{"id":213,"date":"2008-03-21T01:00:00","date_gmt":"2008-03-20T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/1613622473"},"modified":"2008-03-21T01:00:00","modified_gmt":"2008-03-20T23:00:00","slug":"omelia-di-benedetto-xvi-per-la-messa-in-cena-domini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=213","title":{"rendered":"Omelia di Benedetto XVI per la Messa in Cena Domini"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cercoiltuovolto.it\/images\/stories\/logo\/audio.jpg\" width=\"30\" height=\"28\" style=\"float: left;\" hspace=\"6\" alt=\"Articolo con file audio\" title=\"Articolo con file audio\" border=\"0\" \/>SANTA MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE &#8211; OMELIA DI SUA SANTIT&Agrave;<br \/>\nBENEDETTO XVI<br \/>\nBasilica di San Giovanni in Laterano &#8211; Gioved&igrave; Santo, 20 marzo 2008\n<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h2 class=\"highlight\">Ascolta l&#8217;omelia<\/h2>\n<p>\n&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n{audio}http:\/\/media01.vatiradio.va\/podcast\/00107765.MP3{\/audio}&nbsp;\n<\/p>\n<p>\nAscolta {mgmediabot2}path=http:\/\/media01.vatiradio.va\/podcast\/00107765.MP3|popup=in una finestra|width=300|height=300{\/mgmediabot2} pop-up\n<\/p>\n<p class=\"stickynote\">\n<b>Fonte<\/b>:<br \/>\nRadio Vaticana tramite feed Rss e <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/homilies\/2008\/documents\/hf_ben-xvi_hom_20080320_coena-domini_it.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Santa Sede<\/a>\n<\/p>\n<p>\n<i>Cari fratelli e sorelle<\/i>,\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\nsan Giovanni inizia il suo racconto sul come Ges&ugrave; lav&ograve; i piedi ai suoi discepoli<br \/>\ncon un linguaggio particolarmente solenne, quasi liturgico. &ldquo;Prima della festa<br \/>\ndi Pasqua Ges&ugrave;, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al<br \/>\nPadre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li am&ograve; sino alla fine&rdquo; (13,<br \/>\n1). &Egrave; arrivata l&rsquo;&ldquo;ora&rdquo; di Ges&ugrave;, verso la quale il suo operare era diretto fin<br \/>\ndall&rsquo;inizio. Ci&ograve; che costituisce il contenuto di questa ora, Giovanni lo<br \/>\ndescrive con due parole: passaggio (<i>metabainein, metabasis<\/i>) ed <i>agape<\/i><br \/>\n&ndash; amore. Le due parole si spiegano a vicenda; ambedue descrivono insieme la<br \/>\nPasqua di Ges&ugrave;: croce e risurrezione, crocifissione come elevazione, come<br \/>\n&ldquo;passaggio&rdquo; alla gloria di Dio, come un &ldquo;passare&rdquo; dal mondo al Padre. Non &egrave; come<br \/>\nse Ges&ugrave;, dopo una breve visita nel mondo, ora semplicemente ripartisse e<br \/>\ntornasse al Padre. Il passaggio &egrave; una trasformazione. Egli porta con s&eacute; la sua<br \/>\ncarne, il suo essere uomo. Sulla Croce, nel donare se stesso, Egli viene come<br \/>\nfuso e trasformato in un nuovo modo d&rsquo;essere, nel quale ora &egrave; sempre col Padre e<br \/>\ncontemporaneamente con gli uomini. Trasforma la Croce, l&rsquo;atto dell&rsquo;uccisione, in<br \/>\nun atto di donazione, di amore sino alla fine. Con questa espressione &ldquo;sino alla<br \/>\nfine&rdquo; Giovanni rimanda in anticipo all&rsquo;ultima parola di Ges&ugrave; sulla Croce: tutto<br \/>\n&egrave; portato a termine, &ldquo;&egrave; compiuto&rdquo; (19, 30). Mediante il suo amore la Croce<br \/>\ndiventa <i>metabasis<\/i>, trasformazione dell&rsquo;essere uomo nell&rsquo;essere partecipe<br \/>\ndella gloria di Dio. In questa trasformazione Egli coinvolge tutti noi,<br \/>\ntrascinandoci dentro la forza trasformatrice del suo amore al punto che, nel<br \/>\nnostro essere con Lui, la nostra vita diventa &ldquo;passaggio&rdquo;, trasformazione. Cos&igrave;<br \/>\nriceviamo la redenzione &ndash; l&rsquo;essere partecipi dell&rsquo;amore eterno, una condizione a<br \/>\ncui tendiamo con l&rsquo;intera nostra esistenza.\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nQuesto processo essenziale dell&rsquo;ora di Ges&ugrave; viene rappresentato nella lavanda<br \/>\ndei piedi in una specie di profetico atto simbolico. In essa Ges&ugrave; evidenzia con<br \/>\nun gesto concreto proprio ci&ograve; che il grande inno cristologico della <i>Lettera<br \/>\nai Filippesi<\/i> descrive come il contenuto del mistero di Cristo. Ges&ugrave; depone<br \/>\nle vesti della sua gloria, si cinge col &ldquo;panno&rdquo; dell&rsquo;umanit&agrave; e si fa schiavo.<br \/>\nLava i piedi sporchi dei discepoli e li rende cos&igrave; capaci di accedere al convito<br \/>\ndivino al quale Egli li invita. Al posto delle purificazioni cultuali ed<br \/>\nesterne, che purificano l&rsquo;uomo ritualmente, lasciandolo tuttavia cos&igrave; com&rsquo;&egrave;,<br \/>\nsubentra il bagno nuovo: Egli ci rende puri mediante la sua parola e il suo<br \/>\namore, mediante il dono di se stesso. &ldquo;Voi siete gi&agrave; mondi per la parola che vi<br \/>\nho annunziato&rdquo;, dir&agrave; ai discepoli nel discorso sulla vite (<i>Gv <\/i>15, 3).<br \/>\nSempre di nuovo ci lava con la sua parola. S&igrave;, se accogliamo le parole di Ges&ugrave;<br \/>\nin atteggiamento di meditazione, di preghiera e di fede, esse sviluppano in noi<br \/>\nla loro forza purificatrice. Giorno dopo giorno siamo come ricoperti di<br \/>\nsporcizia multiforme, di parole vuote, di pregiudizi, di sapienza ridotta ed<br \/>\nalterata; una molteplice semifalsit&agrave; o falsit&agrave; aperta s&rsquo;infiltra continuamente<br \/>\nnel nostro intimo. Tutto ci&ograve; offusca e contamina la nostra anima, ci minaccia<br \/>\ncon l&rsquo;incapacit&agrave; per la verit&agrave; e per il bene. Se accogliamo le parole di Ges&ugrave;<br \/>\ncol cuore attento, esse si rivelano veri lavaggi, purificazioni dell&rsquo;anima,<br \/>\ndell&rsquo;uomo interiore. &Egrave;, questo, ci&ograve; a cui ci invita il Vangelo della lavanda dei<br \/>\npiedi: lasciarci sempre di nuovo lavare da quest&rsquo;acqua pura, lasciarci rendere<br \/>\ncapaci della comunione conviviale con Dio e con i fratelli. Ma dal fianco di<br \/>\nGes&ugrave;, dopo il colpo di lancia del soldato, usc&igrave; non solo acqua, bens&igrave; anche<br \/>\nsangue (<i>Gv<\/i> 19, 34; cfr<i>1 Gv<\/i> 5, 6. 8). Ges&ugrave; non ha solo parlato, non<br \/>\nci ha lasciato solo parole. Egli dona se stesso. Ci lava con la potenza sacra<br \/>\ndel suo sangue, cio&egrave; con il suo donarsi &ldquo;sino alla fine&rdquo;, sino alla Croce. La<br \/>\nsua parola &egrave; pi&ugrave; di un semplice parlare; &egrave; carne e sangue &ldquo;per la vita del<br \/>\nmondo&rdquo; (<i>Gv<\/i> 6, 51). Nei santi Sacramenti, il Signore sempre di nuovo<br \/>\ns&rsquo;inginocchia davanti ai nostri piedi e ci purifica. PreghiamoLo, affinch&eacute; dal<br \/>\nbagno sacro del suo amore veniamo sempre pi&ugrave; profondamente penetrati e cos&igrave;<br \/>\nveramente purificati!\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nSe ascoltiamo il Vangelo con attenzione, possiamo scorgere nell&rsquo;avvenimento<br \/>\ndella lavanda dei piedi due aspetti diversi. La lavanda che Ges&ugrave; dona ai suoi<br \/>\ndiscepoli &egrave; anzitutto semplicemente azione sua &ndash; il dono della purezza, della<br \/>\n&ldquo;capacit&agrave; per Dio&rdquo; offerto a loro. Ma il dono diventa poi un modello, il compito<br \/>\ndi fare la stessa cosa gli uni per gli altri. I Padri hanno qualificato questa<br \/>\nduplicit&agrave; di aspetti della lavanda dei piedi con le parole <i>sacramentum<\/i> ed<br \/>\n<i>exemplum<\/i>. <i>Sacramentum<\/i> significa in questo contesto non uno dei<br \/>\nsette sacramenti, ma il mistero di Cristo nel suo insieme, dall&rsquo;incarnazione<br \/>\nfino alla croce e alla risurrezione: questo insieme diventa la forza risanatrice<br \/>\ne santificatrice, la forza trasformatrice per gli uomini, diventa la nostra <i><br \/>\nmetabasis<\/i>, la nostra trasformazione in una nuova forma di essere,<br \/>\nnell&rsquo;apertura per Dio e nella comunione con Lui. Ma questo nuovo essere che<br \/>\nEgli, senza&nbsp; nostro merito, semplicemente ci d&agrave; deve poi trasformarsi in noi<br \/>\nnella dinamica di una nuova vita. L&rsquo;insieme di dono ed esempio, che troviamo<br \/>\nnella pericope della lavanda dei piedi, &egrave; caratteristico per la natura del<br \/>\ncristianesimo in genere. Il cristianesimo, in rapporto col moralismo, &egrave; di pi&ugrave; e<br \/>\nuna cosa diversa. All&rsquo;inizio non sta il nostro fare, la nostra capacit&agrave; morale.<br \/>\nCristianesimo &egrave; anzitutto dono: Dio si dona a noi &ndash; non d&agrave; qualcosa, ma se<br \/>\nstesso. E questo avviene non solo all&rsquo;inizio, nel momento della nostra<br \/>\nconversione. Egli resta continuamente Colui che dona. Sempre di nuovo ci offre i<br \/>\nsuoi doni. Sempre ci precede. Per questo l&rsquo;atto centrale dell&rsquo;essere cristiani &egrave;<br \/>\nl&rsquo;Eucaristia: la gratitudine per essere stati gratificati, la gioia per la vita<br \/>\nnuova che Egli ci d&agrave;.\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nCon ci&ograve;, tuttavia, non restiamo destinatari passivi della bont&agrave; divina. Dio ci<br \/>\ngratifica come <i>partner<\/i> personali e vivi. L&rsquo;amore donato &egrave; la dinamica<br \/>\ndell&rsquo;&ldquo;amare insieme&rdquo;, vuol essere in noi vita nuova a partire da Dio. Cos&igrave;<br \/>\ncomprendiamo la parola che, al termine del racconto della lavanda dei piedi,<br \/>\nGes&ugrave; dice ai suoi discepoli e a tutti noi: &ldquo;Vi do un comandamento nuovo: che vi<br \/>\namiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, cos&igrave; amatevi anche voi gli uni<br \/>\ngli altri&rdquo; (<i>Gv<\/i> 13, 34). Il &ldquo;comandamento nuovo&rdquo; non consiste in una norma<br \/>\nnuova e difficile, che fino ad allora non esisteva. Il comandamento nuovo<br \/>\nconsiste nell&rsquo;amare insieme con Colui che ci ha amati per primo. Cos&igrave; dobbiamo<br \/>\ncomprendere anche il Discorso della montagna. Esso non significa che Ges&ugrave; abbia<br \/>\nallora dato precetti nuovi, che rappresentavano esigenze di un umanesimo pi&ugrave;<br \/>\nsublime di quello precedente. Il Discorso della montagna &egrave; un cammino di<br \/>\nallenamento nell&rsquo;immedesimarsi con i sentimenti di Cristo (cfr <i>Fil<\/i> 2, 5),<br \/>\nun cammino di purificazione interiore che ci conduce a un vivere insieme con<br \/>\nLui. La cosa nuova &egrave; il dono che ci introduce nella mentalit&agrave; di Cristo. Se<br \/>\nconsideriamo ci&ograve;, percepiamo quanto lontani siamo spesso con la nostra vita da<br \/>\nquesta novit&agrave; del Nuovo Testamento; quanto poco diamo all&rsquo;umanit&agrave; l&rsquo;esempio<br \/>\ndell&rsquo;amare in comunione col suo amore. Cos&igrave; le restiamo debitori della prova di<br \/>\ncredibilit&agrave; della verit&agrave; cristiana, che si dimostra nell&rsquo;amore. Proprio per<br \/>\nquesto vogliamo tanto maggiormente pregare il Signore di renderci, mediante la<br \/>\nsua purificazione, maturi per il nuovo comandamento.\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nNel Vangelo della lavanda dei piedi il colloquio di Ges&ugrave; con Pietro presenta<br \/>\nancora un altro particolare della prassi di vita cristiana, a cui vogliamo alla<br \/>\nfine rivolgere la nostra attenzione. In un primo momento, Pietro non aveva<br \/>\nvoluto lasciarsi lavare i piedi dal Signore: questo capovolgimento dell&rsquo;ordine,<br \/>\nche cio&egrave; il maestro &ndash; Ges&ugrave; &ndash; lavasse i piedi, che il padrone assumesse il<br \/>\nservizio dello schiavo, contrastava totalmente con il suo timor riverenziale<br \/>\nverso Ges&ugrave;, con il suo concetto del rapporto tra maestro e discepolo. &ldquo;Non mi<br \/>\nlaverai mai i piedi&rdquo;, dice a Ges&ugrave; con la sua consueta passionalit&agrave; (<i>Gv<\/i><br \/>\n13, 8). &Egrave; la stessa mentalit&agrave; che, dopo la professione di fede in Ges&ugrave;, Figlio<br \/>\ndi Dio, a Cesarea di Filippo, lo aveva spinto ad opporsi a Lui, quando aveva<br \/>\npredetto la riprovazione e la croce: &ldquo;Questo non ti accadr&agrave; mai!&rdquo;, aveva<br \/>\ndichiarato Pietro categoricamente (<i>Mt<\/i> 16, 22). Il suo concetto di Messia<br \/>\ncomportava un&rsquo;immagine di maest&agrave;, di grandezza divina. Doveva apprendere sempre<br \/>\ndi nuovo che la grandezza di Dio &egrave; diversa dalla nostra idea di grandezza; che<br \/>\nessa consiste proprio nel discendere, nell&rsquo;umilt&agrave; del servizio, nella radicalit&agrave;<br \/>\ndell&rsquo;amore fino alla totale auto-spoliazione. E anche noi dobbiamo apprenderlo<br \/>\nsempre di nuovo, perch&eacute; sistematicamente desideriamo un Dio del successo e non<br \/>\ndella Passione; perch&eacute; non siamo in grado di accorgerci che il Pastore viene<br \/>\ncome Agnello che si dona e cos&igrave; ci conduce al pascolo giusto.\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nQuando il Signore dice a Pietro che senza la lavanda dei piedi egli non avrebbe<br \/>\npotuto aver alcuna parte con Lui, Pietro subito chiede con impeto che gli siano<br \/>\nlavati anche il capo e le mani. A ci&ograve; segue la parola misteriosa di Ges&ugrave;: &ldquo;Chi<br \/>\nha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi&rdquo; (<i>Gv<\/i> 13, 10).<br \/>\nGes&ugrave; allude a un bagno che i discepoli, secondo le prescrizioni rituali, avevano<br \/>\ngi&agrave; fatto; per la partecipazione al convito occorreva ora soltanto la lavanda<br \/>\ndei piedi. Ma naturalmente si nasconde in ci&ograve; un significato pi&ugrave; profondo. A che<br \/>\ncosa si allude? Non lo sappiamo con certezza. In ogni caso teniamo presente che<br \/>\nla lavanda dei piedi, secondo il senso dell&rsquo;intero capitolo, non indica un<br \/>\nsingolo specifico Sacramento, ma il <i>sacramentum Christi<\/i> nel suo insieme &ndash;<br \/>\nil suo servizio di salvezza, la sua discesa fino alla croce,&nbsp; il suo amore sino<br \/>\nalla fine, che ci purifica e ci rende capaci di Dio. Qui, con la distinzione tra<br \/>\nbagno e lavanda dei piedi, tuttavia, si rende inoltre percepibile un&rsquo;allusione<br \/>\nalla vita nella comunit&agrave; dei discepoli, alla vita nella comunit&agrave; della Chiesa &ndash;<br \/>\nun&rsquo;allusione che Giovanni forse vuole consapevolmente trasmettere alle comunit&agrave;<br \/>\ndel suo tempo. Allora sembra chiaro che il bagno che ci purifica definitivamente<br \/>\ne non deve essere ripetuto &egrave; il Battesimo &ndash; l&rsquo;essere immersi nella morte e<br \/>\nrisurrezione di Cristo, un fatto che cambia la nostra vita profondamente,<br \/>\ndandoci come una nuova identit&agrave; che rimane, se non la gettiamo via come fece<br \/>\nGiuda. Ma anche nella permanenza di questa nuova identit&agrave;, per la comunione<br \/>\nconviviale con Ges&ugrave; abbiamo bisogno della &ldquo;lavanda dei piedi&rdquo;. Di che cosa si<br \/>\ntratta? Mi sembra che la <i>Prima Lettera di san Giovanni<\/i> ci dia la chiave<br \/>\nper comprenderlo. L&igrave; si legge: &ldquo;Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo<br \/>\nnoi stessi e la verit&agrave; non &egrave; in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che<br \/>\n&egrave; fedele e giusto ci perdoner&agrave; i peccati e ci purificher&agrave; da ogni colpa&rdquo; (1,<br \/>\n8s). Abbiamo bisogno della &ldquo;lavanda dei piedi&rdquo;, della lavanda dei peccati di<br \/>\nogni giorno, e per questo abbiamo bisogno della confessione dei peccati. Come<br \/>\nci&ograve; si sia svolto precisamente nelle comunit&agrave; giovannee, non lo sappiamo. Ma la<br \/>\ndirezione indicata dalla parola di Ges&ugrave; a Pietro &egrave; ovvia: per essere capaci a<br \/>\npartecipare alla comunit&agrave; conviviale con Ges&ugrave; Cristo dobbiamo essere sinceri.<br \/>\nDobbiamo riconoscere che anche nella nostra nuova identit&agrave; di battezzati<br \/>\npecchiamo. Abbiamo bisogno della confessione come essa ha preso forma nel<br \/>\nSacramento della riconciliazione. In esso il Signore lava a noi sempre di nuovo<br \/>\ni piedi sporchi e noi possiamo sederci a tavola con Lui.\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nMa cos&igrave; assume un nuovo significato anche la parola, con cui il Signore allarga<br \/>\nil <i>sacramentum<\/i> facendone l&rsquo;<i>exemplum<\/i>, un dono, un servizio per il<br \/>\nfratello: &ldquo;Se dunque io, il Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche<br \/>\nvoi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri&rdquo; (<i>Gv<\/i> 13, 14). Dobbiamo<br \/>\nlavarci i piedi gli uni gli altri nel quotidiano servizio vicendevole<br \/>\ndell&rsquo;amore. Ma dobbiamo lavarci i piedi anche nel senso che sempre di nuovo<br \/>\nperdoniamo gli uni agli altri. Il debito che il Signore ci ha condonato &egrave; sempre<br \/>\ninfinitamente pi&ugrave; grande di tutti i debiti che altri possono avere nei nostri<br \/>\nconfronti (cfr <i>Mt<\/i> 18, 21-35). A questo ci esorta il Gioved&igrave; Santo: non<br \/>\nlasciare che il rancore verso l&rsquo;altro diventi nel profondo un avvelenamento<br \/>\ndell&rsquo;anima. Ci esorta a purificare continuamente la nostra memoria, perdonandoci<br \/>\na vicenda di cuore, lavando i piedi gli uni degli altri, per poterci cos&igrave; recare<br \/>\ninsieme al convito di Dio.\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nIl Gioved&igrave; Santo &egrave; un giorno di gratitudine e di gioia per il grande dono<br \/>\ndell&rsquo;amore sino alla fine, che il Signore ci ha fatto. Vogliamo pregare il<br \/>\nSignore in questa ora, affinch&eacute; gratitudine e gioia diventino in noi la forza di<br \/>\namare insieme con il suo amore. Amen.\n<\/p>\n<p align=\"left\">\n&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"center\">\n&copy; Copyright 2008 &#8211; Libreria<br \/>\nEditrice Vaticana\n<\/p>\n<p align=\"left\">\n<span style=\"color: #663300\"><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/homilies\/2008\/index_it.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span> <\/span><\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SANTA MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE &#8211; OMELIA DI SUA SANTIT&Agrave; BENEDETTO XVI Basilica di San Giovanni in Laterano &#8211; Gioved&igrave; Santo, 20 marzo 2008<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_kad_post_transparent":"","_kad_post_title":"","_kad_post_layout":"","_kad_post_sidebar_id":"","_kad_post_content_style":"","_kad_post_vertical_padding":"","_kad_post_feature":"","_kad_post_feature_position":"","_kad_post_header":false,"_kad_post_footer":false,"_kad_post_classname":"","footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-213","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-audio-cattolici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/213","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=213"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/213\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=213"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=213"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=213"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}