{"id":231680,"date":"2011-01-17T17:00:44","date_gmt":"2011-01-17T17:00:44","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=231680"},"modified":"2011-01-17T17:00:44","modified_gmt":"2011-01-17T17:00:44","slug":"commento-al-vangelo-del-23-gennaio-2011-paolo-curtaz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=231680","title":{"rendered":"Commento al Vangelo del 23 gennaio 2011 \u2013 Paolo Curtaz"},"content":{"rendered":"<h1 style=\"text-align: center;\"><\/h1>\n<h3>Terza domenica durante l&#8217;anno, anno di Matteo<\/h3>\n<p>Is 8, 23-9,3\/1Cor 1,10-13\/ Mt 4,12-23<\/p>\n<h1>Dalla tenebra<\/h1>\n<p>L\u2019inizio della predicazione di Ges\u00f9 \u00e8 legata ad un evento drammatico: l\u2019arresto di Giovanni il battezzatore. Ges\u00f9 torna sui suoi passi, ma decide di non andare pi\u00f9 a Nazareth, il piccolo borgo che lo ha visto crescere.<\/p>\n<p>\u00c8 cambiato, Ges\u00f9, il battesimo gli ha dato maggiore consapevolezza della propria missione.<\/p>\n<p>Si trasferisce a Cafarnao, piccola cittadina sul mare di Tiberiade, posta al confine fra due regioni, un cittadina importante, con la guarnigione romana, con la sinagoga, con gli esattori del pedaggio.<\/p>\n<p>Una citt\u00e0 che diventer\u00e0 il cuore dell\u2019apostolato del Signore in Galilea.<\/p>\n<p>Non sempre gli eventi negativi sono tali. A volte momenti difficili ci aprono prospettive che mai ci saremmo immaginati. Cos\u00ec nella storia della Chiesa, cos\u00ec nella storia personale di ognuno di noi.<\/p>\n<p>Dio scrive diritto sulle righe storte. Ges\u00f9, costretto a tornare in Galilea, avr\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di iniziare a predicare dai confini, dagli ultimi, dai perdenti.<\/p>\n<p>Da Zabulon e Neftali, le prime due trib\u00f9 di Israele a cadere sotto la dominazione assira, molti secoli prima.<\/p>\n<p class=\"link\" style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=NSDZ0eG2_Sg\">Link al video<\/a><\/p>\n<p class=\"podcast\" style=\"text-align: left;\">[download id=&#8221;126&#8243;]<\/p>\n<p><strong>Galilea delle genti<\/strong><\/p>\n<p>Nel 733 a.C. le due trib\u00f9di Zabuon e Neftali erano state brutalmente annesse all\u2019impero assiro. Abbandonate al loro destino, nei secoli avevano conosciuto vicende alterne, ma una cosa era certa: la Galilea era diventata il luogo della promiscuit\u00e0, del meticciato, della fede approssimativa. I galilei erano guardati con disprezzo dai puri di Gerusalemme, nulla di buon poteva venire da quelle citt\u00e0 contaminate.<\/p>\n<p>Al tempo di Ges\u00f9 da quei territori proveniva il movimento estremista degli zeloti, al punto che \u201cGalileo\u201d era sinonimo di \u201cterrorista\u201d.<\/p>\n<p>Esattamente da quel luogo Ges\u00f9 inizia la sua predicazione.<\/p>\n<p>Dio \u00e8 sempre cos\u00ec, preferisce i discoli ai bravi ragazzi, invita i primi della classe ad uscire e sporcarsi le mani, obbliga chi lo segue ad andare verso le inquiete frontiere della storia, piuttosto che serrare i recinti delle false certezze della fede.<\/p>\n<p>Dio \u00e8 cos\u00ec, ama il rischio, vuole sporcarsi le mani, parte ad annunciare il Regno l\u00e0 dove nessuno lo aspetta.<\/p>\n<p>N\u00e9 lo desidera.<\/p>\n<p>E cos\u00ec pu\u00f2 e deve diventare la comunit\u00e0 cristiana, capace di uscire dalle chiese per ridare Dio al popolo, per condividere con esso il cammino.<\/p>\n<p>E cos\u00ec possiamo e diventare noi, a imitazione del Maestro, noi che viviamo nella citt\u00e0, nei luoghi in cui del cristianesimo sono rimaste pallide tracce culturali, fra le persone che credono di credere, che vivono lontane da Dio, pur desiderando conoscere il senso senza saperlo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec siamo noi, meticci, imbastarditi, fragili perch\u00e9 figli di questo tempo, discepoli s\u00ec, ma pi\u00f9 nel desiderio che nella coerenza di vita.<\/p>\n<p><strong>Convertitevi<\/strong><\/p>\n<p>A loro, a noi, Ges\u00f9 rivolge la Parola. Bruciante.<\/p>\n<p>\u201cConvertitevi perch\u00e9 il Regno si \u00e8 fatto vicino\u201d.<\/p>\n<p>S\u00ec, cos\u00ec scrive Matteo: \u00e8 il Regno ad essersi avvicinato, \u00e8 lui, Dio, che prende l\u2019iniziativa, \u00e8 suo il primo passo. A noi chiede di accorgerci, di girare lo sguardo (convertirsi, appunto).Dio non esordisce con qualche reprimenda morale, con qualche sensato discorso teso a suscitare pentimento e cambiamento di condotta. Lui, lui per primo si offre, si dona, rischia.<\/p>\n<p>Dice: \u201cIo ti sono vicino, non te ne accorgi?\u201d.<\/p>\n<p>Accorgersi significa davvero mollare tutto, lasciar andare i molti affari, le molte cose, per recuperare l\u2019essenziale, come Pietro, come Andrea, che diventano \u2013 finalmente \u2013 pescatori di uomini.<\/p>\n<p>Il Regno \u00e8 la consapevolezza della presenza entusiasmante e sorridente di Dio.<\/p>\n<p>Il Regno \u00e8 l\u00e0 dove Dio regna, dove lui \u00e8 al centro.<\/p>\n<p>E la Chiesa, comunit\u00e0 di chiamati e di discepoli appartiene al regno anche se non lo esaurisce.<\/p>\n<p>A Zabulon e Neftali siamo chiamati a dire: \u201cDio ti \u00e8 vicino\u201d. Non hai nessun merito perch\u00e9 ci\u00f2 accada: \u00e8 iniziativa libera di Dio, tu, allarga il cuore.<\/p>\n<p>Rilassatevi, discepoli che prestate un difficile servizio ecclesiale con i ragazzi o con le coppie, tranquilli, amici che vi giocate nel sociale, l\u00e0 dove l\u2019uomo \u00e8 meno uomo e dove il dolore domina: il Regno, lui si avvicina.<\/p>\n<p>Non dobbiamo salvare il mondo, \u00e8 gi\u00e0 salvo!<\/p>\n<p>\u00c8 che non lo sa di essere salvo. E vive nella disperazione.<\/p>\n<p>A noi di renderlo presente, questo Regno, a noi di vivere da salvati, a noi di diventare uomini-sandwich del Regno, farne pubblicit\u00e0, vivere nella luce della fede in mezzo alle tenebre che avvolgono Neftali e Zabulon.<\/p>\n<p><strong>Pescatori di umanit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Per annunciare che il Regno \u00e8 vicino, Dio ha bisogno di noi, proprio l\u00e0 dove siamo.<\/p>\n<p>Chiamati a fare esperienza di fraternit\u00e0 (la parola \u201cfratello\u201d viene ripetuta quattro volte di tre versetti!), possiamo lasciare le reti che ci trattengono (paure, affari, logica mondana) per diventare pescatori di uomini e di umanit\u00e0. Siamo chiamati a tirar fuori da noi stessi e dagli altri tutta l\u2019umanit\u00e0 che Dio ha seminato nei nostri cuori.<\/p>\n<p>I cristiani non sono a parte, non migliori, n\u00e9 diversi: hanno lasciato uscire dal loro cuore l\u2019aspetto pi\u00f9 autentico dell\u2019uomo. E ogni uomo \u00e8 chiamato a fare un\u2019esperienza di comunione e di autentica umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Capiamo allora l\u2019energica protesta di Paolo (e poi ci lamentiamo del brutto carattere di certi cristiani!), che ammonisce le sue comunit\u00e0 a non diventare degli <em>ultras<\/em> da stadio. Ogni esperienza (movimento, parrocchia, spiritualit\u00e0) \u00e8 strumento e non esaurisce il Regno, il Regno \u00e8 oltre, cominciamo a farne parte che va gi\u00e0 bene.<\/p>\n<p>Lasciamo le reti che ci trattengono, i pregiudizi e le paure che ci tengono legati, le incomprensioni che ci impediscono di essere e raccontare il Regno, abbiamo ben di meglio da fare!<\/p>\n<p class=\"link\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.paolocurtaz.it\">www.paolocurtaz.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terza domenica durante l&#8217;anno, anno di Matteo Is 8, 23-9,3\/1Cor 1,10-13\/ Mt 4,12-23 Dalla tenebra L\u2019inizio della predicazione di Ges\u00f9 \u00e8 legata ad un evento drammatico: l\u2019arresto di Giovanni il battezzatore. 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