{"id":189,"date":"2008-03-12T22:55:22","date_gmt":"2008-03-12T20:55:22","guid":{"rendered":"http:\/\/640032315"},"modified":"2008-03-12T22:55:22","modified_gmt":"2008-03-12T20:55:22","slug":"udienza-generale-del-santo-padre-di-mercoled","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=189","title":{"rendered":"Udienza Generale del Santo Padre di mercoled"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cercoiltuovolto.it\/images\/stories\/logo\/audio.jpg\" width=\"30\" height=\"28\" style=\"float: left;\" hspace=\"6\" alt=\"Articolo con file audio\" title=\"Articolo con file audio\" border=\"0\" \/><br \/>\nBENEDETTO XVI&nbsp; <span class=\"highlight\">UDIENZA GENERALE<\/span> Aula Paolo VI Mercoled&igrave;, 12 marzo 2008\n<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div align=\"justify\">\n<span class=\"error\">General audience of Benedict XVI in (chronological order) Italian,<br \/>\nFrench, English, German, Spanish, Portuguese, Polish, Croatian, Latin,<br \/>\nand Italian again. 00:34:45:65 (The content of this podcast is<br \/>\ncopyrighted by Vatican Radio which, according to its statute, is<br \/>\nentrusted to manage and protect the sound recordings of the Roman<br \/>\nPontiff, ensuring that their pastoral character and intellectual<br \/>\nproperty&#8217;s rights are protected when used by third parties.<br \/>\nThe content of this podcast is made available only for personal and<br \/>\nprivate use and cannot be exploited for commercial purposes, without<br \/>\nprior written authorization by Vatican Radio. For further information,<br \/>\nplease contact the International Relation Office at relint [chiocciola] vatiradio.va)&nbsp;<\/span>\n<\/div>\n<p>\n&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n{mgmediabot2}path=http:\/\/media01.vatiradio.va\/podcast\/00106651.MP3|popup=true|popupcaption=Apri il file in una pop-up|width=200|height=20{\/mgmediabot2}\n<\/p>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<b><i>Boezio e Cassiodoro<\/i><\/b>\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\n<i>Cari fratelli e sorelle,<\/i>\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\noggi vorrei parlare di due scrittori ecclesiastici, Boezio e Cassiodoro, che<br \/>\nvissero in anni tra i pi&ugrave; tribolati dell&rsquo;Occidente cristiano e, in particolare,<br \/>\ndella penisola italiana. Odoacre, re degli Eruli, un&#8217;etnia germanica, si era<br \/>\nribellato, ponendo termine all&rsquo;impero romano d&rsquo;Occidente (a. 476), ma aveva poi<br \/>\nben presto dovuto soccombere agli Ostrogoti di Teodorico, che per alcuni decenni<br \/>\nsi assicurarono il controllo della penisola italiana. Boezio, nato a Roma nel<br \/>\n480 circa dalla nobile stirpe degli Anicii, entr&ograve; ancor giovane nella vita<br \/>\npubblica, raggiungendo gi&agrave; a venticinque anni la carica di senatore. Fedele alla<br \/>\ntradizione della sua famiglia, si impegn&ograve; in politica convinto che si potessero<br \/>\ntemperare insieme le linee portanti della societ&agrave; romana con i valori dei popoli<br \/>\nnuovi. E in questo nuovo tempo dell&#8217;incontro delle culture consider&ograve; come sua<br \/>\npropria missione quella di riconciliare e di mettere insieme queste due culture,<br \/>\nla classica romana con la nascente del popolo ostrogoto. Fu cos&igrave; attivo in<br \/>\npolitica anche sotto Teodorico, che nei primi tempi lo stimava molto. Nonostante<br \/>\nquesta attivit&agrave; pubblica, Boezio non trascur&ograve; gli studi, dedicandosi in<br \/>\nparticolare all&rsquo;approfondimento di temi di ordine filosofico-religioso. Ma<br \/>\nscrisse anche manuali di aritmetica, di geometria, di musica, di astronomia:<br \/>\ntutto con l&#8217;intenzione di trasmettere alle nuove generazioni, ai nuovi tempi, la<br \/>\ngrande cultura greco-romana. In questo ambito, cio&egrave; nell&rsquo;impegno di promuovere<br \/>\nl&#8217;incontro delle culture, utilizz&ograve; le categorie della filosofia greca per<br \/>\nproporre la fede cristiana, anche qui in ricerca di una sintesi fra il<br \/>\npatrimonio ellenistico-romano e il messaggio evangelico. Proprio per questo,<br \/>\nBoezio &egrave; stato qualificato come l&rsquo;ultimo rappresentante della cultura romana<br \/>\nantica e il primo degli intellettuali medievali.\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nLa sua opera certamente pi&ugrave; nota &egrave; il <i>De consolatione philosophiae<\/i>, che<br \/>\negli compose in carcere per dare un senso alla sua ingiusta detenzione. Era<br \/>\nstato infatti accusato di complotto contro il re Teodorico per aver assunto la<br \/>\ndifesa in giudizio di un amico, il senatore Albino. Ma questo era un pretesto:<br \/>\nin realt&agrave; Teodorico, ariano e barbaro, sospettava che Boezio avesse simpatie per<br \/>\nl&rsquo;imperatore bizantino Giustiniano. Di fatto, processato e condannato a morte,<br \/>\nfu giustiziato il 23 ottobre del 524, a soli 44 anni. Proprio per questa sua<br \/>\ndrammatica fine, egli pu&ograve; parlare dall&rsquo;interno della propria esperienza anche<br \/>\nall&rsquo;uomo contemporaneo e soprattutto alle tantissime persone che subiscono la<br \/>\nsua stessa sorte a causa dell&rsquo;ingiustizia presente in tanta parte della<br \/>\n&lsquo;giustizia umana&rsquo;. In quest&rsquo;opera, nel carcere cerca la consolazione, cerca la<br \/>\nluce, cerca la saggezza. E dice di aver saputo distinguere, proprio in questa<br \/>\nsituazione, tra i beni apparenti &ndash; nel carcere essi scompaiono&nbsp; &ndash; e i beni veri,<br \/>\ncome come l&rsquo;autentica amicizia che anche nel carcere non scompaiono. Il bene pi&ugrave;<br \/>\nalto &egrave; Dio: Boezio impar&ograve; &ndash; e lo insegna a noi &ndash; a non cadere nel fatalismo, che<br \/>\nspegne la speranza. Egli ci insegna che non governa il fato, governa la<br \/>\nProvvidenza ed essa ha un volto. Con la Provvidenza si pu&ograve; parlare, perch&eacute; la<br \/>\nProvvidenza &egrave; Dio. Cos&igrave;, anche nel carcere gli rimane la possibilit&agrave; della<br \/>\npreghiera, del dialogo con Colui che ci salva. Nello stesso tempo, anche in<br \/>\nquesta situazione egli conserva il senso della bellezza della cultura e richiama<br \/>\nl&rsquo;insegnamento dei grandi filosofi antichi greci e romani come Platone,<br \/>\nAristotile &ndash; aveva cominciato a tradurre questi greci in latino &#8211; Cicerone,<br \/>\nSeneca, ed anche poeti come Tibullo e Virgilio.\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nLa filosofia, nel senso della ricerca della vera saggezza, &egrave; secondo Boezio la<br \/>\nvera medicina dell&rsquo;anima (lib. I). D&rsquo;altra parte, l&rsquo;uomo pu&ograve; sperimentare<br \/>\nl&rsquo;autentica felicit&agrave; unicamente nella propria interiorit&agrave; (lib. II). Per questo,<br \/>\nBoezio riesce a trovare un senso nel pensare alla propria tragedia personale<br \/>\nalla luce di un testo sapienziale dell&rsquo;Antico Testamento (<i>Sap<\/i> 7,30-8,1)<br \/>\nche egli cita: &ldquo;Contro la sapienza la malvagit&agrave; non pu&ograve; prevalere. Essa si<br \/>\nestende da un confine all&rsquo;altro con forza e governa con bont&agrave; eccellente ogni<br \/>\ncosa&rdquo; (Lib. III, 12: <i>PL<\/i> 63, col. 780). La cosiddetta prosperit&agrave; dei<br \/>\nmalvagi, pertanto, si rivela menzognera (lib. IV), e si evidenzia la natura<br \/>\nprovvidenziale dell&rsquo;<i>adversa fortuna<\/i>. Le difficolt&agrave; della vita non<br \/>\nsoltanto rivelano quanto quest&rsquo;ultima sia effimera e di breve durata, ma si<br \/>\ndimostrano perfino utili per individuare e mantenere gli autentici rapporti fra<br \/>\ngli uomini. L&rsquo;<i>adversa fortuna<\/i> permette infatti di discernere i falsi<br \/>\namici dai veri e fa capire che nulla &egrave; pi&ugrave; prezioso per l&rsquo;uomo di un&rsquo;amicizia<br \/>\nvera. Accettare fatalisticamente una condizione di sofferenza &egrave; assolutamente<br \/>\npericoloso, aggiunge il credente Boezio, perch&eacute; &ldquo;elimina alla radice la<br \/>\npossibilit&agrave; stessa della preghiera e della speranza teologale che stanno alla<br \/>\nbase del rapporto dell&rsquo;uomo con Dio&rdquo; (Lib. V, 3: <i>PL<\/i> 63, col. 842).\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nLa perorazione finale del <i>De consolatione philosophiae<\/i> pu&ograve; essere<br \/>\nconsiderata una sintesi dell&rsquo;intero insegnamento che Boezio rivolge a se stesso<br \/>\ne a tutti coloro che si dovessero trovare nelle sue stesse condizioni. Scrive<br \/>\ncos&igrave; in carcere: &ldquo;Combattete dunque i vizi, dedicatevi ad una vita virtuosa<br \/>\norientata dalla speranza che spinge in alto il cuore fino a raggiungere il cielo<br \/>\ncon le preghiere nutrite di umilt&agrave;. L&rsquo;imposizione che avete sub&igrave;to pu&ograve;<br \/>\ntramutarsi, qualora rifiutiate di mentire, nell&rsquo;enorme vantaggio di avere sempre<br \/>\ndavanti agli occhi il giudice supremo che vede e sa come stanno veramente le<br \/>\ncose&rdquo; (Lib. V, 6: <i>PL<\/i> 63, col. 862). Ogni detenuto, per qualunque motivo<br \/>\nsia finito in carcere, intuisce quanto sia pesante questa particolare condizione<br \/>\numana, soprattutto quando essa &egrave; abbrutita, come accadde a Boezio, dal ricorso<br \/>\nalla tortura. Particolarmente assurda &egrave; poi la condizione di chi, ancora come<br \/>\nBoezio che la citt&agrave; di Pavia riconosce e celebra nella liturgia come martire<br \/>\ndella fede, viene torturato a morte senza alcun altro motivo che non sia quello<br \/>\ndelle proprie convinzioni ideali, politiche e religiose. Boezio, simbolo di un<br \/>\nnumero immenso di detenuti ingiustamente di tutti i tempi e di tutte le<br \/>\nlatitudini, &egrave; di fatto oggettiva porta di ingresso alla contemplazione del<br \/>\nmisterioso Crocifisso del Golgota.\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nContemporaneo di Boezio fu Marco Aurelio Cassiodoro, un calabrese nato a<br \/>\nSquillace verso il 485, che mor&igrave; pieno di giorni, a Vivarium intorno al 580.<br \/>\nAnch&rsquo;egli, uomo di alto livello sociale, si dedic&ograve; alla vita politica e<br \/>\nall&rsquo;impegno culturale come pochi altri nell&rsquo;occidente romano del suo tempo.<br \/>\nForse gli unici che gli potevano stare alla pari in questo suo duplice interesse<br \/>\nfurono il gi&agrave; ricordato Boezio, e il futuro Papa di Roma, Gregorio Magno<br \/>\n(590-604). Consapevole della necessit&agrave; di non lasciare svanire nella<br \/>\ndimenticanza tutto il patrimonio umano e umanistico, accumulato nei secoli d&rsquo;oro<br \/>\ndell&rsquo;Impero Romano, Cassiodoro collabor&ograve; generosamente, e ai livelli pi&ugrave; alti<br \/>\ndella responsabilit&agrave; politica, con i popoli nuovi che avevano attraversato i<br \/>\nconfini dell&rsquo;Impero e si erano stanziati in Italia. &nbsp;Anche lui fu modello di<br \/>\nincontro culturale, di dialogo, di riconciliazione. Le vicende storiche non gli<br \/>\npermisero di realizzare i suoi sogni politici e culturali, che miravano a creare<br \/>\nuna sintesi fra la tradizione romano-cristiana dell&rsquo;Italia e la nuova cultura<br \/>\ngotica. Quelle stesse vicende lo convinsero per&ograve; della provvidenzialit&agrave; del<br \/>\nmovimento monastico, che si andava affermando nelle terre cristiane. Decise di<br \/>\nappoggiarlo dedicando ad esso tutte le sue ricchezze materiali e le sue forze<br \/>\nspirituali.\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nConcep&igrave; l&rsquo;idea di affidare proprio ai monaci il compito di recuperare,<br \/>\nconservare e trasmettere ai posteri l&rsquo;immenso patrimonio culturale degli<br \/>\nantichi, perch&eacute; non andasse perduto. Per questo fond&ograve; <i>Vivarium<\/i>, un<br \/>\ncenobio in cui tutto era organizzato in modo tale che fosse stimato come<br \/>\npreziosissimo e irrinunciabile il lavoro intellettuale dei monaci. Egli dispose<br \/>\nche anche quei monaci che non avevano una formazione intellettuale non dovevano<br \/>\noccuparsi solo del lavoro materiale, dell&#8217;agricoltura, ma anche trascrivere<br \/>\nmanoscritti e cos&igrave; aiutare nel trasmettere la grande cultura alle future<br \/>\ngenerazioni. E questo senza nessuno scapito per l&rsquo;impegno spirituale monastico e<br \/>\ncristiano e per l&rsquo;attivit&agrave; caritativa verso i poveri. Nel suo insegnamento,<br \/>\ndistribuito in varie opere, ma soprattutto nel trattato <i>De anima<\/i> e nelle<br \/>\n<i>Institutiones divinarum litterarum<\/i>, la preghiera (cfr <i>PL<\/i> 69, col.<br \/>\n1108), nutrita dalla Sacra Scrittura e particolarmente dalla frequentazione<br \/>\nassidua dei <i>Salmi<\/i> (cfr <i>PL<\/i> 69, col. 1149), ha sempre una posizione<br \/>\ncentrale quale nutrimento necessario per tutti. Ecco, ad esempio, come questo<br \/>\ndottissimo calabrese introduce la sua <i>Expositio in<\/i> <i>Psalterium<\/i>:<br \/>\n&ldquo;Respinte e abbandonate a Ravenna le sollecitazioni della carriera politica<br \/>\nsegnata dal sapore disgustoso delle preoccupazioni mondane, avendo goduto del<br \/>\nSalterio, libro venuto dal cielo come autentico miele dell&rsquo;anima, mi tuffai<br \/>\navido come un assetato a scrutarlo senza posa per lasciarmi permeare tutto di<br \/>\nquella dolcezza salutare dopo averne avuto abbastanza delle innumerevoli<br \/>\namarezze della vita attiva&rdquo; (<i>PL<\/i> 70, col. 10).\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p align=\"justify\">\nLa ricerca di Dio, tesa alla sua contemplazione &ndash; annota Cassiodoro -, resta lo<br \/>\nscopo permanente della vita monastica (cfr <i>PL<\/i> 69, col. 1107). Egli<br \/>\naggiunge per&ograve; che, con l&rsquo;aiuto della grazia divina (cfr <i>PL<\/i> 69, col.<br \/>\n1131.1142), una migliore fruizione della Parola rivelata si pu&ograve; raggiungere con<br \/>\nl&rsquo;utilizzazione delle conquiste scientifiche e degli strumenti culturali<br \/>\n&ldquo;profani&rdquo; gi&agrave; posseduti dai Greci e dai Romani (cfr <i>PL<\/i> 69, col. 1140).<br \/>\nPersonalmente, Cassiodoro si dedic&ograve; a studi filosofici, teologici ed esegetici<br \/>\nsenza particolare creativit&agrave;, ma attento alle intuizioni che riconosceva valide<br \/>\nnegli altri. Leggeva con rispetto e devozione soprattutto Girolamo ed Agostino.<br \/>\nDi quest&rsquo;ultimo diceva: &ldquo;In Agostino c&rsquo;&egrave; talmente tanta ricchezza che mi sembra<br \/>\nimpossibile trovare qualcosa che non sia gi&agrave; stato abbondantemente trattato da<br \/>\nlui<i>&rdquo;<\/i> (cfr <i>PL<\/i> 70, col. 10). Citando Girolamo invece esortava i<br \/>\nmonaci di Vivarium: &ldquo;Conseguono la palma della vittoria non soltanto coloro che<br \/>\nlottano fino all&rsquo;effusione del sangue o che vivono nella verginit&agrave;, ma anche<br \/>\ntutti coloro che, con l&rsquo;aiuto di Dio, vincono i vizi del corpo e conservano la<br \/>\nretta fede. Ma perch&eacute; possiate, sempre con l&rsquo;aiuto di Dio, vincere pi&ugrave;<br \/>\nfacilmente le sollecitazioni del mondo e i suoi allettamenti, restando in esso<br \/>\ncome pellegrini continuamente in cammino, cercate anzitutto di garantirvi<br \/>\nl&rsquo;aiuto salutare suggerito dal primo salmo che raccomanda di meditare notte e<br \/>\ngiorno la legge del Signore. Il nemico non trover&agrave; infatti alcun varco per<br \/>\nassalirvi se tutta la vostra attenzione sar&agrave; occupata da Cristo&rdquo; (<i>De<br \/>\nInstitutione Divinarum Scripturarum<\/i>, 32: <i>PL<\/i> 69, col. 1147). &Egrave; un<br \/>\nammonimento che possiamo accogliere come valido anche per noi. Viviamo infatti<br \/>\nanche noi in un tempo di incontro delle culture, di pericolo della violenza che<br \/>\ndistrugge le culture, e del necessario impegno di trasmettere i grandi valori e<br \/>\ndi insegnare alle nuove generazioni la via della riconciliazione e della pace.<br \/>\nQuesta via troviamo orientandoci verso il Dio con il volto umano, il Dio<br \/>\nrivelatosi a noi in Cristo.\n<\/p>\n<p class=\"stickynote\" align=\"justify\">\n<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/audiences\/2008\/documents\/hf_ben-xvi_aud_20080312_it.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Testo ufficiale del Santo Padre<\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BENEDETTO XVI&nbsp; UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI Mercoled&igrave;, 12 marzo 2008<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_kad_post_transparent":"","_kad_post_title":"","_kad_post_layout":"","_kad_post_sidebar_id":"","_kad_post_content_style":"","_kad_post_vertical_padding":"","_kad_post_feature":"","_kad_post_feature_position":"","_kad_post_header":false,"_kad_post_footer":false,"_kad_post_classname":"","footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-189","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-audio-cattolici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/189","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=189"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/189\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=189"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=189"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=189"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}