{"id":223,"date":"2008-03-23T01:01:00","date_gmt":"2008-03-23T00:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/169987651"},"modified":"2008-03-23T01:01:00","modified_gmt":"2008-03-23T00:01:00","slug":"omelia-di-benedetto-xvi-per-la-veglia-pasquale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=223","title":{"rendered":"Omelia di Benedetto XVI per la Veglia Pasquale"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cercoiltuovolto.it\/images\/stories\/logo\/audio.jpg\" width=\"30\" height=\"28\" style=\"float: left;\" hspace=\"6\" alt=\"Articolo con file audio\" title=\"Articolo con file audio\" border=\"0\" \/>Cari fratelli e sorelle!\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\nNel<br \/>\nsuo discorso d&rsquo;addio, Ges&ugrave; ha annunciato ai discepoli la sua imminente<br \/>\nmorte e risurrezione con una frase misteriosa. Dice: &ldquo;Vado e vengo da<br \/>\nvoi&rdquo; (Gv 14, 28). Il morire &egrave; un andare via. Anche se il corpo del<br \/>\ndeceduto rimane ancora &ndash; egli personalmente &egrave; andato via verso l&rsquo;ignoto<br \/>\ne noi non possiamo seguirlo (cfr Gv 13, 36). Ma nel caso di Ges&ugrave; c&rsquo;&egrave;<br \/>\nuna novit&agrave; unica che cambia il mondo.\n<\/div>\n<p align=\"left\">\n&nbsp;\n<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h2 class=\"highlight\">Ascolta l&#8217;omelia<\/h2>\n<p>\n&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n{audio}http:\/\/media01.vatiradio.va\/podcast\/00107991.MP3{\/audio}&nbsp;\n<\/p>\n<p>\nAscolta {mgmediabot2}path=http:\/\/media01.vatiradio.va\/podcast\/00107991.MP3|popup=in una finestra|width=300|height=300{\/mgmediabot2} pop-up\n<\/p>\n<p class=\"stickynote\">\n<b>Fonte<\/b>:<br \/>\nRadio Vaticana tramite feed Rss e sito web <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/homilies\/2008\/documents\/hf_ben-xvi_hom_20080320_coena-domini_it.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><\/a>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\nCari fratelli e sorelle!<\/p>\n<p>Nel<br \/>\nsuo discorso d&rsquo;addio, Ges&ugrave; ha annunciato ai discepoli la sua imminente<br \/>\nmorte e risurrezione con una frase misteriosa. Dice: &ldquo;Vado e vengo da<br \/>\nvoi&rdquo; (Gv 14, 28). Il morire &egrave; un andare via. Anche se il corpo del<br \/>\ndeceduto rimane ancora &ndash; egli personalmente &egrave; andato via verso l&rsquo;ignoto<br \/>\ne noi non possiamo seguirlo (cfr Gv 13, 36). Ma nel caso di Ges&ugrave; c&rsquo;&egrave;<br \/>\nuna novit&agrave; unica che cambia il mondo. Nella nostra morte l&rsquo;andare via &egrave;<br \/>\nuna cosa definitiva, non c&rsquo;&egrave; ritorno. Ges&ugrave;, invece, dice della sua<br \/>\nmorte: &ldquo;Vado e vengo da voi&rdquo;. Proprio nell&rsquo;andare via, Egli viene. Il<br \/>\nsuo andare inaugura un modo tutto nuovo e pi&ugrave; grande della sua<br \/>\npresenza. Col suo morire Egli entra nell&rsquo;amore del Padre. Il suo morire<br \/>\n&egrave; un atto d&rsquo;amore. L&rsquo;amore, per&ograve;, &egrave; immortale. Per questo il suo andare<br \/>\nvia si trasforma in un nuovo venire, in una forma di presenza che<br \/>\ngiunge pi&ugrave; nel profondo e non finisce pi&ugrave;. Nella sua vita terrena Ges&ugrave;,<br \/>\ncome tutti noi, era legato alle condizioni esterne dell&rsquo;esistenza<br \/>\ncorporea: a un determinato luogo e a un determinato tempo. La<br \/>\ncorporeit&agrave; pone dei limiti alla nostra esistenza. Non possiamo essere<br \/>\ncontemporaneamente in due luoghi diversi. Il nostro tempo &egrave; destinato a<br \/>\nfinire. E tra l&rsquo;io e il tu c&rsquo;&egrave; il muro dell&rsquo;alterit&agrave;. Certo, nell&rsquo;amore<br \/>\npossiamo in qualche modo entrare nell&rsquo;esistenza dell&rsquo;altro. Rimane,<br \/>\ntuttavia, la barriera invalicabile dell&rsquo;essere diversi. Ges&ugrave;, invece,<br \/>\nche ora mediante l&rsquo;atto dell&rsquo;amore &egrave; totalmente trasformato, &egrave; libero<br \/>\nda tali barriere e limiti. Egli &egrave; in grado di passare non solo<br \/>\nattraverso le porte esteriori chiuse, come ci raccontano i Vangeli (cfr<br \/>\nGv 20, 19). Pu&ograve; passare attraverso la porta interiore tra l&rsquo;io e il tu,<br \/>\nla porta chiusa tra l&rsquo;ieri e l&rsquo;oggi, tra il passato ed il domani.<br \/>\nQuando, nel giorno del suo ingresso solenne in Gerusalemme, un gruppo<br \/>\ndi Greci aveva chiesto di vederLo, Ges&ugrave; aveva risposto con la parabola<br \/>\ndel chicco di grano che, per portare molto frutto, deve passare<br \/>\nattraverso la morte. Con ci&ograve; aveva predetto il proprio destino: Non<br \/>\nvoleva allora semplicemente parlare con questo o quell&rsquo;altro Greco per<br \/>\nqualche minuto. Attraverso la sua Croce, mediante il suo andare via,<br \/>\nmediante il suo morire come il chicco di grano, sarebbe arrivato<br \/>\nveramente presso i Greci, cos&igrave; che essi potessero vederLo e toccarLo<br \/>\nnella fede. Il suo andare via diventa un venire nel modo universale<br \/>\ndella presenza del Risorto, in cui Egli &egrave; presente ieri, oggi ed in<br \/>\neterno; in cui abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi. Ora pu&ograve;<br \/>\noltrepassare anche il muro dell&rsquo;alterit&agrave; che separa l&rsquo;io dal tu. Questo<br \/>\n&egrave; avvenuto con Paolo, il quale descrive il processo della sua<br \/>\nconversione e del suo Battesimo con le parole: &ldquo;Non sono pi&ugrave; io che<br \/>\nvivo, ma Cristo vive in me&rdquo; (Gal 2, 20). Mediante la venuta del<br \/>\nRisorto, Paolo ha ottenuto un&rsquo;identit&agrave; nuova. Il suo io chiuso si &egrave;<br \/>\naperto. Ora vive in comunione con Ges&ugrave; Cristo, nel grande io dei<br \/>\ncredenti che sono divenuti &ndash; come egli definisce tutto ci&ograve; &ndash; &ldquo;uno in<br \/>\nCristo&rdquo; (Gal 3, 28).<br \/>\nCari amici, cos&igrave; appare evidente, che le parole<br \/>\nmisteriose di Ges&ugrave; nel Cenacolo ora &ndash; mediante il Battesimo &ndash; si<br \/>\nrendono per voi di nuovo presenti. Nel Battesimo il Signore entra nella<br \/>\nvostra vita per la porta del vostro cuore. Noi non stiamo pi&ugrave; uno<br \/>\naccanto all&rsquo;altro o uno contro l&rsquo;altro. Egli attraversa tutte queste<br \/>\nporte. &Egrave; questa la realt&agrave; del Battesimo: Egli, il Risorto, viene, viene<br \/>\na voi e congiunge la vita sua con quella vostra, tenendovi dentro al<br \/>\nfuoco aperto del suo amore. Voi diventate un&rsquo;unit&agrave;, s&igrave;, una cosa sola<br \/>\ncon Lui, e cos&igrave; una cosa sola tra di voi. In un primo momento questo<br \/>\npu&ograve; sembrare assai teorico e poco realistico. Ma quanto pi&ugrave; vivrete la<br \/>\nvita da battezzati, tanto pi&ugrave; potrete sperimentare la verit&agrave; di questa<br \/>\nparola. Le persone battezzate e credenti non sono mai veramente<br \/>\nestranee l&rsquo;una per l&rsquo;altra. Possono separarci continenti, culture,<br \/>\nstrutture sociali o anche distanze storiche. Ma quando ci incontriamo,<br \/>\nci conosciamo in base allo stesso Signore, alla stessa fede, alla<br \/>\nstessa speranza, allo stesso amore, che ci formano. Allora<br \/>\nsperimentiamo che il fondamento delle nostre vite &egrave; lo stesso.<br \/>\nSperimentiamo che nel pi&ugrave; profondo del nostro intimo siamo ancorati<br \/>\nalla stessa identit&agrave;, a partire dalla quale tutte le diversit&agrave;<br \/>\nesteriori, per quanto grandi possano anche essere, risultano<br \/>\nsecondarie. I credenti non sono mai totalmente estranei l&rsquo;uno<br \/>\nall&rsquo;altro. Siamo in comunione a causa della nostra identit&agrave; pi&ugrave;<br \/>\nprofonda: Cristo in noi. Cos&igrave; la fede &egrave; una forza di pace e di<br \/>\nriconciliazione nel mondo: &egrave; superata la lontananza, nel Signore siamo<br \/>\ndiventati vicini (cfr Ef 2, 13).<\/p>\n<p>Questa intima natura del<br \/>\nBattesimo come dono di una nuova identit&agrave; viene rappresentata dalla<br \/>\nChiesa nel Sacramento mediante elementi sensibili. L&rsquo;elemento<br \/>\nfondamentale del Battesimo &egrave; l&rsquo;acqua; accanto ad essa c&rsquo;&egrave; in secondo<br \/>\nluogo la luce che, nella Liturgia della Veglia Pasquale, emerge con<br \/>\ngrande efficacia. Gettiamo solo uno sguardo su questi due elementi. Nel<br \/>\ncapitolo conclusivo della Lettera agli Ebrei si trova un&rsquo;affermazione<br \/>\nsu Cristo, nella quale l&rsquo;acqua non compare direttamente, ma che, per il<br \/>\nsuo collegamento con l&rsquo;Antico Testamento, lascia tuttavia trasparire il<br \/>\nmistero dell&rsquo;acqua e il suo significato simbolico. L&agrave; si legge: &ldquo;Il Dio<br \/>\ndella pace ha fatto tornare dai morti il Pastore grande delle pecore in<br \/>\nvirt&ugrave; del sangue di un&rsquo;alleanza eterna&rdquo; (cfr 13, 20). In questa frase<br \/>\necheggia una parola del Libro di Isaia, nella quale Mos&egrave; viene<br \/>\nqualificato come il pastore che il Signore ha fatto uscire dall&rsquo;acqua,<br \/>\ndal mare (cfr 63, 11). Ges&ugrave; appare come il nuovo Pastore, quello<br \/>\ndefinitivo che porta a compimento ci&ograve; che Mos&egrave; aveva fatto: Egli ci<br \/>\nconduce fuori dalle acque mortifere del mare, fuori dalle acque della<br \/>\nmorte. Possiamo in questo contesto ricordarci che Mos&egrave; dalla madre era<br \/>\nstato messo in un cestello e deposto nel Nilo. Poi, per la provvidenza<br \/>\ndi Dio, era stato tirato fuori dall&rsquo;acqua, portato dalla morte alla<br \/>\nvita, e cos&igrave; &ndash; salvato egli stesso dalle acque della morte &ndash; poteva<br \/>\ncondurre gli altri facendoli passare attraverso il mare della morte.<br \/>\nGes&ugrave; &egrave; per noi disceso nelle acque oscure della morte. Ma in virt&ugrave; del<br \/>\nsuo sangue, ci dice la Lettera agli Ebrei, &egrave; stato fatto tornare dalla<br \/>\nmorte: il suo amore si &egrave; unito a quello del Padre e cos&igrave; dalla<br \/>\nprofondit&agrave; della morte Egli ha potuto salire alla vita. Ora eleva noi<br \/>\ndalla morte alla vita vera. S&igrave;, &egrave; ci&ograve; che avviene nel Battesimo: Egli<br \/>\nci tira su verso di s&eacute;, ci attira dentro la vera vita. Ci conduce<br \/>\nattraverso il mare spesso cos&igrave; oscuro della storia, nelle cui<br \/>\nconfusioni e pericoli non di rado siamo minacciati di sprofondare. Nel<br \/>\nBattesimo ci prende come per mano, ci conduce sulla via che passa<br \/>\nattraverso il Mar Rosso di questo tempo e ci introduce nella vita<br \/>\nduratura, in quella vera e giusta. Teniamo stretta la sua mano!<br \/>\nQualunque cosa succeda o ci venga incontro, non abbandoniamo la sua<br \/>\nmano! Camminiamo allora sulla via che conduce alla vita.<\/p>\n<p>In<br \/>\nsecondo luogo c&rsquo;&egrave; il simbolo della luce e del fuoco. Gregorio di Tours<br \/>\nracconta di un&rsquo;usanza che qua e l&agrave; si &egrave; conservata a lungo, di prendere<br \/>\nper la celebrazione della Veglia Pasquale il fuoco nuovo per mezzo di<br \/>\nun cristallo direttamente dal sole: si riceveva, per cos&igrave; dire, luce e<br \/>\nfuoco nuovamente dal cielo per accendere poi da essi tutte le luci e i<br \/>\nfuochi dell&rsquo;anno. &Egrave; questo un simbolo di ci&ograve; che celebriamo nella<br \/>\nVeglia Pasquale. Con la radicalit&agrave; del suo amore, nel quale il cuore di<br \/>\nDio e il cuore dell&rsquo;uomo si sono toccati, Ges&ugrave; Cristo ha veramente<br \/>\npreso la luce dal cielo e l&rsquo;ha portata sulla terra &ndash; la luce della<br \/>\nverit&agrave; e il fuoco dell&rsquo;amore che trasforma l&rsquo;essere dell&rsquo;uomo. Egli ha<br \/>\nportato la luce, ed ora sappiamo chi &egrave; Dio e come &egrave; Dio. Cos&igrave; sappiamo<br \/>\nanche come stanno le cose riguardo all&rsquo;uomo; che cosa siamo noi e per<br \/>\nche scopo esistiamo. Venir battezzati significa che il fuoco di questa<br \/>\nluce viene calato gi&ugrave; nel nostro intimo. Per questo, nella Chiesa<br \/>\nantica il Battesimo veniva chiamato anche il Sacramento<br \/>\ndell&rsquo;illuminazione: la luce di Dio entra in noi; cos&igrave; diventiamo noi<br \/>\nstessi figli della luce. Questa luce della verit&agrave; che ci indica la via,<br \/>\nnon vogliamo lasciare che si spenga. Vogliamo proteggerla contro tutte<br \/>\nle potenze che intendono estinguerla per rigettarci nel buio su Dio e<br \/>\nsu noi stessi. Il buio, di tanto in tanto, pu&ograve; sembrare comodo. Posso<br \/>\nnascondermi e passare la mia vita dormendo. Noi per&ograve; non siamo chiamati<br \/>\nalle tenebre, ma alla luce. Nelle promesse battesimali accendiamo, per<br \/>\ncos&igrave; dire, nuovamente anno dopo anno questa luce: s&igrave;, credo che il<br \/>\nmondo e la mia vita non provengono dal caso, ma dalla Ragione eterna e<br \/>\ndall&rsquo;Amore eterno, sono creati dal Dio onnipotente. S&igrave;, credo che in<br \/>\nGes&ugrave; Cristo, nella sua incarnazione, nella sua croce e risurrezione si<br \/>\n&egrave; manifestato il Volto di Dio; che in Lui Dio &egrave; presente in mezzo a<br \/>\nnoi, ci unisce e ci conduce verso la nostra meta, verso l&rsquo;Amore eterno.<br \/>\nS&igrave;, credo che lo Spirito Santo ci dona la Parola di verit&agrave; ed illumina<br \/>\nil nostro cuore; credo che nella comunione della Chiesa diventiamo<br \/>\ntutti un solo Corpo col Signore e cos&igrave; andiamo incontro alla<br \/>\nrisurrezione e alla vita eterna. Il Signore ci ha donato la luce della<br \/>\nverit&agrave;. Questa luce &egrave; insieme anche fuoco, forza da parte di Dio, una<br \/>\nforza che non distrugge, ma vuole trasformare i nostri cuori, affinch&eacute;<br \/>\nnoi diventiamo veramente uomini di Dio e affinch&eacute; la sua pace diventi<br \/>\noperante in questo mondo.<\/p>\n<p>Nella Chiesa antica c&rsquo;era la<br \/>\nconsuetudine, che il Vescovo o il sacerdote dopo l&rsquo;omelia esortasse i<br \/>\ncredenti esclamando: &ldquo;Conversi ad Dominum&rdquo; &ndash; volgetevi ora verso il<br \/>\nSignore. Ci&ograve; significava innanzitutto che essi si volgevano verso Est &ndash;<br \/>\nnella direzione del sorgere del sole come segno del Cristo che torna,<br \/>\nal quale andiamo incontro nella celebrazione dell&rsquo;Eucaristia. Dove, per<br \/>\nqualche ragione, ci&ograve; non era possibile, essi in ogni caso si volgevano<br \/>\nverso l&rsquo;immagine di Cristo nell&rsquo;abside o verso la Croce, per orientarsi<br \/>\ninteriormente verso il Signore. Perch&eacute;, in definitiva, si trattava di<br \/>\nquesto fatto interiore: della conversio, del volgersi della nostra<br \/>\nanima verso Ges&ugrave; Cristo e cos&igrave; verso il Dio vivente, verso la luce<br \/>\nvera. Era collegata con ci&ograve; poi l&rsquo;altra esclamazione che ancora oggi,<br \/>\nprima del Canone, viene rivolta alla comunit&agrave; credente: &ldquo;Sursum corda&rdquo;<br \/>\n&ndash; in alto i cuori, fuori da tutti gli intrecci delle nostre<br \/>\npreoccupazioni, dei nostri desideri, delle nostre angosce, della nostra<br \/>\ndistrazione &ndash; in alto i vostri cuori, il vostro intimo! In ambedue le<br \/>\nesclamazioni veniamo in qualche modo esortati ad un rinnovamento del<br \/>\nnostro Battesimo: Conversi ad Dominum &ndash; sempre di nuovo dobbiamo<br \/>\ndistoglierci dalle direzioni sbagliate, nelle quali ci muoviamo cos&igrave;<br \/>\nspesso con il nostro pensare ed agire. Sempre di nuovo dobbiamo<br \/>\nvolgerci verso di Lui, che &egrave; la Via, la Verit&agrave; e la Vita. Sempre di<br \/>\nnuovo dobbiamo diventare dei &ldquo;convertiti&rdquo;, rivolti con tutta la vita<br \/>\nverso il Signore. E sempre di nuovo dobbiamo lasciare che il nostro<br \/>\ncuore sia sottratto alla forza di gravit&agrave;, che lo tira gi&ugrave;, e<br \/>\nsollevarlo interiormente in alto: nella verit&agrave; e l&rsquo;amore. In questa ora<br \/>\nringraziamo il Signore, perch&eacute; in virt&ugrave; della forza della sua parola e<br \/>\ndei santi Sacramenti Egli ci orienta nella direzione giusta e attrae<br \/>\nverso l&rsquo;alto il nostro cuore. E lo preghiamo cos&igrave;: S&igrave;, Signore, fa che<br \/>\ndiventiamo persone pasquali, uomini e donne della luce, ricolmi del<br \/>\nfuoco del tuo amore.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\nAmen.\n<\/p>\n<p><span style=\"font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 12px; line-height: 18px; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; text-align: justify; font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; color: #153f6b\"><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">\n<span style=\"color: #663300\"><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/homilies\/2008\/index_it.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span> <\/span><\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari fratelli e sorelle! Nel suo discorso d&rsquo;addio, Ges&ugrave; ha annunciato ai discepoli la sua imminente morte e risurrezione con una frase misteriosa. Dice: &ldquo;Vado e vengo da voi&rdquo; (Gv 14, 28). Il morire &egrave; un andare via. 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