vorremmo tornare a osservarlo<br \/>\nda vicino, mentre si siede accanto al pozzo, provato dal cammino, quando piange<br \/>\nper Lazzaro, quando prega lungamente, quando ha compassione della<br \/>\nfolla.<\/p>\n<p>Mi &egrave; parso sempre logico e mi ha sempre riempito di gioia il fatto<br \/>\nche la Santissima Umanit&agrave; di Ges&ugrave; sia ascesa alla gloria del Padre; ma penso<br \/>\nanche che questa tristezza, peculiare del giorno dell&#8217;Ascensione, sia una<br \/>\nmanifestazione dell&#8217;amore che nutriamo per Ges&ugrave; nostro Signore. Egli, perfetto<br \/>\nDio, si fece uomo &mdash; perfetto uomo &mdash; carne della nostra carne e sangue del nostro<br \/>\nsangue. E si separa da noi per tornare al Cielo. Come non sentirne la<br \/>\nmancanza?<\/p>\n<p>118 Se sappiamo contemplare il Mistero di Cristo e cerchiamo di<br \/>\nconsiderarlo con occhi limpidi, ci renderemo conto che anche ora &egrave; possibile<br \/>\navvicinare intimamente Ges&ugrave;, corpo e anima. Cristo ci ha indicato chiaramente il<br \/>\ncammino che passa attraverso il Pane e la Parola: alimentiamoci quindi con<br \/>\nl&#8217;Eucaristia, e conosciamo e pratichiamo ci&ograve; che Ges&ugrave; venne a insegnarci,<br \/>\nconversando con Lui nell&#8217;orazione. <i>Chi mangia la mia carne e beve il mio<br \/>\nsangue dimora in me e io in lui<\/i>, <i>Chi accoglie i miei comandamenti e li<br \/>\nosserva, questi mi ama. E chi mi ama sar&agrave; amato dal Padre mio, e anch&#8217;io lo<br \/>\namer&ograve; e mi manifester&ograve; a lui<\/i>.<\/p>\n<p>Non sono solo promesse. Sono la<br \/>\nsostanza, la realt&agrave; intima di una vita autentica: la vita della grazia, che ci<br \/>\nspinge a trattare Dio personalmente e direttamente. <i>Se osserverete i miei<br \/>\ncomandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del<br \/>\nPadre mio e rimango nel suo amore<\/i>. Queste parole di Ges&ugrave;, nel discorso<br \/>\ndell&#8217;ultima cena, sono la migliore introduzione al giorno dell&#8217;Ascensione.<br \/>\nCristo sa che &egrave; necessario che se ne vada; perch&eacute;, in un modo misterioso, per<br \/>\nnoi incomprensibile, dopo l&#8217;Ascensione sarebbe venuta &mdash; in una nuova effusione<br \/>\ndell&#8217;Amore divino &mdash; la terza Persona della Trinit&agrave; Beatissima: <i>Vi dico la<br \/>\nverit&agrave;: &egrave; bene per voi che io me ne vada, perch&eacute; se non me ne vado, non verr&agrave; a<br \/>\nvoi il Consolatore; ma quando me ne sar&ograve; andato, ve lo mander&ograve;<\/i>.<\/p>\n<p>Se ne<br \/>\n&egrave; andato e ci manda lo Spirito Santo che guida e santifica la nostra anima.<br \/>\nL&#8217;opera del Paraclito in noi conferma ci&ograve; che Cristo annunciava: noi siamo figli<br \/>\ndi Dio, noi non abbiamo ricevuto <i>uno spirito da schiavi per ricadere nella<br \/>\npaura, ma uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: &laquo; Abb&agrave;,<br \/>\nPadre! &raquo;<\/i>.<\/p>\n<p>Vedete? &Egrave; l&#8217;azione della Trinit&agrave; nelle nostre anime. Se<br \/>\nogni cristiano corrisponde alla grazia che ci porta all&#8217;unione con Cristo nel<br \/>\nPane e nella Parola, nell&#8217;Ostia santa e nell&#8217;orazione, &egrave; ammesso a ospitare Dio<br \/>\nche inabita nel pi&ugrave; intimo del suo essere. La Chiesa porta ogni giorno alla<br \/>\nnostra considerazione la realt&agrave; del Pane vivo, a cui dedica due delle grandi<br \/>\nfeste dell&#8217;anno liturgico, il Gioved&igrave; Santo e il <i>Corpus Domini<\/i>. Oggi,<br \/>\nnell&#8217;Ascensione, intratteniamoci con Ges&ugrave;, ascoltando attentamente la sua<br \/>\nparola.<\/p>\n<p>119 <i>Una preghiera al Dio della mia vita<\/i>. Se per noi Dio &egrave;<br \/>\nvita, non deve destare meraviglia che la nostra esistenza cristiana debba essere<br \/>\nimpregnata di orazione. Non dovete per&ograve; pensare che l&#8217;orazione sia come un atto<br \/>\nisolato che si compie una volta e poi si abbandona. Il giusto <i>si compiace<br \/>\ndella legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte<\/i>. La mattina il<br \/>\nmio pensiero &egrave; per te&nbsp;e la sera s&#8217;innalza la mia preghiera come incenso al tuo<br \/>\ncospetto. Tutta la giornata pu&ograve; essere tempo di orazione: dalla sera alla<br \/>\nmattina, dalla mattina alla sera. E, pi&ugrave; ancora, persino il sonno, ci ricorda la<br \/>\nSacra Scrittura, deve essere preghiera.<\/p>\n<p>Ricordate che cosa narrano di<br \/>\nGes&ugrave; i Vangeli. Sovente trascorreva tutta la notte in colloquio intimo con il<br \/>\nPadre. Quanto amore suscit&ograve; nei primi discepoli la figura di Cristo in orazione!<br \/>\nDopo aver contemplato la preghiera assidua del Maestro, gli domandano:<br \/>\n<i>Domine, doce nos orare<\/i>, Signore insegnaci a pregare come tu<br \/>\nfai.<\/p>\n<p>San Paolo &mdash; che esorta i fedeli a essere <i>orationi instantes<\/i>,<br \/>\ncostanti nella preghiera&nbsp;&mdash; propone ovunque l&#8217;esempio vivo di Ges&ugrave;. E Luca<br \/>\nritrae, in una pennellata, il comportamento dei primi fedeli: <i>Animati da uno<br \/>\nstesso spirito, erano tutti perseveranti nella preghiera<\/i>.<\/p>\n<p>La tempra<br \/>\ndel buon cristiano si forgia, con la forza della grazia, nell&#8217;orazione.<br \/>\nL&#8217;alimento della preghiera &mdash; come la vita stessa<\/p>\n<p>&nbsp;&mdash; si sviluppa per<br \/>\nmolteplici vie. Il cuore si esprimer&agrave; abitualmente con le parole in quelle<br \/>\norazioni vocali che ci hanno insegnato Dio stesso &mdash; il <i>Padre nostro<\/i> &mdash; o i<br \/>\nsuoi Angeli &mdash; <i>l&#8217;Ave Maria<\/i> &mdash;. Altre volte utilizzeremo orazioni affinate<br \/>\ndal tempo, nelle quali &egrave; stata effusa la piet&agrave; di tante generazioni di fratelli<br \/>\nnella fede: sono quelle della Liturgia &mdash; <i>lex orandi<\/i> &mdash; e quelle nate<br \/>\ndall&#8217;ardore di cuori innamorati, come tante antifone mariane: <i>Sub tuum<br \/>\npraesidium&#8230;, Memorare&#8230;, Salve, Regina&#8230;<\/i><\/p>\n<p>Altre volte ci<br \/>\nbasteranno due o tre parole, lanciate al Signore come <i>iacula<\/i> &mdash; frecce &mdash;:<br \/>\nsono le giaculatorie. Le impariamo nella lettura attenta della storia di Cristo:<br \/>\n<i>Domine, si vis, potes me mandare<\/i>, Signore, se vuoi, tu puoi mondarmi;<br \/>\n<i>Domine, tu omnia nosti, tu scis quia amo te<\/i>, Signore, tu sai tutto, tu<br \/>\nsai che ti amo; <i>Credo, Domine, sed adiuva incredulitatem meam<\/i>, credo,<br \/>\nSignore, ma aiuta la mia incredulit&agrave;, rafforza la mia fede; <i>Domine, non sum<br \/>\ndignus<\/i>, Signore non sono degno! <i>Dominus meus et Deus meus<\/i>, Signore<br \/>\nmio e Dio mio!&#8230; O sono altre frasi, brevi e affettuose che, motivate da<br \/>\ncircostanze concrete, scaturiscono dall&#8217;intimo fervore dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>La<br \/>\nvita di orazione deve inoltre trovare appoggio su alcuni momenti quotidiani<br \/>\ndedicati esclusivamente al rapporto con Dio; momenti di colloquio, senza rumore<br \/>\ndi parole, accanto al tabernacolo, ogni volta che sia possibile, come a<br \/>\ndimostrare gratitudine al Signore &mdash; cos&igrave; solo! &mdash; per la sua attesa di venti<br \/>\nsecoli. L&#8217;orazione mentale &egrave; questo dialogo con Dio, cuore a cuore, in cui<br \/>\ninterviene tutta l&#8217;anima: l&#8217;intelligenza e l&#8217;immaginazione, la memoria e la<br \/>\nvolont&agrave;. &Egrave; una meditazione che contribuisce a dar valore soprannaturale alla<br \/>\nnostra povera vita umana, alla nostra comune vita quotidiana.<\/p>\n<p>Grazie a<br \/>\nquesti momenti di meditazione, grazie alle orazioni vocali e alle giaculatorie,<br \/>\nsapremo trasformare la nostra giornata, con spontaneit&agrave; e senza spettacolarit&agrave;,<br \/>\nin una lode continua a Dio. Ci manterremo alla sua presenza, cos&igrave; come gli<br \/>\ninnamorati rivolgono continuamente il loro pensiero alla persona amata, e tutte<br \/>\nle nostre azioni, anche le pi&ugrave; piccole, si riempiranno di efficacia<br \/>\nspirituale.<\/p>\n<p>Pertanto, quando il cristiano intraprende il cammino del<br \/>\nrapporto ininterrotto con il Signore &mdash; ed &egrave; un cammino per tutti, non una via<br \/>\nper privilegiati &mdash; la vita interiore cresce sicura e salda; e si consolida<br \/>\nnell&#8217;uomo quella lotta, amabile ed esigente ad un tempo, necessaria per<br \/>\nrealizzare fino in fondo la volont&agrave; di Dio.<\/p>\n<p>Partendo dalla vita di<br \/>\norazione, possiamo comprendere l&#8217;altro tema che la festa di oggi ci propone:<br \/>\nl&#8217;apostolato, rendere operanti le indicazioni che Ges&ugrave; comunica ai suoi poco<br \/>\nprima di ascendere al cielo: <i>Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la<br \/>\nGiudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra<\/i>.<\/p>\n<p>120 Con<br \/>\nla meravigliosa semplicit&agrave; delle cose divine, l&#8217;anima contemplativa trabocca in<br \/>\nsollecitudine apostolica: <i>Ardeva il mio cuore dentro di me; il fuoco divampa<br \/>\nnella mia meditazione<\/i>. Quale altro fuoco, se non lo stesso fuoco di cui<br \/>\nparla Cristo? <i>Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e che cosa posso<br \/>\ndesiderare se non che arda?<\/i>. Fuoco d&#8217;apostolato che si alimenta<br \/>\nnell&#8217;orazione. Per condurre ovunque sulla terra la battaglia di pace cui ogni<br \/>\ncristiano &egrave; chiamato a partecipare, non c&#8217;&egrave; mezzo migliore che questo: compiere<br \/>\nquel che rimane a Cristo da patire.<\/p>\n<p>Ges&ugrave; &egrave; salito al Cielo, dicevamo. Ma<br \/>\nil cristiano pu&ograve;, nell&#8217;orazione e nell&#8217;Eucaristia, trattarlo come lo trattarono<br \/>\ni primi dodici e infiammarsi del suo zelo apostolico per compiere con Lui un<br \/>\nservizio di corredenzione, che &egrave; una semina di pace e di gioia. Servire, dunque,<br \/>\nperch&eacute; l&#8217;apostolato non &egrave; che questo. Se facciamo affidamento soltanto sulle<br \/>\nnostre forze, non otterremo alcun frutto soprannaturale; ma facendoci strumenti<br \/>\ndi Dio, otterremo tutto: <i>Tutto posso in colui che mi d&agrave; la forza<\/i>. Dio,<br \/>\nnella sua infinita bont&agrave;, ha stabilito di utilizzare degli strumenti inetti. E<br \/>\nl&#8217;apostolo non ha altra scelta che lasciare agire il Signore, offrendosi,<br \/>\ninteramente disponibile, affinch&eacute; Dio realizzi &mdash; servendosi delle sue creature,<br \/>\ndell&#8217;anima prescelta &mdash; la sua opera salvifica.<\/p>\n<p>&Egrave;&nbsp;apostolo il cristiano<br \/>\nche si sente innestato in Cristo, identificato con Cristo a motivo del suo<br \/>\nBattesimo; reso idoneo a lottare per Cristo grazie alla Confermazione; chiamato<br \/>\na servire Dio attraverso il proprio agire nel mondo in virt&ugrave; del sacerdozio<br \/>\ncomune dei fedeli, che conferisce una certa partecipazione al sacerdozio di<br \/>\nCristo, la quale, pur essendo essenzialmente diversa da quella del sacerdozio<br \/>\nministeriale, rende idonei a prendere parte al culto della Chiesa e ad aiutare<br \/>\ngli uomini nel loro cammino verso Dio, con la testimonianza della parola e<br \/>\ndell&#8217;esempio, con l&#8217;orazione e l&#8217;espiazione.<\/p>\n<p>Ciascuno di noi dov&#8217;essere<br \/>\n<i>ipse Christus<\/i>. Egli &egrave; l&#8217;unico mediatore tra Dio e gli uomini; e noi ci<br \/>\nuniamo a Lui per offrire, con Lui, tutte le cose al Padre. La nostra vocazione<br \/>\ndi figli di Dio, in mezzo al mondo, esige da noi non solo la ricerca della<br \/>\nsantit&agrave; personale, ma ci spinge anche a percorrere tutti i cammini della terra<br \/>\nper trasformarli in varchi, aperti in mezzo agli ostacoli, che conducono le<br \/>\nanime al Signore; ci spinge a prendere parte, come cittadini, a tutte le<br \/>\nattivit&agrave; temporali, per essere lievito&nbsp;che fa fermentare tutta la<br \/>\nmassa.<\/p>\n<p>Cristo &egrave; asceso al Cielo, ma ha concesso a tutte le realt&agrave; umane<br \/>\noneste la possibilit&agrave; concreta di essere redente.<\/p>\n<p>San Gregorio Magno<br \/>\nraccoglie questo grande tema cristiano con parole incisive: <i>Ges&ugrave;, dunque,<br \/>\npartiva per il luogo dal quale proveniva, e ritornava dal luogo in cui<br \/>\ncontinuava a dimorare. E infatti, nel momento in cui saliva al cielo, univa con<br \/>\nla sua divinit&agrave; il cielo e la terra. Nella festa odierna conviene risaltare<br \/>\nsolennemente il fatto che &egrave; stato soppresso il decreto che ci condannava, il<br \/>\ngiudizio che ci assoggettava alla corruzione. La natura cui si dirigevano le<br \/>\nparole &quot;tu sei polvere e in polvere ritornerai&quot;<\/i> (Gn 3, 19), <i>questa stessa<br \/>\nnatura &egrave; ascesa oggi al cielo con Cristo<\/i>.<\/p>\n<p>Non mi stancher&ograve; pertanto<br \/>\ndi ripetere che il mondo pu&ograve; essere santificato e che a noi cristiani tocca in<br \/>\nmodo particolare questo compito: purificare il mondo dalle occasioni di peccato<br \/>\ncon cui gli uomini lo imbrattano, e offrirlo al Signore come ostia spirituale,<br \/>\npresentata e dignificata dalla grazia di Dio e dal nostro impegno. A rigore, non<br \/>\nsi d&agrave;nno realt&agrave; nobili che siano tali in senso esclusivamente profano, dal<br \/>\nmomento che il Verbo si &egrave; degnato di assumere integralmente la natura umana e di<br \/>\nconsacrare la terra con la sua presenza e con il lavoro delle sue mani. La<br \/>\ngrande missione che riceviamo nel Battesimo &egrave; la corredenzione. La carit&agrave; di<br \/>\nCristo ci spinge&nbsp;a caricare su di noi parte del compito divino di riscattare le<br \/>\nanime.<\/p>\n<p>121 Guardate: la Redenzione, compiuta da Ges&ugrave; morto nella vergogna<br \/>\ne nella gloria della Croce, <i>scandalo per i giudei, stoltezza per i<br \/>\npagani<\/i>, per volont&agrave; di Dio continuer&agrave; a realizzarsi fino a che giunga l&#8217;ora<br \/>\ndel Signore. Non si pu&ograve; vivere secondo il Cuore di Ges&ugrave; senza sentirsi inviati,<br \/>\ncome Lui, <i>peccatores salvos facere<\/i>, per salvare tutti i peccatori,<br \/>\nconvinti che noi stessi dobbiamo confidare, ogni giorno di pi&ugrave;, nella<br \/>\nmisericordia di Dio. Nasce cos&igrave; il desiderio ardente di sentirci corredentori<br \/>\ncon Cristo, di salvare con Lui tutte le anime, perch&eacute; siamo, vogliamo essere,<br \/>\n<i>ipse Christus<\/i>, lo stesso Cristo, ed Egli <i>ha dato se stesso in riscatto<br \/>\nper tutti<\/i>.<\/p>\n<p>Ci attende un grande compito. Non &egrave; possibile un contegno<br \/>\npassivo, perch&eacute; il Signore ha dichiarato espressamente: <i>Negoziate, finch&eacute; io<br \/>\ntorni<\/i>. Mentre attendiamo il ritorno del Signore che verr&agrave; a prendere pieno<br \/>\npossesso del suo Regno, non possiamo restare con le braccia conserte.<br \/>\nL&#8217;espansione del Regno di Dio non &egrave; soltanto compito ufficiale di quei membri<br \/>\ndella Chiesa che rappresentano Cristo perch&eacute; hanno ricevuto da Lui i poteri<br \/>\nsacri. <i>Vos autem estis corpus Christi<\/i>, anche voi siete corpo di Cristo,<br \/>\nci ammonisce l&#8217;Apostolo, e avete ricevuto il mandato preciso di &quot;negoziare&quot; fino<br \/>\nalla fine.<\/p>\n<p>Rimane tanto da fare. Forse che in venti secoli non si &egrave; fatto<br \/>\nnulla? In venti secoli si &egrave; lavorato molto. Non mi sembra n&eacute; oggettiva n&eacute; onesta<br \/>\nla smania di taluni di denigrare il lavoro di quelli che ci hanno preceduto. In<br \/>\nventi secoli &egrave; stato fatto molto lavoro, e spesso si &egrave; lavorato molto bene. Non<br \/>\nsono mancati errori e cedimenti; ma anche ora vi sono situazioni di regresso,<br \/>\npaure, incertezze, pur non mancando, al tempo stesso, coraggio e generosit&agrave;. Ma<br \/>\nla famiglia umana si rinnova continuamente; a ogni generazione &egrave; necessario<br \/>\nconsolidare l&#8217;impegno di aiutare l&#8217;uomo a scoprire la grandezza della sua<br \/>\nvocazione di figlio di Dio, &egrave; necessario comunicare il precetto dell&#8217;amore a Dio<br \/>\ncreatore e al prossimo.<\/p>\n<p>122 Cristo ci ha insegnato in modo definitivo il<br \/>\ncammino dell&#8217;amore a Dio: l&#8217;apostolato &egrave; amor di Dio che trabocca nel dono di se<br \/>\nstessi agli altri. La vita interiore porta a crescere nell&#8217;unione con Cristo per<br \/>\nmezzo del Pane e della Parola; e la sollecitudine apostolica &egrave; la manifestazione<br \/>\nesatta, adeguata, necessaria, della vita interiore. Quando si assapora l&#8217;amore<br \/>\ndi Dio, si <i>sente<\/i> il peso delle anime. Non &egrave; possibile scindere vita<br \/>\ninteriore e apostolato, come non &egrave; possibile scindere in Cristo la sua<br \/>\ncondizione di Dio-Uomo e la sua missione di Redentore. Il Verbo volle incarnarsi<br \/>\nper salvare gli uomini, per farli una cosa sola con Lui. La ragione della sua<br \/>\nvenuta nel mondo, come recitiamo nel <i>Credo<\/i>, sta qui: <i>Per noi e per la<br \/>\nnostra salvezza discese dal cielo<\/i>.<\/p>\n<p>Per il cristiano, l&#8217;apostolato &egrave;<br \/>\nun fatto connaturale alla sua condizione; non &egrave; qualcosa di aggiunto, di<br \/>\nsovrapposto, di estrinseco alla sua attivit&agrave; quotidiana, al suo lavoro<br \/>\nprofessionale. L&#8217;ho ripetuto incessantemente, da quando il Signore volle che<br \/>\nnascesse l&#8217;Opus Dei: bisogna santificare il lavoro ordinario, santificarsi in<br \/>\nesso e santificare gli altri attraverso l&#8217;esercizio della propria professione,<br \/>\nvivendo ciascuno nel proprio stato.<\/p>\n<p>L&#8217;apostolato &egrave; come il respiro del<br \/>\ncristiano; un figlio di Dio non pu&ograve; vivere senza questo palpito spirituale. La<br \/>\nfesta odierna ci ricorda che lo zelo per le anime &egrave; un comandamento dell&#8217;amore<br \/>\ndel Signore che, nell&#8217;ascendere alla gloria, ci invia come suoi testimoni al<br \/>\nmondo intero. E grande la nostra responsabilit&agrave;, perch&eacute; essere testimoni di<br \/>\nCristo presuppone innanzitutto un comportamento degno della sua dottrina e<br \/>\nquindi anche la lotta necessaria affinch&eacute; la nostra condotta ricordi Ges&ugrave;,<br \/>\nevocando la sua figura amabilissima. La nostra condotta deve essere tale che gli<br \/>\naltri possano dire, vedendoci: ecco un cristiano, perch&eacute; non odia, perch&eacute; sa<br \/>\ncomprendere, perch&eacute; non &egrave; animato da zelo fanatico, perch&eacute; domina i suoi<br \/>\nistinti, perch&eacute; si sacrifica, perch&eacute; manifesta sentimenti di pace, perch&eacute;<br \/>\nama.<\/p>\n<p>123 Vi ho tracciato con la dottrina di Cristo, non con le mie idee,<br \/>\nun cammino cristiano ideale; si tratta senza dubbio di un cammino elevato,<br \/>\nsublime, attraente. E forse qualcuno si domanda: &egrave; possibile viverlo nella<br \/>\nsociet&agrave; di oggi? E vero: il Signore ci ha chiamati in un momento in cui si parla<br \/>\nmolto di pace e non c&#8217;&egrave; pace, n&eacute; nelle anime, n&eacute; nelle istituzioni, n&eacute; nella<br \/>\nvita sociale, n&eacute; tra i popoli. Si parla continuamente di uguaglianza e di<br \/>\ndemocrazia e abbondano le caste, chiuse, impenetrabili. Ci ha chiamati in un<br \/>\ntempo in cui si reclama la comprensione! e la comprensione brilla per la sua<br \/>\nassenza, persino tra persone che agiscono in buona fede e vogliono praticare la<br \/>\ncarit&agrave;, perch&eacute;<\/p>\n<p>&nbsp;&mdash; non dimenticatelo &mdash; la carit&agrave;, pi&ugrave; che nel dare,<br \/>\nconsiste nel <i>comprendere.<\/i><\/p>\n<p>Viviamo in un&#8217;epoca nella quale i<br \/>\nfanatici e gli intransigenti &mdash; incapaci di ammettere le ragioni altrui &mdash; mettono<br \/>\nle mani avanti e tacciano di violente e aggressive le loro vittime. Ci ha<br \/>\nchiamati infine quando si blatera molto di unit&agrave;, ed &egrave; forse difficile<br \/>\nimmaginare maggior disunione, non solo tra gli uomini in genere, ma anche tra<br \/>\ngli stessi cattolici.<\/p>\n<p>Non faccio mai considerazioni politiche, perch&eacute; non<br \/>\n&egrave; mio compito. D&#8217;altronde, per descrivere dalla mia prospettiva di sacerdote la<br \/>\nsituazione del mondo attuale, mi basta ripensare a una parabola del Signore,<br \/>\nquella del frumento e della zizzania. <i>Il Regno dei cieli si pu&ograve; paragonare a<br \/>\nun uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano<br \/>\nvenne il suo nemico, semin&ograve; zizzania in mezzo al grano e se ne and&ograve;<\/i>. Il<br \/>\nsenso &egrave; chiaro: il campo &egrave; fertile e il seme &egrave; buono; il Signore del campo ha<br \/>\nseminato a piene mani al momento opportuno, con consumata esperienza; ha<br \/>\nstabilito inoltre un servizio di vigilanza per proteggere la semina recente. Se<br \/>\npoi compare la zizzania &egrave; perch&eacute; non c&#8217;&egrave; stata corrispondenza, perch&eacute; gli uomini<br \/>\n&mdash; i cristiani, in particolare &mdash; si sono addormentati e hanno acconsentito che il<br \/>\nnemico si avvicinasse.<\/p>\n<p>Quando i servi irresponsabili domandano al Signore<br \/>\ncome mai &egrave; cresciuta la zizzania nel suo campo, la spiegazione &egrave; lampante:<br \/>\n<i>Inimicus homo hoc fecit<\/i>, &egrave; stato il nemico. Noi cristiani, che dovevamo<br \/>\nessere vigilanti affinch&eacute; le cose buone poste nel mondo dal Creatore crescessero<br \/>\nal servizio della verit&agrave; e del bene, ci siamo addormentati &mdash; triste pigrizia<br \/>\nquesto sonno! &mdash; mentre il nemico e tutti coloro che lo servono si davano da fare<br \/>\nsenza riposo. Ormai vedete come &egrave; cresciuta la zizzania, e che semina abbondante<br \/>\ned estesa!<\/p>\n<p>Non ho la vocazione di profeta di sventure. Non desidero con<br \/>\nle mie parole presentarvi un panorama desolato, senza speranze. Non intendo<br \/>\nlamentarmi del tempo in cui viviamo per provvidenza del Signore. Dobbiamo amare<br \/>\nquesta nostra epoca, perch&eacute; &egrave; l&#8217;&agrave;mbito in cui dobbiamo raggiungere la nostra<br \/>\nsantit&agrave; personale. Non accettiamo nostalgie ingenue e sterili: il mondo non &egrave;<br \/>\nmai stato migliore. Da sempre, fin dalla nascita della Chiesa, quando ancora<br \/>\necheggiava la predicazione dei primi dodici, sorsero violente le persecuzioni,<br \/>\niniziarono le eresie, venne propalata la menzogna e si scaten&ograve; l&#8217;odio.<\/p>\n<p>Ma<br \/>\nneppure sarebbe logico, d&#8217;altro canto, negare che il male &egrave; cresciuto. In tutto<br \/>\nquesto campo di Dio che &egrave; la terra &mdash; eredit&agrave; ricevuta da Cristo &mdash; &egrave; germogliata<br \/>\nla zizzania; e che abbondanza di zizzania! Non possiamo lasciarci ingannare dal<br \/>\nmito del progresso perenne e irreversibile. Il progresso rettamente ordinato &egrave;<br \/>\nbuono, e Dio lo vuole. Ma si &egrave; pi&ugrave; sensibili all&#8217;altro progresso, quello falso,<br \/>\nche acceca tanti uomini che sovente non si accorgono che l&#8217;umanit&agrave;, sotto alcuni<br \/>\naspetti, retrocede e perde il frutto delle sue conquiste.<\/p>\n<p>Il Signore,<br \/>\nripeto, ci ha dato il mondo in eredit&agrave;. E noi dobbiamo avere anima e<br \/>\nintelligenza vigili; dobbiamo essere realisti, pur senza cadere nel disfattismo.<br \/>\nSolo una coscienza incallita, o l&#8217;insensibilit&agrave; dell&#8217;abitudinarismo, o lo<br \/>\nstordimento frivolo, possono permettere che si guardi il mondo senza vedere il<br \/>\nmale, l&#8217;offesa a Dio, il danno a volte irreparabile arrecato alle anime.<br \/>\nDobbiamo essere ottimisti, ma di un ottimismo che nasce dalla fede nel potere di<br \/>\nDio &mdash; e Dio non perde battaglie &mdash; un ottimismo che non si fonda sulla<br \/>\nsufficienza umana, su di un senso di soddisfazione sciocco e<br \/>\npresuntuoso.<\/p>\n<p>124 Che fare dunque? Vi dicevo che il mio intento non era di<br \/>\ndescrivere crisi sociali o politiche, franamenti e malattie culturali.<br \/>\nConsiderando le cose alla luce della fede cristiana, mi riferisco al male nel<br \/>\nsenso esatto di offesa a Dio. L&#8217;apostolato cristiano non &egrave; un programma politico<br \/>\no un&#8217;alternativa culturale: esso implica la diffusione del bene, il contagio del<br \/>\ndesiderio di amare, una semina effettiva di pace e di gioia. Non v&#8217;&egrave; dubbio che<br \/>\nda tale apostolato deriveranno benefici spirituali per tutti: pi&ugrave; giustizia, pi&ugrave;<br \/>\ncomprensione, pi&ugrave; rispetto dell&#8217;uomo per l&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Vi sono tante anime<br \/>\nattorno a noi, e non abbiamo il diritto di essere di ostacolo alla loro salvezza<br \/>\neterna. Siamo pertanto obbligati a essere pienamente cristiani, a essere santi,<br \/>\na non defraudare Dio e tante persone che attendono dal cristiano esempio e<br \/>\ndottrina.<\/p>\n<p>Il nostro apostolato deve basarsi sulla comprensione. Ripeto<br \/>\nancora una volta: la carit&agrave;, pi&ugrave; che nel dare, consiste nel comprendere. Non vi<br \/>\nnascondo che ho imparato nella mia stessa carne quanto costa l&#8217;incomprensione.<br \/>\nIo ho cercato sempre di farmi comprendere, ma non sono mancate persone che hanno<br \/>\nfatto di tutto per non capire. &Egrave; questo un altro motivo, pratico e vivo, perch&eacute;<br \/>\nio desideri capire tutti. Ma non deve essere soltanto un impulso occasionale a<br \/>\nspingerci ad avere un cuore aperto, universale, cattolico. Lo spirito di<br \/>\ncomprensione &egrave; manifestazione della carit&agrave; cristiana di un buon figlio di Dio,<br \/>\ngiacch&eacute; il Signore ci vuole su tutti i retti cammini della terra per diffondere<br \/>\nil seme della fraternit&agrave; &mdash; non quello della zizzania &mdash; della comprensione, del<br \/>\nperdono, della carit&agrave;, della pace. Non sentitevi mai nemici di<br \/>\nnessuno.<\/p>\n<p>Il cristiano deve mostrarsi sempre disposto a convivere con<br \/>\ntutti, a dare a tutti &mdash; con la sua amicizia &mdash; la possibilit&agrave; di avvicinarsi a<br \/>\nCristo Ges&ugrave;. Deve sacrificarsi lietamente per tutti, senza far distinzioni,<br \/>\nsenza dividere le anime come in compartimenti stagni, senza apporre etichette,<br \/>\ncome se si trattasse di merci o di insetti disseccati. Il cristiano non pu&ograve;<br \/>\nsepararsi dagli altri, perch&eacute; altrimenti la sua vita sarebbe miserabile ed<br \/>\negoista; deve <i>farsi tutto a tutti, per salvare tutti<\/i>.<\/p>\n<p>Sapessimo<br \/>\nvivere cos&igrave;! Sapessimo impregnare la nostra condotta con questa semina di<br \/>\ngenerosit&agrave;, con questo desiderio di convivenza, di pace! E cos&igrave; che si favorisce<br \/>\nla legittima indipendenza personale, affinch&eacute; ciascuno sappia assumersi la<br \/>\npropria responsabilit&agrave; riguardo ai doveri che gli competono nelle attivit&agrave;<br \/>\ntemporali. Il cristiano saprebbe allora difendere anzitutto la libert&agrave; altrui,<br \/>\nper poter difendere poi la propria. Avrebbe la carit&agrave; di accettare gli altri<br \/>\ncome sono &mdash; perch&eacute; ognuno, senza eccezioni, si porta dietro le sue miserie e<br \/>\ncommette degli errori &mdash; offrendo a tutti l&#8217;aiuto della grazia di Dio e del garbo<br \/>\numano per vincere il male, per sradicare la zizzania, perch&eacute; tutti possano<br \/>\nsorreggersi vicendevolmente e portare con dignit&agrave; la condizione di uomini e di<br \/>\ncristiani.<\/p>\n<p>125 Il compito apostolico che Cristo ha affidato a tutti i<br \/>\nsuoi discepoli ha dunque un riflesso concreto nell&#8217;ambito sociale. &Egrave;<br \/>\ninammissibile pensare che per poter essere cristiani sia necessario voltare le<br \/>\nspalle al mondo, guardare con pessimismo la natura umana. Tutto ci&ograve; che &egrave;<br \/>\nonesto. fino al pi&ugrave; piccolo avvenimento, racchiude in se un significato umano e<br \/>\ndivino. Cristo, perfetto uomo, non &egrave; venuto a distruggere ci&ograve; che &egrave; proprio<br \/>\ndella condizione umana; ma assumendo la nostra natura &mdash; tranne il peccato &mdash; &egrave;<br \/>\nvenuto a nobilitarla, &egrave; venuto a condividere tutte le ansie dell&#8217;uomo, tranne la<br \/>\ntriste avventura del male.<\/p>\n<p>Il cristiano deve essere sempre pronto a<br \/>\nsantificare la societ&agrave; <i>dal di dentro<\/i>, collocandosi pienamente nel mondo,<br \/>\nma senza essere del mondo in tutto quello che esso contiene &mdash; non per sua<br \/>\nintrinseca propriet&agrave;, ma per difetto volontario, per il peccato &mdash; di negazione<br \/>\ndi Dio, di opposizione alla sua amabile volont&agrave; salvifica.<\/p>\n<p>126 La festa<br \/>\ndell&#8217;Ascensione del Signore ci suggerisce anche un&#8217;altra realt&agrave;: quel Cristo che<br \/>\nci incoraggia a lavorare nel mondo, ci attende nel Cielo. In altre parole: la<br \/>\nvita sulla terra, che pure amiamo, non rappresenta il compimento, <i>perch&eacute; non<br \/>\nabbiamo quaggi&ugrave; una citt&agrave; stabile, ma andiamo in cerca di quella futura<\/i>, la<br \/>\ncitt&agrave; eterna.<\/p>\n<p>Cerchiamo tuttavia di non restringere la parola di Dio<br \/>\nentro orizzonti angusti. Il Signore non ci vuole infelici nel cammino, come se<br \/>\nla consolazione ci attendesse soltanto nell&#8217;aldil&agrave;. Dio ci vuole felici anche<br \/>\nqui, ma anelando il definitivo compimento di quell&#8217;altra felicit&agrave;, che solo Lui<br \/>\npu&ograve; colmare totalmente.<\/p>\n<p>Su questa terra, la contemplazione delle realt&agrave;<br \/>\nsoprannaturali, l&#8217;azione della grazia nelle nostre anime, l&#8217;amore al prossimo<br \/>\ncome frutto saporito dell&#8217;amore a Dio, comportano gi&agrave; un anticipo del Cielo, un<br \/>\ninizio destinato a crescere giorno per giorno. Noi cristiani non conduciamo una<br \/>\ndoppia vita; manteniamo un&#8217;unit&agrave; di vita coerente, semplice e forte, nella quale<br \/>\nsi fondono e si compenetrano tutte le nostre azioni.<\/p>\n<p>Cristo ci attende.<br \/>\n<i>Viviamo gi&agrave; come cittadini del cielo<\/i>, pur essendo cittadini della terra,<br \/>\ntra difficolt&agrave;, ingiustizie, incomprensioni, ma anche nella gioia e nella<br \/>\nserenit&agrave; di saperci figli diletti di Dio. Perseveriamo nel servizio del nostro<br \/>\nDio, e vedremo come cresce in numero e in santit&agrave; questo esercito cristiano di<br \/>\npace, questo popolo di corredenzione. Cerchiamo di essere anime contemplative,<br \/>\nvivendo un dialogo continuo con il Signore, trattandolo a tutte le ore: dal<br \/>\nprimo pensiero del giorno all&#8217;ultimo della notte, ponendo costantemente il<br \/>\nnostro cuore in Ges&ugrave; nostro Signore, giungendo a Lui attraverso la Madonna,<br \/>\nnostra Madre, e, per Lui, giungendo al Padre e allo Spirito Santo.<\/p>\n<p>Se,<br \/>\nmalgrado tutto, l&#8217;ascesa di Ges&ugrave; in Cielo ci lascia nell&#8217;anima un residuo amaro<br \/>\ndi tristezza, rivolgiamoci a sua Madre, come gi&agrave; gli Apostoli: <i>Allora<br \/>\nritornarono a Gerusalemme&#8230; e perseveravano unanimi nella preghiera con Maria,<br \/>\nla Madre di Ges&ugrave;<\/i>.\n<\/p>\n<p class=\"stickynote\">\nFonte:<br \/>\nOpus Dei<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ascolta l&#8217;omelia di san Josemar&iacute;a &quot;L&#8217;Ascensione del Signore in cielo&quot;, presente nella raccolta di omelie &quot;E&#8217; Ges&ugrave; che passa&quot;. La liturgia ci fa rivivere, ancora una volta, l&#8217;ultimo dei misteri della vita di Ges&ugrave; tra gli uomini, la sua Ascensione al cielo. 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