{"id":232590,"date":"2011-08-26T06:16:30","date_gmt":"2011-08-26T06:16:30","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=232590"},"modified":"2011-08-26T06:16:30","modified_gmt":"2011-08-26T06:16:30","slug":"alberto-maggi-locchio-maligno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=232590","title":{"rendered":"Alberto Maggi &#8211; l&#8217;occhio maligno"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: justify;\">Omelia di Alberto Maggi, pubblicata su Adista del 30 luglio 2011<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 facile accettare un Dio che anzich\u00e9 premiare i buoni e castigare i malvagi fa invece \u201csorgere<br \/>il suo sole sui cattivi e sui buoni\u201d (Mt 5,45), offrendo a tutti il suo amore. Un Dio del genere sembra<br \/>ingiusto, come il padrone della parabola narrata da Ges\u00f9 (Mt 20,1-15). In essa viene presentato un<br \/>proprietario terriero che assolda dei braccianti per la sua vigna. L\u2019importanza del lavoro fa s\u00ec che sia\u00a0il padrone stesso a uscire da casa all\u2019alba, per andare alla piazza del paese, e ingaggiare operai (Mt\u00a020,1). La paga era un denaro il giorno, ed \u00e8 questa che il padrone assicura ai lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La gran\u00a0disponibilit\u00e0 di mano d\u2019opera faceva s\u00ec che con una sola chiamata di operai si potesse soddisfare il\u00a0fabbisogno dell\u2019intera giornata. Invece, a sorpresa, verso le nove del mattino, il padrone esce di\u00a0nuovo, in cerca di altri operai. Non lo fa per la necessit\u00e0 della vigna, i primi chiamati sono pi\u00f9 che\u00a0sufficienti, ma li assolda perch\u00e9 essi sono ancora disoccupati, e senza lavoro, in quella societ\u00e0,\u00a0significa non mangiare. \u00c8 al loro bisogno che il padrone pensa. E a questi promette di dare un\u00a0compenso in base al lavoro fatto (\u201cquello che \u00e8 giusto\u201d, Mt 20,4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A met\u00e0 giornata, l\u2019uomo torna di nuovo in piazza, e assolda altri operai, e lo stesso fa alle tre del<br \/>pomeriggio. Ormai di operai nella vigna ce ne sono abbastanza, ma il padrone \u00e8 pi\u00f9 preoccupato dal\u00a0fatto che ci siano persone senza lavoro che del suo interesse. Ed \u00e8 ormai quasi il tramonto, verso le\u00a0cinque del pomeriggio, quando il padrone si reca in cerca di altre persone che nessuno ha chiamato\u00a0a lavorare. Manca soltanto un\u2019ora al termine della giornata lavorativa, ormai nessuno li prender\u00e0\u00a0pi\u00f9. Non hanno lavorato, quindi non mangeranno. Se nessuno ha pensato a loro, se ne occupa il\u00a0padrone della vigna, che chiama anche questi a lavorare, senza parlare per\u00f2 di alcun compenso: non\u00a0lavoreranno neanche un\u2019ora, e potranno essere ripagati con un tozzo di pane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piazza del paese \u00e8 deserta. Nessun bracciante \u00e8 in attesa del lavoro: sono tutti alla vigna, che<br \/>sovrabbonda di operai. Quelli che hanno iniziato il lavoro all\u2019alba, sono stati ben felici di veder<br \/>arrivare durante tutto il giorno altre braccia per aiutarli nel lavoro; con il loro apporto la giornata<br \/>non \u00e8 stata pesante. La loro felicit\u00e0 si trasforma in entusiasmo quando vedono che il fattore<br \/>comincia a pagare gli ultimi, quelli che hanno lavorato un\u2019ora scarsa, e dare loro un denaro: non \u00e8<br \/>una paga, ma un regalo. Se quelli che hanno lavorato un\u2019ora ricevono quanto era stato pattuito con i\u00a0primi lavoratori per una giornata intera, a quelli che hanno sopportato il peso della giornata e la<br \/>calura certamente verr\u00e0 dato almeno tre volte tanto. Ma quando questi vedono che sono retribuiti<br \/>con un denaro, come era stato pattuito, sfogano la loro delusione e il loro malumore, perch\u00e9 erano<br \/>certi \u201cche avrebbero ricevuto di pi\u00f9\u201d (Mt 20,10), e ritengono il padrone ingiusto. Il signore della<br \/>vigna non \u00e8 stato ingiusto (quel che aveva pattuito \u00e8 quel che \u00e8 stato dato), ma generoso. Non toglie\u00a0nulla a quelli che hanno lavorato dall\u2019alba, ma vuole dare lo stesso salario anche agli ultimi.<br \/>Difendendo il suo comportamento, il padrone della vigna si definisce buono (\u201cSei invidioso perch\u00e9<br \/>io sono buono?\u201d, Mt 20,15). Nell\u2019atteggiamento del proprietario della vigna, Ges\u00f9 raffigura quello<br \/>del Padre. Dio non \u00e8 un padrone severo, ma un signore generoso che non retribuisce gli uomini<br \/>secondo i loro meriti, ma secondo i loro bisogni, perch\u00e9 il suo amore non \u00e8 concesso come un<br \/>premio, ma come un regalo. Quel che motiva il suo agire \u00e8 la necessit\u00e0 dell\u2019uomo, la sua felicit\u00e0. E<br \/>se a qualcuno questo comportamento pu\u00f2 sembrare ingiusto, e non gli sta bene, \u00e8 perch\u00e9 il suo \u00e8 un\u201cocchio maligno\u201d (Mt 20,15), quello dell\u2019avaro, dell\u2019invidioso (Dt 15,9), di colui che fa tutto per la\u00a0sua convenienza. Questi non potr\u00e0 mai capire l\u2019agire di un Dio che non \u201ccerca il proprio interesse\u201d(1 Cor 13,5), ma quello dell\u2019uomo.<\/p>\n<div class=\"powerpressbox\">[powerpress]<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Omelia di Alberto Maggi, pubblicata su Adista del 30 luglio 2011 Non \u00e8 facile accettare un Dio che anzich\u00e9 premiare i buoni e castigare i malvagi fa invece \u201csorgereil suo sole sui cattivi e sui buoni\u201d (Mt 5,45), offrendo a tutti il suo amore. 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