{"id":228766,"date":"2009-09-14T08:15:43","date_gmt":"2009-09-14T08:15:43","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=228766"},"modified":"2009-09-14T08:15:43","modified_gmt":"2009-09-14T08:15:43","slug":"commento-al-vangelo-di-domenica-20-settembre-2009-paolo-curtaz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=228766","title":{"rendered":"Commento al Vangelo di domenica 20 settembre 2009 &#8211; Paolo Curtaz"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Paolo Curtaz commenta il vangelo della 25ma domenica del tempo ordinario, anno di Marco. Dal sito www.tiraccontolaparola.it<br class=\"spacer_\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) Sap 2,12.17-20 \/ Sal 53 \/ Giac 3,16-4,3 \/ Mc 9,30-37<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019immenso Ges\u00f9<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pietro ha assaporato l\u2019amarezza del suo cuore: la sua spregiudicata e generosa professione di fede (\u201cTu sei il Cristo\u201d) non ha tenuto in contro in che modo Rabb\u00ec Ges\u00f9 vuole essere Messia, perdendo la sua vita. Pietro, abbiamo visto, prende da parte Dio e gli insegna a fare Dio, a non scoraggiare il morale delle truppe, ad evitare, lui che pu\u00f2, la sofferenza. Pietro pensa come pensiamo tutti: la sofferenza \u00e8 una tragedia, beato Dio che la pu\u00f2 evitare. \u201cNo \u2013 dice Ges\u00f9 \u2013 la sofferenza pu\u00f2 diventare un modo di esprimere l\u2019amore\u201d. Ges\u00f9 ha deciso: andr\u00e0 in fondo alla sua missione, costi quel che costi. Pietro \u00e8 attonito, cos\u00ec gli altri. Ges\u00f9 insiste: essere discepoli del Dio che egli annuncia significa prendere la propria croce e seguirlo. Prendere la croce, non subirla. Prendere la croce, non cercarla, perch\u00e9 Dio non ama la sofferenza ma la sofferenza, talora, \u00e8 inevitabile. Prendere la croce e seguirlo: Ges\u00f9 per primo ha voluto portare su di s\u00e9 lo sconcerto del dolore dell\u2019innocente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cupezze<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9, oggi, si confida con i suoi, parla delle sue preoccupazioni: ormai sa che le cose potrebbero precipitare. Non sono bastati i suoi discorsi, il suo modo nuovo e sereno di parlare di Dio, non sono bastati i segni eclatanti, non \u00e8 bastato il suo volto sorridente perch\u00e9 la gente, infine, capisse che Dio non \u00e8 quello sgorbio che portiamo nel cuore. La folla, dopo i primi entusiasmi, si \u00e8 raffreddata: Ges\u00f9 \u00e8 un bidone, un bluff. I romani sono ancora l\u00ec, il Regno nuovo di Davide inesistente, i miracoli pochi e ambigui. Le cose hanno preso una piega inattesa, devastante, Ges\u00f9, turbato, \u00e8 disposto ad andare fino in fondo al suo disegno d\u2019amore, \u00e8 disposto a donare la sua vita e ne parla con i suoi, cerca conferma, conforto, incoraggiamento. Intorno a s\u00e9 Ges\u00f9 ha gli apostoli: con loro ha condiviso tre anni della sua vita, giorno e notte. Sono amici, discepoli, compagni di sogni e di Mistero, cercatori di Dio, da loro Ges\u00f9 si aspetta una parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Meschinit\u00e0 infinite<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E invece nulla, Ges\u00f9 riceve in risposta dai suoi un imbarazzato silenzio e, subito dopo, Marco (cio\u00e8 Pietro) annota un fatto da far accapponare la pelle: \u201cavevano discusso tra loro di chi fosse il pi\u00f9 grande\u201d. Ges\u00f9 parla della sua morte e loro stanno distribuendosi i posti, litigano sui privilegi, misurano le priorit\u00e0. Ges\u00f9 cerca conforto e riceve meschinit\u00e0, attende un consiglio e annega nell\u2019indifferenza.  L\u2019immenso E Ges\u00f9, l\u2019immenso Ges\u00f9, il Rabbi Ges\u00f9, questo Dio paziente e misericordioso, ancora una volta si mette da parte, non pensa al suo dolore, insegna: \u201ctra voi non sia cos\u00ec\u2026\u201d Che emozione, amici. Che tristezza. Tristezza, s\u00ec, perch\u00e9 gli apostoli ci assomigliano, siamo loro simili anche in questa piccineria insostenibile. Tutti cerchiamo la gloria, anche spintonando, anche calpestando gli altri, e facciamo diventare normalit\u00e0 la barbarie che ci sta invadendo. Anche nella Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Silenzio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 si mette da parte. Non \u00e8 l\u2019esatto contrario di ci\u00f2 che immaginiamo di Dio? Un Dio autosufficiente e certo, un Dio bastante a se stesso, un Dio che mette la sua eternit\u00e0 al centro, un Dio sommo egoista bastante a se stesso? Dio \u00e8 bisognoso di ascolto, Dio sa mettersi da parte perch\u00e9 Dio \u00e8 l\u2019amore assoluto, l\u2019amore finalmente realizzato. Ges\u00f9 condivide in tutto la fatica e la fragilit\u00e0 degli uomini ma non lascia che la paura soffochi l\u2019amore. Vedo Ges\u00f9 mettersi da parte e penso alle tante volte che ho visto uno sposo farsi da parte, una madre passar sopra alla sua stanchezza per ancora donare e amare, segno fecondo di un\u2019umanit\u00e0 nuova, un prete che vede anno dopo anno il proprio entusiasmo soffocare sotto il peso di una sterile quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ex Principi della Chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli apostoli \u201cPrincipi della Chiesa\u201d? No, miseri peccatori sono, miseri e meschini, come me, come voi. Che ce ne saremmo fatti di splendidi discepoli? Cosa avremmo capito, noi discepoli, dalle loro vite perfette? Nelle loro fragilit\u00e0 scopriamo le nostre, nelle loro piccole miserie rispecchiamo le nostre e ne proviamo vergogna. Al Rabb\u00ec dobbiamo guardare, non a noi, non alle nostre rivendicazioni ecclesiali, al nostro metterci a confronto per individuare chi abbia il carisma pi\u00f9 efficace. La Chiesa non \u00e8 la comunit\u00e0 dei perfetti ma dei perdonati. Caramente gli apostoli pagheranno la loro supponenza: davanti allo scandalo della croce e davanti alla loro paura ritroveranno l\u2019autenticit\u00e0 del loro cuore e diventeranno \u2013 finalmente \u2013 capaci di amare. Non scoraggiamoci dei limiti della Chiesa, dei limiti della nostra esperienza cristiana: al Signore dobbiamo guardare, non alle nostre pi\u00f9 o meno evidenti coerenze. Sogno delle comunit\u00e0 capaci di ascoltare il Maestro \u2013 e anche la sua sofferenza \u2013 e capaci di superare gli inevitabili piccoli conflitti che sorgono al proprio interno. Ma non dobbiamo aspettare troppo, la conversione bussa alla porta, l\u2019esperienza quotidiana ci dice che viviamo in un tempo in cui essere davvero discepoli pu\u00f2 costare fatica e persecuzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bambini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra noi non sia cos\u00ec guardiamo ai bambini che tutto attendono dagli adulti, che si fidano, che attendono. Non diventiamo infantili, ma traspareti e puri, desiderosi di essere presi in braccio da Dio, capaci di vedere la luce e la bellezza e il gioco in ogni evento. Bambini nel cuore e nel giudizio, adulti nelle azioni e nella forza di amare. Come Cristo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paolo Curtaz commenta il vangelo della 25ma domenica del tempo ordinario, anno di Marco. 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