{"id":1855,"date":"2008-11-19T16:12:04","date_gmt":"2008-11-19T15:12:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cercoiltuovolto.it\/\/?p=1855"},"modified":"2026-07-01T18:36:51","modified_gmt":"2026-07-01T18:36:51","slug":"udienza-in-mp3-del-santo-padre-del-19-novembre-2008-san-paolo-13","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=1855","title":{"rendered":"Udienza in mp3 del Santo Padre del 19 novembre 2008 &#8211; San Paolo (13)"},"content":{"rendered":"<p>Udienza del Santo Padre Benedetto XVI.<\/p>\n<p><strong>Quando: <\/strong>19 novembre 2008 | <strong>Dove<\/strong>: Piazza San Pietro (Roma) |<strong> Durata<\/strong>: 00:18:14:81<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1856\" title=\"Benedetto XVI\" src=\"http:\/\/www.cercoiltuovolto.it\/\/wp-content\/uploads\/2008\/11\/papaudienza-254x300.jpg\" alt=\"\" width=\"254\" height=\"300\" \/><em>Cari fratelli e sorelle,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">nel cammino che stiamo compiendo sotto la guida di san Paolo, vogliamo ora  soffermarci su un tema che sta al centro delle controversie del secolo della  Riforma: la questione della giustificazione. Come diventa giusto l\u2019uomo agli  occhi di Dio? Quando Paolo incontr\u00f2 il Risorto sulla strada di Damasco era un  uomo realizzato: irreprensibile quanto alla giustizia derivante dalla Legge (cfr <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PYL.HTM\"><em>Fil<\/em> 3,6<\/a>),  superava molti suoi coetanei nell\u2019osservanza delle prescrizioni mosaiche ed era  zelante nel sostenere le tradizioni dei padri (cfr <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PY7.HTM\"><em>Gal<\/em> 1,14<\/a>).  L\u2019illuminazione di Damasco gli cambi\u00f2 radicalmente l&#8217;esistenza: cominci\u00f2 a  considerare tutti i meriti, acquisiti in una carriera religiosa integerrima,  come \u201cspazzatura\u201d di fronte alla sublimit\u00e0 della conoscenza di Ges\u00f9 Cristo (cfr <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PYL.HTM\">Fil 3,8<\/a><\/em>).  La <em>Lettera ai Filippesi<\/em> ci offre una toccante testimonianza del passaggio  di Paolo da una giustizia fondata sulla Legge e acquisita con l&#8217;osservanza delle  opere prescritte, ad una giustizia basata sulla fede in Cristo: egli aveva  compreso che quanto fino ad allora gli era parso un guadagno in realt\u00e0 di fronte  a Dio era una perdita e aveva deciso perci\u00f2 di scommettere tutta la sua  esistenza su Ges\u00f9 Cristo (cfr <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PYL.HTM\"><em>Fil<\/em> 3,7<\/a>).  Il tesoro nascosto nel campo e la perla preziosa nel cui acquisto investire  tutto il resto non erano pi\u00f9 le opere della Legge, ma Ges\u00f9 Cristo, il suo  Signore.<\/p>\n<p>[display_podcast]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto tra Paolo e il Risorto divent\u00f2 talmente profondo da indurlo a  sostenere che Cristo non era pi\u00f9 soltanto la sua vita ma il suo vivere, al punto  che per poterlo raggiungere persino il morire diventava un guadagno (cfr <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PYJ.HTM\"><em>Fil<\/em> 1,21<\/a>).  Non che disprezzasse la vita, ma aveva compreso che per lui il vivere non aveva  ormai altro scopo e non nutriva perci\u00f2 altro desiderio che di raggiungere  Cristo, come in una gara di atletica, per restare sempre con Lui: il Risorto era  diventato l\u2019inizio e il fine della sua esistenza, il motivo e la m\u00e8ta della sua  corsa. Soltanto la preoccupazione per la maturazione nella fede di coloro che  aveva evangelizzato e la sollecitudine per tutte le Chiese da lui fondate (cfr <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PXV.HTM\"><em>2 Cor<\/em> 11,28<\/a>)  lo inducevano a rallentare la corsa verso il suo unico Signore, per attendere i  discepoli affinch\u00e9 con lui potessero correre verso la m\u00e8ta. Se nella precedente  osservanza della Legge non aveva nulla da rimproverarsi dal punto di vista  dell\u2019integrit\u00e0 morale, una volta raggiunto da Cristo preferiva non pronunciare  giudizi su se stesso (cfr <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PXU.HTM\"><em>1 Cor<\/em> 4,3-4<\/a>),  ma si limitava a proporsi di correre per conquistare Colui dal quale era stato  conquistato (cfr <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PYJ.HTM\"><em> Fil<\/em> 3,12<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprio per questa personale esperienza del rapporto con Ges\u00f9 Cristo che  Paolo colloca ormai al centro del suo Vangelo un\u2019irriducibile opposizione tra  due percorsi alternativi verso la giustizia: uno costruito sulle opere della  Legge, l\u2019altro fondato sulla grazia della fede in Cristo. L\u2019alternativa fra la  giustizia per le opere della Legge e quella per la fede in Cristo diventa cos\u00ec  uno dei motivi dominanti che attraversano le sue Lettere: \u201cNoi, che per nascita  siamo Giudei e non pagani peccatori, sapendo tuttavia che l&#8217;uomo non \u00e8  giustificato per le opere della Legge, ma soltanto per mezzo della fede in Ges\u00f9  Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Ges\u00f9, per essere giustificati per la  fede in Cristo e non per le opere della Legge; poich\u00e9 per le opere della Legge  non verr\u00e0 mai giustificato nessuno\u201d (<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PY8.HTM\"><em>Gal<\/em> 2,15-16<\/a>). E ai cristiani di Roma ribadisce che \u201ctutti hanno peccato e sono  privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia,  per mezzo della redenzione che \u00e8 in Cristo Ges\u00f9 (<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PX0.HTM\"><em>Rm<\/em> 3,23-24<\/a>). E aggiunge \u201cNoi riteniamo, infatti che l\u2019uomo \u00e8 giustificato per  la fede, indipendentemente dalle opere della Legge\u201d (<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PX0.HTM\">Ibid  28<\/a>). Lutero a questo punto tradusse: \u201cgiustificato per la sola fede\u201d.  Ritorner\u00f2 su questo punto alla fine della catechesi. Prima dobbiamo chiarire che  cosa \u00e8 questa \u201cLegge\u201d dalla quale siamo liberati e che cosa sono quelle \u201copere  della Legge\u201d che non giustificano. Gi\u00e0 nella comunit\u00e0 di Corinto esisteva  l\u2019opinione che sarebbe poi ritornata sistematicamente nella storia; l\u2019opinione  consisteva nel ritenere che si trattasse della legge morale e che la libert\u00e0  cristiana consistesse quindi nella liberazione dall\u2019etica. Cos\u00ec a Corinto  circolava la parola \u201c\u03c0\u03ac\u03bd\u03c4\u03b1 \u03bc\u03bf\u03b9 \u03ad\u03be\u03b5\u03c3\u03c4\u03b9\u03bd\u201d (tutto mi \u00e8 lecito). E\u2019 ovvio che questa  interpretazione \u00e8 sbagliata: la libert\u00e0 cristiana non \u00e8 libertinismo, la  liberazione della quale parla san Paolo non \u00e8 liberazione dal fare il bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma che cosa significa dunque la Legge dalla quale siamo liberati e che non  salva? Per san Paolo, come per tutti i suoi contemporanei, la parola Legge  significava la Torah nella sua totalit\u00e0, cio\u00e8 i cinque libri di Mos\u00e8. La Torah  implicava, nell\u2019interpretazione farisaica, quella studiata e fatta propria da  Paolo, un complesso di comportamenti che andava dal nucleo etico fino alle  osservanze rituali e cultuali che determinavano sostanzialmente l\u2019identit\u00e0  dell\u2019uomo giusto. Particolarmente la circoncisione, le osservanze circa il cibo  puro e generalmente la purezza rituale, le regole circa l\u2019osservanza del sabato,  ecc. Comportamenti che appaiono spesso anche nei dibattiti tra Ges\u00f9 e i suoi  contemporanei. Tutte queste osservanze che esprimono una identit\u00e0 sociale,  culturale e religiosa erano divenute singolarmente importanti al tempo della  cultura ellenistica, cominciando dal III secolo a.C. Questa cultura, che era  diventata la cultura universale di allora, ed era una cultura apparentemente  razionale, una cultura politeista, apparentemente tollerante, costituiva una  pressione forte verso l\u2019uniformit\u00e0 culturale e minacciava cos\u00ec l\u2019identit\u00e0 di  Israele, che era politicamente costretto ad entrare in questa identit\u00e0 comune  della cultura ellenistica con conseguente perdita della propria identit\u00e0,  perdita quindi anche della preziosa eredit\u00e0 della fede dei Padri, della fede  nell\u2019unico Dio e nelle promesse di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro questa pressione culturale, che minacciava non solo l\u2019identit\u00e0  israelitica, ma anche la fede nell\u2019unico Dio e nelle sue promesse, era  necessario creare un muro di distinzione, uno scudo di difesa a protezione della  preziosa eredit\u00e0 della fede; tale muro consisteva proprio nelle osservanze e  prescrizioni giudaiche. Paolo, che aveva appreso tali osservanze proprio nella  loro funzione difensiva del dono di Dio, dell\u2019eredit\u00e0 della fede in un unico  Dio, ha visto minacciata questa identit\u00e0 dalla libert\u00e0 dei cristiani: per questo  li perseguitava. Al momento del suo incontro con il Risorto cap\u00ec che con la  risurrezione di Cristo la situazione era cambiata radicalmente. Con Cristo, il  Dio di Israele, l\u2019unico vero Dio, diventava il Dio di tutti i popoli. Il muro \u2013  cos\u00ec dice nella <em>Lettera agli Efesini<\/em> \u2013 tra Israele e i pagani non era pi\u00f9  necessario: \u00e8 Cristo che ci protegge contro il politesimo e tutte le sue  deviazioni; \u00e8 Cristo che ci unisce con e nell\u2019unico Dio; \u00e8 Cristo che garantisce  la nostra vera identit\u00e0 nella diversit\u00e0 delle culture. Il muro non \u00e8 pi\u00f9  necessario, la nostra identit\u00e0 comune nella diversit\u00e0 delle culture \u00e8 Cristo, ed  \u00e8 lui che ci fa giusti. Essere giusto vuol semplicemente dire essere con Cristo  e in Cristo. E questo basta. Non sono pi\u00f9 necessarie altre osservanze. Perci\u00f2  l\u2019espressione \u201c<em>sola fide<\/em>\u201d di Lutero \u00e8 vera, se non si oppone la fede alla  carit\u00e0, all\u2019amore. La fede \u00e8 guardare Cristo, affidarsi a Cristo, attaccarsi a  Cristo, conformarsi a Cristo, alla sua vita. E la forma, la vita di Cristo \u00e8  l\u2019amore; quindi credere \u00e8 conformarsi a Cristo ed entrare nel suo amore. Perci\u00f2  san Paolo nella Lettera ai Galati, nella quale soprattutto ha sviluppato la sua  dottrina sulla giustificazione, parla della fede che opera per mezzo della  carit\u00e0 (cfr <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0001\/__PYB.HTM\"><em>Gal<\/em> 5,14<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paolo sa che nel duplice amore di Dio e del prossimo \u00e8 presente e adempiuta  tutta la Legge. Cos\u00ec nella comunione con Cristo, nella fede che crea la carit\u00e0,  tutta la Legge \u00e8 realizzata. Diventiamo giusti entrando in comunione con Cristo  che \u00e8 l&#8217;amore. Vedremo la stessa cosa nel Vangelo della prossima domenica,  solennit\u00e0 di Cristo Re. \u00c8 il Vangelo del giudice il cui unico criterio \u00e8  l&#8217;amore. Ci\u00f2 che domanda \u00e8 solo questo: Tu mi hai visitato quando ero ammalato?  Quando ero in carcere? Tu mi hai dato da mangiare quando ho avuto fame, tu mi  hai vestito quando ero nudo? E cos\u00ec la giustizia si decide nella carit\u00e0. Cos\u00ec,  al termine di questo Vangelo, possiamo quasi dire: solo amore, sola carit\u00e0. Ma  non c&#8217;\u00e8 contraddizione tra questo Vangelo e San Paolo. \u00c8 la medesima visione,  quella secondo cui la comunione con Cristo, la fede in Cristo crea la carit\u00e0. E  la carit\u00e0 \u00e8 realizzazione della comunione con Cristo. Cos\u00ec, essendo uniti a Lui  siamo giusti e in nessun altro modo.<\/p>\n<p align=\"left\">Alla fine, possiamo solo pregare il Signore che ci aiuti a credere. Credere  realmente; credere diventa cos\u00ec vita, unit\u00e0 con Cristo, trasformazione della  nostra vita. E cos\u00ec, trasformati dal suo amore, dall\u2019amore di Dio e del  prossimo, possiamo essere realmente giusti agli occhi di Dio.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Saluti:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Do un cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Slovacchia. Fratelli  e sorelle, ieri nelle basiliche romane dei santi Apostoli Pietro e Paolo si  celebrava la festa della Dedicazione. La visita di queste basiliche  approfondisca il vostro amore per la Chiesa, fondata sugli apostoli. Con affetto  vi benedico. Sia lodato Ges\u00f9 Cristo!<\/p>\n<p align=\"center\">* * *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In  particolare, saluto i fedeli della <em>Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca<\/em>,  con il loro Pastore Mons. Vito De Grisantis, qui convenuti per ricambiare la  visita, che ho avuto la gioia di compiere nella loro terra nello scorso mese di  giugno. Cari amici, ancora una volta vi ringrazio per l\u2019affetto con cui mi avete  accolto, ed auspico che da quel nostro incontro scaturisca per la vostra  Comunit\u00e0 diocesana una rinnovata, fedele e generosa adesione a Cristo e alla sua  Chiesa. Saluto i rappresentanti della <em>Federazione italiana cuochi<\/em> e i <em> Carabinieri della Regione Umbria<\/em>. Tutti ringrazio per la presenza, ed auguro  a ciascuno di essere messaggeri di gioia e di condivisione fraterna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saluto infine i <em>giovani<\/em>, i <em>malati<\/em> e gli <em>sposi novelli<\/em>.  Domenica prossima, ultima del tempo ordinario, celebreremo la solennit\u00e0 di  Cristo, re dell\u2019Universo. Cari <em>giovani<\/em>, ponete Ges\u00f9 al centro della  vostra vita, e da Lui riceverete luce e coraggio. Cristo, che ha fatto della  Croce un trono regale, insegni a voi, cari <em>malati<\/em>, a comprendere il  valore redentivo della sofferenza vissuta in unione a Lui. A voi, cari <em>sposi  novelli<\/em>, auguro di riconoscere la presenza del Signore nel vostro cammino  familiare.<\/p>\n<p><br class=\"spacer_\" \/><\/p>\n<p align=\"center\">\u00a9 Copyright 2008 &#8211; Libreria  Editrice Vaticana<\/p>\n<p><br class=\"spacer_\" \/><\/p>\n<p>Fonte del podcast: <strong>Radio Vaticana<\/strong> via FeedRss<\/p>\n<p><br class=\"spacer_\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(The content of this podcast is copyrighted by Vatican Radio which, according to  its statute, is entrusted to manage and protect the sound recordings of the  Roman Pontiff, ensuring that their pastoral character and intellectual  property&#8217;s rights are protected when used by third parties. The content of this  podcast is made available only for personal and private use and cannot be  exploited for commercial purposes, without prior written authorization by  Vatican Radio. For further information, please contact the International  Relation Office at relint@vatiradio.va)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Udienza del Santo Padre Benedetto XVI. Quando: 19 novembre 2008 | Dove: Piazza San Pietro (Roma) | Durata: 00:18:14:81 Cari fratelli e sorelle, nel cammino che stiamo compiendo sotto la guida di san Paolo, vogliamo ora soffermarci su un tema che sta al centro delle controversie del secolo della Riforma: la questione della giustificazione. 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