{"id":233662,"date":"2012-05-05T10:13:37","date_gmt":"2012-05-05T10:13:37","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=233662"},"modified":"2012-05-05T10:13:37","modified_gmt":"2012-05-05T10:13:37","slug":"commento-al-vangelo-del-6-maggio-2012-mons-andrea-caniato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=233662","title":{"rendered":"Commento al Vangelo del 6 maggio 2012 &#8211; mons. Andrea Caniato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettura liturgica del Vangelo secondo Giovanni ci porta all&#8217;inizio del capitolo 15.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo ancora nel cenacolo, quando giunse l&#8217;ora per Ges\u00f9 di passare da questo mondo al Padre, ma le parole di Ges\u00f9 arrivano cos\u00ec, senza introduzione, senza un legame apparente con quanto riferito prima. Questo fatto le rende ancora pi\u00f9 profonde, non riferibili a una circostanza, ma a tutto il mistero di Cristo e della nostra vita in lui. &#8220;Io sono la vite vera e il Padre mio \u00e8 l&#8217;agricoltore&#8221;. \u00c8 stato spesso notato che l&#8217;immagine della vigna \u00e8 molto frequente nelle Scritture dell&#8217;Antico Testamento, utilizzato per descrivere la cura di Dio nei confronti del suo popolo: la vigna era Israele, dal quale Dio attendeva &#8212; spesso invano &#8212; frutti buoni, nonostante tutta la cura amorevole e la protezione. Ora Ges\u00f9, nell&#8217;ora solenne della sua donazione, rivela se stesso come la vite &#8220;vera&#8221;: vera, appunto, in rapporto all&#8217;antico popolo, che non ha avuto la forza di portare &#8220;molto frutto&#8221;, il frutto desiderato da Dio. Adesso invece la vite produce i suoi frutti, perch\u00e9 la vite \u00e8 Ges\u00f9. \u00c8 lui la nuova umanit\u00e0 che finalmente piace a Dio. In Ges\u00f9, il Verbo di Dio fatto carne, si congiungono perfettamente il dono di Dio e la risposta dell&#8217;uomo. Sulla croce c&#8217;\u00e8 Dio che offre la vita per l&#8217;uomo: il suo dono, la sua cura per il popolo raggiungono la misura estrema dell&#8217;amore. Ma nello stesso tempo, sulla Croce c&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo che offre la vita per Dio e cos\u00ec la risposta umana all&#8217;amore di Dio \u00e8 piena. Come per\u00f2 la vite non \u00e8 senza i tralci, cos\u00ec anche Cristo non \u00e8 senza i suoi discepoli. Prolungando l&#8217;allegoria, Ges\u00f9 ci parla della vita nella Chiesa, cio\u00e8 nostra necessaria connessione con lui. La cura amorosa di Dio per la vite vera richiede interventi anche dolorosi. A un primo sguardo l&#8217;azione \u00e8 la stessa (la potatura), ma \u00e8 molto diverso il fine: i tralci sterili sono messi a seccare, mentre sui tralci fecondi Dio interviene perch\u00e9 possano avere ancora pi\u00f9 forza. \u00c8 un appello ad avere fiducia nell&#8217;opera di Dio, a non trarre conclusioni prima del tempo, a non giudicare l&#8217;opera di Dio: la croce \u00e8 misteriosamente necessaria. La croce \u00e8 allo stesso tempo condanna e salvezza. Al centro di tutto troviamo il verbo &#8220;rimanere&#8221;: &#8220;Rimanete in me e io in voi&#8230; Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto&#8230;&#8221;. \u00c8 un verbo spesso utilizzato da San Giovanni per esprimere il nostro rapporto con Cristo. Un verbo che indica stabilit\u00e0 di vita, anche nel variare delle situazioni, dei tempi e delle culture; ma una stabilit\u00e0 che non significa inerzia, passivit\u00e0: \u00e8 una adesione che chiede di essere sempre rinnovata, riaffermata, coltivata, amata, desiderata. &#8220;Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perch\u00e9 senza di me non potete far nulla&#8221;: notate che la contrapposizione \u00e8 tra molto frutto e nulla. L&#8217;alternativa \u00e8 radicale: non c&#8217;\u00e8 il poco ma solo il molto o il nulla. Un caso serio, dunque. Per capire in definitiva quale sia questo frutto (molto frutto), dobbiamo tornare al nome stesso di Dio: Ges\u00f9 lo chiama &#8220;Padre mio&#8221;, egli \u00e8 l&#8217;agricoltore. Proprio la qualifica della sua paternit\u00e0 divina ci aiuta a comprendere che questo frutto \u00e8 proprio l&#8217;allargamento della sua paternit\u00e0 a tutti gli uomini. &#8220;In questo \u00e8 glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli&#8221;. Il frutto \u00e8 dunque l&#8217;evangelizzazione e solo condividendo con gli altri la grazia della fede, noi diventiamo davvero &#8220;suoi discepoli&#8221;. C&#8217;\u00e8 poi una promessa: &#8220;Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sar\u00e0 fatto&#8221;. Non vuole dire che la preghiera del discepolo sar\u00e0 come un abracadabra in grado di compiere magie. Questo \u00e8 piuttosto il segnale per comprendere se davvero &#8220;rimani&#8221; nella vera vite: se veramente sei unito a Lui, con tutto te stesso, non cercherai dalla preghiera nulla che non sia il vero bene e che Dio stesso non voglia. Per questo se sarai veramente unito a Cristo, ogni preghiera sar\u00e0 esaudita. Questo \u00e8 l&#8217;amore.<\/p>\n<p class=\"link\" style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/youtu.be\/lumeL1vqGNQ\">Link al video<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lettura liturgica del Vangelo secondo Giovanni ci porta all&#8217;inizio del capitolo 15. Siamo ancora nel cenacolo, quando giunse l&#8217;ora per Ges\u00f9 di passare da questo mondo al Padre, ma le parole di Ges\u00f9 arrivano cos\u00ec, senza introduzione, senza un legame apparente con quanto riferito prima. 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