{"id":235141,"date":"2013-11-26T06:43:12","date_gmt":"2013-11-26T06:43:12","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=235141"},"modified":"2013-11-26T06:43:12","modified_gmt":"2013-11-26T06:43:12","slug":"terra-santa-la-chiesa-di-san-giorgio-a-taybeh","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=235141","title":{"rendered":"Terra Santa: La chiesa di San Giorgio a Taybeh"},"content":{"rendered":"<h3 align=\"center\">La resistenza di Taybeh<br \/><span style=\"font-size: small;\">Ecco di Bergamo, Sept. 2005<\/span><\/h3>\n<p align=\"justify\"><i>Il villaggio \u00e8 l\u00e0, in cima alla collina, dominato da tre campanili. Non ci sono minareti n\u00e9 cupole di sinagoghe a svettare verso il cielo. Questo grumo di case fra i saliscendi pietrosi della Cisgiordania, a trenta chilometri da Gerusalemme, \u00e8 uno scherzo del destino, un&#8217;isola di resistenza.<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cercoiltuovolto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/le-rovine-della-chiesa-di-san-giorgio-nel-villaggio-di-taybeh-presso-ramallah-foto-simone-natale.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-30209\" alt=\"Le rovine della chiesa di San Giorgio, nel villaggio di Taybeh presso Ramallah. Foto: Simone Natale\" src=\"http:\/\/www.cercoiltuovolto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/le-rovine-della-chiesa-di-san-giorgio-nel-villaggio-di-taybeh-presso-ramallah-foto-simone-natale-618x319.jpg\" width=\"618\" height=\"319\" \/><\/a><br \/><em>Le rovine della chiesa di San Giorgio, nel villaggio di Taybeh presso Ramallah. Foto: Simone Natale<\/em><\/p>\n<p>Non compare sulle cartine, nemmeno palestinesi, e non rientra nei circuiti turistici n\u00e9 fra le tappe dei pellegrinaggi. Taybeh \u00e8 l&#8217;unico villaggio della Terra Santa interamente cristiano. L&#8217;eccezione che conferma la regola. E qui la regola \u00e8 che la presenza cristiana va assottigliandosi. Nel 1948 i seguaci di Ges\u00f9 erano il 25 per cento degli abitanti della Palestina storica. Oggi sono meno del 2 per cento: 180 mila.<\/p>\n<p>Taybeh \u00e8 citata nella Bibbia con il nome storico di Efraim. Sei volte nell&#8217;Antico Testamento e una nel Nuovo: &#8220;Ges\u00f9 pertanto non si faceva pi\u00f9 vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritir\u00f2 di l\u00e0 nella regione vicina al deserto, in una citt\u00e0 chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli&#8221; (Gv 11,54). Il figlio di Dio si ferm\u00f2 qui alcuni giorni prima del viaggio finale a Gerusalemme, verso la Passione. &#8220;Quando uno si sente minacciato va dagli amici, e qui Ges\u00f9 ne aveva. Questa era la Samaria, regione nota per la sua accoglienza&#8221; dice padre Raed Abusahlia, 38 anni, da due parroco cattolico di Taybeh.<\/p>\n<p>\u00c8 un personaggio noto in Terra Santa: palestinese nato vicino a Jenin, \u00e8 stato cancelliere del Patriarcato latino di Gerusalemme. \u00c8 un infaticabile animatore della comunit\u00e0 cattolica latina di questo lembo di Medio Oriente. &#8220;Nel villaggio &#8211; dice &#8211; i cristiani sono presenti senza interruzione da duemila anni. Sono orgogliosi di dire, un po&#8217; scherzando, che sono stati evangelizzati direttamente da Ges\u00f9&#8221;.<\/p>\n<p>Taybeh ha 1.400 abitanti: cattolici (750), greco-ortodossi (450) e melchiti (165). Ci sono anche una quarantina di musulmani &#8220;di passaggio&#8221; come dicono qui: sono ospiti a tempo. La vecchia Efraim ha resistito all&#8217;islamizzazione (\u00e8 circondata da 16 villaggi islamici) e alla colonizzazione ebraica dei territori (in zona ci sono cinque insediamenti; quello di Ofra \u00e8 in continua espansione e si sta mangiando terre di propriet\u00e0 di Taybeh). Certo ha pagato il suo tributo all&#8217;emigrazione, verso l&#8217;America, la Giordania e Gerusalemme: i residenti erano 3 mila 400 prima della guerra del 1967. Lontano da qui vivono almeno 7 mila persone originarie del villaggio, che \u00e8 gomito a gomito con Der Jerir: anche questo centro era a maggioranza cristiana. Come lo erano Betlemme e Ramallah, la capitale amministrativa dell&#8217;Autorit\u00e0 palestinese a dieci chilometri da qui.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 il segreto di Taybeh, l&#8217;elisire che le ha permesso di resistere nel tempo all&#8217;erosione migratoria e demografica? &#8220;C&#8217;\u00e8 un senso dell&#8217;identit\u00e0 e dell&#8217;appartenenza fortissimo&#8221; risponde il sindaco, Daoud Khoury, greco-ortodosso, sposato con una americana, padre di tre figli, eletto appena due mesi fa nelle fila di Al Fatah, il partito-stato fondato da Yasser Arafat. La foto del ra\u00ecs \u00e8 appesa alle spalle del primo cittadino, sulla scrivania c&#8217;\u00e8 la Bibbia (&#8220;<i>noi cristiani ci sentiamo palestinesi a tutti gli effetti e Arafat ha sempre difeso la nostra presenza in questa terra<\/i>&#8221; commenta padre Raed). Per tanti che se ne sono andati dal villaggio, qualcuno ha fatto il percorso inverso. Il sindaco \u00e8 fra questi. La sua \u00e8 una famiglia storica di Taybeh, la pi\u00f9 grande. Dopo 24 anni negli Stati Uniti, il professor Khoury (\u00e8 docente di materie economiche all&#8217;Universit\u00e0 di Bir Zeit) ha deciso di lasciare insieme ai suoi cari le agiatezze di una vita da benestante per tornare in patria. Era il 1999. &#8220;<i>Gli anni pieni di speranze di pace &#8211; ricorda &#8211; innescate dal processo di Oslo. La situazione sembrava uscita dal tunnel. Noi palestinesi della diaspora ci siamo detti: \u00e8 ora di tornare, meglio essere primi nel villaggio che ultimi in citt\u00e0. Volevo fare qualcosa per la mia terra, c&#8217;era un Paese da costruire. Poi con la seconda Intifada tutto \u00e8 precipitato. Ma non sono pentito della mia scelta<\/i>&#8220;.<\/p>\n<p>Non basterebbe il senso forte dell&#8217;identit\u00e0 &#8211; e la coscienza della responsabilit\u00e0 di mantenere questo presidio cristiano &#8211; per dare corpo all&#8217;eccezione di Taybeh. Aiutano anche i rapporti distesi con i vicini musulmani e soprattutto le ottime relazioni fra le tre comunit\u00e0 cristiane.<\/p>\n<p>&#8220;<i>La Provvidenza ha fatto la sua parte &#8211; dice padre Giacomo, da 16 anni parroco dei melchiti, palestinese nato a Jaffa &#8211; e il fatto di condividere le sofferenze di questa terra gioca un ruolo. Tra noi parroci si va d&#8217;accordo, si prega anche insieme. \u00c8 un fatto raro, anche in Palestina<\/i>&#8220;. Il villaggio \u00e8 un laboratorio di ecumenismo, di prove d&#8217;unit\u00e0 fra cristiani. Sulle feste \u00e8 stato raggiunto un compromesso: Natale viene celebrato secondo il calendario gregoriano-latino e la Pasqua seguendo quello giuliano-ortodosso. C&#8217;\u00e8 poi una regola non scritta che vige a Taybeh: non si vendono propriet\u00e0 a chi non \u00e8 cristiano. Case e terreni passano di padre in figlio. &#8220;<i>Vogliamo costituire un fondo comune &#8211; dice il sindaco &#8211; nel quale ogni emigrato versa 10 dollari: con quei soldi acquisteremo le propriet\u00e0 di chi volesse liberarsene<\/i>&#8220;. Il professor Daoud Khoury ha altri progetti: costruire un albergo, un centro commerciale e addirittura un casin\u00f2, mischiando il sacro con il profano.<\/p>\n<p>Sulle comunit\u00e0 vigila il patrono San Giorgio. D\u00e0 il nome alla chiesa bizantina che risale al quarto secolo, contemporanea dei primi nuclei del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Le sue rovine sono prossime al municipio e dominano la vallata che scende verso il Mar Morto. Il sindaco \u00e8 anche azionista dell&#8217;azienda di famiglia che produce l&#8217;unica birra nazionale palestinese, la &#8220;<i>Taybeh<\/i>&#8220;. Sarebbe stato il Saladino a dare questo nome al villaggio: la leggenda dice che pass\u00f2 di qui e, colpito dall&#8217;ospitalit\u00e0 degli abitanti, scelse il termine che significa &#8220;<i>gradevoli, gentili<\/i>&#8220;.<\/p>\n<p>Le vendite di birra sono un termometro dello stato di salute socio-economica dei territori palestinesi. &#8220;<i>Di questi tempi non vanno bene, abbiamo dovuto lasciare a casa nove persone<\/i>&#8221; dice il sindaco. Nella vecchia Efraim il 30 per cento della popolazione \u00e8 senza lavoro. &#8220;<i>Cerchiamo di rispondere insieme ai bisogni del nostro popolo: anche questo ci unisce<\/i>&#8221; osserva padre David Khoury (parente del primo cittadino), nato qui e da 20 anni parroco dei greco-ortodossi.<\/p>\n<p>I tre sacerdoti a guida delle comunit\u00e0 sono uniti in un comitato: una volta al mese si ritrovano per valutare problemi, esigenze, possibili risposte. &#8220;<i>Noi cristiani di Terra Santa<\/i>\u00a0&#8211; chiosa padre Raed &#8211;\u00a0<i>non vogliamo restare mendicanti, dipendere dagli altri. La nostra gente ha voglia di lavorare e sa creare prodotti di qualit\u00e0<\/i>&#8220;. La vitalit\u00e0 e l&#8217;operosit\u00e0 della parrocchia cattolica hanno dato frutti.<\/p>\n<p>\u00c8 stata allestita la scuola del Patriarcato latino (450 studenti, dall&#8217;asilo nido al liceo; un terzo degli allievi pi\u00f9 piccoli iscritti \u00e8 musulmano e arriva dai villaggi vicini), c&#8217;\u00e8 una casa di accoglienza per chi \u00e8 di passaggio (dedicata a Charles de Foucault, che nel suo peregrinare fece tappa a Taybeh), un centro medico (raggiungere il vicino ospedale di Ramallah, in tempi di checkpoint e strade chiuse \u00e8 spesso impossibile anche per gli ammalati) e, ultima arrivata, una casa di ricovero per anziani.<\/p>\n<p>Ma padre Raed \u00e8 un vulcano ed ha messo in piedi anche attivit\u00e0 per creare altra occupazione: laboratori per la lavorazione della ceramica e del legno d&#8217;ulivo e per la fabbricazione di candele. \u00c8 stata ottimizzata la produzione dell&#8217;olio d&#8217;oliva: ci sono 30 mila alberi nella zona. Veniva usato come merce di baratto: grazie a un nuovo frantoio quest&#8217;anno sono stati prodotti 35 mila litri. L&#8217;olio di Taybeh ora \u00e8 in vendita in 2 mila 500 supermercati francesi.<\/p>\n<p>Padre Raed non \u00e8 mai fermo (&#8220;sa, qui lo Stato \u00e8 assente e agire \u00e8 un nostro dovere&#8221;). Le attivit\u00e0 danno lavoro a una quarantina di persone, con una ricaduta positiva per duecento. Ha inventato le &#8220;<i>lampade della pace<\/i>&#8220;. L&#8217;obiettivo \u00e8 diffonderne 100 mila nelle chiese del mondo entro tre anni: finora \u00e8 stata raggiunta quota settemila. Il ricavato della vendita serve a finanziare i progetti per Taybeh. &#8220;<i>Ai cristiani d&#8217;Occidente<\/i>\u00a0&#8211; dice il parroco &#8211;\u00a0<i>chiedo un aiuto per la Terra Santa ma anche tante preghiere<\/i>&#8220;. La comunit\u00e0 cerca in Europa parrocchie e Comuni disponibili a gemellaggi. Il sindaco d\u00e0 una garanzia: &#8220;<i>Quanto resister\u00e0 Taybeh non lo so, ma sono certo che lavorer\u00f2 fino all&#8217;ultimo per difendere l&#8217;identit\u00e0 della mia terra<\/i>&#8220;.\u00a0<\/p>\n<div align=\"right\"><span style=\"font-size: small;\">Andrea Valesini<\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La resistenza di TaybehEcco di Bergamo, Sept. 2005 Il villaggio \u00e8 l\u00e0, in cima alla collina, dominato da tre campanili. Non ci sono minareti n\u00e9 cupole di sinagoghe a svettare verso il cielo. 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