{"id":110,"date":"2008-01-02T00:21:35","date_gmt":"2008-01-01T22:21:35","guid":{"rendered":"http:\/\/162394004"},"modified":"2008-01-02T00:21:35","modified_gmt":"2008-01-01T22:21:35","slug":"omelia-messa-di-mezzanotte-benedetto-xvi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=110","title":{"rendered":"Omelia Messa di Mezzanotte &#8211; Benedetto XVI"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">\n<span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif\"><span class=\"dropcap\">N<\/span>ella stalla di<br \/>\nBetlemme cielo e terra si toccano. Il cielo &egrave; venuto sulla terra. Per<br \/>\nquesto, da l&igrave; emana una <\/span><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif\">luce per tutti i tempi; per questo l&igrave; s&rsquo;accende<br \/>\nla gioia; per questo l&igrave; nasce il canto&#8230; Il cielo non appartiene alla<br \/>\ngeografia dello spazio, ma alla geografia del cuore. E il cuore di Dio,<br \/>\nnella Notte santa, si &egrave; chinato gi&ugrave; fin nella stalla: l&rsquo;umilt&agrave; di Dio &egrave;<br \/>\nil cielo. E se andiamo incontro a questa umilt&agrave;, allora tocchiamo il<br \/>\ncielo.<\/span>\n<\/p>\n<p>\n{enclose http:\/\/www.donboscoland.it\/audio\/papa_notte_natale_2007.mp3}\n<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 18.7pt; text-align: justify\" align=\"justify\">\n<span style=\"font-size: 10pt\"><b><i><span style=\"font-family: Arial\">Cari fratelli e sorelle!<o:p><\/o:p><\/span><\/i><\/b><\/span>\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 18.7pt; text-align: justify\" align=\"justify\">\n<span style=\"font-size: 10pt\"><span style=\"font-family: Arial\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/span>\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 18.7pt; text-align: justify\" align=\"justify\">\n<span style=\"font-size: 10pt\"><span style=\"font-family: Arial\">&laquo;Per<br \/>\nMaria si compirono i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio<br \/>\nprimogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perch&eacute;<br \/>\nnon c&rsquo;era posto per loro nell&rsquo;albergo&raquo; (Cf. <i>Lc<\/i> 2,6s).<br \/>\nQueste frasi, sempre di nuovo ci toccano il cuore. &Egrave; arrivato il<br \/>\nmomento che l&rsquo;Angelo aveva preannunziato a Nazaret: &laquo;Darai alla luce un<br \/>\nfiglio e lo chiamerai Ges&ugrave;. Sar&agrave; grande e chiamato Figlio<br \/>\ndell&rsquo;Altissimo&raquo; (Cf. <i>Lc<\/i> 1,31). &Egrave; arrivato il momento<br \/>\nche Israele aveva atteso da tanti secoli, durante tante ore buie &ndash; il<br \/>\nmomento in qualche modo atteso da tutta l&rsquo;umanit&agrave; in figure ancora<br \/>\nconfuse: che Dio si prendesse cura di noi, che uscisse dal suo<br \/>\nnascondimento, che il mondo diventasse sano e che Egli rinnovasse<br \/>\ntutto. Possiamo immaginare con quanta preparazione interiore, con<br \/>\nquanto amore Maria sia andata incontro a quell&rsquo;ora. Il breve accenno:<br \/>\n&laquo;Lo avvolse in fasce&raquo; ci lascia intravedere qualcosa della santa gioia<br \/>\ne dello zelo silenzioso di quella preparazione. Erano pronte le fasce,<br \/>\naffinch&eacute; il bimbo potesse essere accolto bene. Ma nell&rsquo;albergo non c&rsquo;&egrave;<br \/>\nposto. In qualche modo l&rsquo;umanit&agrave; attende Dio, la sua vicinanza. Ma<br \/>\nquando arriva il momento, non ha posto per Lui. &Egrave; tanto occupata con se<br \/>\nstessa, ha bisogno di tutto lo spazio e di tutto il tempo in modo cos&igrave;<br \/>\nesigente per le proprie cose, che non rimane nulla per l&rsquo;altro &ndash; per il<br \/>\nprossimo, per il povero, per Dio. E quanto pi&ugrave; gli uomini diventano<br \/>\nricchi, tanto pi&ugrave; riempiono tutto con se stessi. Tanto meno pu&ograve; entrare<br \/>\nl&rsquo;altro.<o:p><\/o:p><\/span><\/span>\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 18.7pt; text-align: justify\" align=\"justify\">\n<span style=\"font-size: 10pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Giovanni,<br \/>\nnel suo Vangelo, puntando all&rsquo;essenziale ha approfondito la breve<br \/>\nnotizia di san Luca sulla situazione in Betlemme: &laquo;Venne fra la sua<br \/>\ngente, ma i suoi non l&rsquo;hanno accolto&raquo; (1,11). Ci&ograve; riguarda innanzitutto<br \/>\nBetlemme: il Figlio di Davide viene nella sua citt&agrave;, ma deve nascere in<br \/>\nuna stalla, perch&eacute; nell&rsquo;albergo non c&rsquo;&egrave; posto per Lui. Riguarda poi<br \/>\nIsraele: l&rsquo;inviato viene dai suoi, ma non lo si vuole. Riguarda in<br \/>\nrealt&agrave; l&rsquo;intera umanit&agrave;: Colui per il quale &egrave; stato fatto il mondo, il<br \/>\nprimordiale Verbo creatore entra nel mondo, ma non viene ascoltato, non<br \/>\nviene accolto.<o:p><\/o:p><\/span><\/span>\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 18.7pt; text-align: justify\" align=\"justify\">\n<span style=\"font-size: 10pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Queste<br \/>\nparole riguardano in definitiva noi, ogni singolo e la societ&agrave; nel suo<br \/>\ninsieme. Abbiamo tempo per il prossimo che ha bisogno della nostra,<br \/>\ndella mia parola, del mio affetto? Per il sofferente che ha bisogno di<br \/>\naiuto? Per il profugo o il rifugiato che cerca asilo? Abbiamo tempo e<br \/>\nspazio per Dio? Pu&ograve; Egli entrare nella nostra vita? Trova uno spazio in<br \/>\nnoi, o abbiamo occupato tutti gli spazi del nostro pensiero, del nostro<br \/>\nagire, della nostra vita per noi stessi?<o:p><\/o:p><\/span><\/span>\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 18.7pt; text-align: justify\" align=\"justify\">\n<span style=\"font-size: 10pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Grazie<br \/>\na Dio, la notizia negativa non &egrave; l&rsquo;unica, n&eacute; l&rsquo;ultima che troviamo nel<br \/>\nVangelo. Come in Luca incontriamo l&rsquo;amore della madre Maria e la<br \/>\nfedelt&agrave; di san Giuseppe, la vigilanza dei pastori e la loro grande<br \/>\ngioia, come in Matteo incontriamo la visita dei sapienti Magi, venuti<br \/>\nda lontano, cos&igrave; anche Giovanni ci dice: &laquo;A quanti per&ograve; l&rsquo;hanno<br \/>\naccolto, ha dato potere di diventare figli di Dio&raquo; (<i>Gv<\/i><br \/>\n1,12). Esistono quelli che lo accolgono e cos&igrave;, a cominciare dalla<br \/>\nstalla, dall&rsquo;esterno, cresce silenziosamente la nuova casa, la nuova<br \/>\ncitt&agrave;, il nuovo mondo. Il messaggio di Natale ci fa riconoscere il buio<br \/>\ndi un mondo chiuso, e con ci&ograve; illustra senz&rsquo;altro una realt&agrave; che<br \/>\nvediamo quotidianamente. Ma esso ci dice anche, che Dio non si lascia<br \/>\nchiudere fuori. Egli trova uno spazio, entrando magari per la stalla;<br \/>\nesistono degli uomini che vedono la sua luce e la trasmettono. Mediante<br \/>\nla parola del Vangelo, l&rsquo;Angelo parla anche a noi, e nella sacra<br \/>\nliturgia la luce del Redentore entra nella nostra vita. Se siamo<br \/>\npastori o sapienti &ndash; la luce e il suo messaggio ci chiamano a metterci<br \/>\nin cammino, ad uscire dalla chiusura dei nostri desideri ed interessi<br \/>\nper andare incontro al Signore ed adorarlo. Lo adoriamo aprendo il<br \/>\nmondo alla verit&agrave;, al bene, a Cristo, al servizio di quanti sono<br \/>\nemarginati e nei quali Egli ci attende.<o:p><\/o:p><\/span><\/span>\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 18.7pt; text-align: justify\" align=\"justify\">\n<span style=\"font-size: 10pt\"><span style=\"font-family: Arial\">In<br \/>\nalcune rappresentazioni natalizie del tardo Medioevo e dell&rsquo;inizio del<br \/>\ntempo moderno la stalla appare come un palazzo un po&rsquo; fatiscente. Se ne<br \/>\npu&ograve; ancora riconoscere la grandezza di una volta, ma ora &egrave; andato in<br \/>\nrovina, le mura sono diroccate &ndash; &egrave; diventato, appunto, una stalla. Pur<br \/>\nnon avendo nessuna base storica, questa interpretazione, nel suo modo<br \/>\nmetaforico, esprime tuttavia qualcosa della verit&agrave; che si nasconde nel<br \/>\nmistero del Natale. Il trono di Davide, al quale era promessa una<br \/>\ndurata eterna, &egrave; vuoto. Altri dominano sulla Terra santa. Giuseppe, il<br \/>\ndiscendente di Davide, &egrave; un semplice artigiano; il palazzo, di fatto, &egrave;<br \/>\ndiventato una capanna. Davide stesso aveva cominciato da pastore.<br \/>\nQuando Samuele lo cerc&ograve; per l&rsquo;unzione, sembrava impossibile e<br \/>\ncontraddittorio che un simile pastore-ragazzino potesse diventare il<br \/>\nportatore della promessa di Israele. Nella stalla di Betlemme, proprio<br \/>\nl&igrave; dove era stato il punto di partenza, ricomincia la regalit&agrave; davidica<br \/>\nin modo nuovo &ndash; in quel bimbo avvolto in fasce e deposto in una<br \/>\nmangiatoia. Il nuovo trono dal quale questo Davide attirer&agrave; il mondo a<br \/>\ns&eacute; &egrave; la Croce. Il nuovo trono &ndash; la Croce &ndash; corrisponde al nuovo inizio<br \/>\nnella stalla. Ma proprio cos&igrave; viene costruito il vero palazzo davidico,<br \/>\nla vera regalit&agrave;. Questo nuovo palazzo &egrave; cos&igrave; diverso da come gli<br \/>\nuomini immaginano un palazzo e il potere regale. Esso &egrave; la comunit&agrave; di<br \/>\nquanti si lasciano attrarre dall&rsquo;amore di Cristo e con Lui diventano un<br \/>\ncorpo solo, un&rsquo;umanit&agrave; nuova. Il potere che proviene dalla Croce, il<br \/>\npotere della bont&agrave; che si dona &ndash; &egrave; questa la vera regalit&agrave;. La stalla<br \/>\ndiviene palazzo &ndash; proprio a partire da questo inizio, Ges&ugrave; edifica la<br \/>\ngrande nuova comunit&agrave;, la cui parola-chiave cantano gli Angeli nell&rsquo;ora<br \/>\ndella sua nascita: &laquo;Gloria a Dio nel pi&ugrave; alto dei cieli e pace in terra<br \/>\nagli uomini che egli ama&raquo; &ndash; uomini che depongono la loro volont&agrave; nella<br \/>\nsua, diventando cos&igrave; uomini di Dio, uomini nuovi, mondo nuovo.<o:p><\/o:p><\/span><\/span>\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 18.7pt; text-align: justify\" align=\"justify\">\n<span style=\"font-size: 10pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Gregorio<br \/>\ndi Nissa, nelle sue omelie natalizie ha sviluppato la stessa visione<br \/>\npartendo dal messaggio di Natale nel Vangelo di Giovanni: &laquo;Ha posto la<br \/>\nsua tenda in mezzo a noi&raquo; (<i>Gv<\/i> 1,14). Gregorio applica<br \/>\nquesta parola della tenda alla tenda del nostro corpo, diventato logoro<br \/>\ne debole; esposto dappertutto al dolore ed alla sofferenza. E la<br \/>\napplica all&rsquo;intero cosmo, lacerato e sfigurato dal peccato. Che cosa<br \/>\navrebbe detto, se avesse visto le condizioni, in cui si trova oggi la<br \/>\nterra a causa dell&rsquo;abuso delle energie e del loro egoistico<br \/>\nsfruttamento senza alcun riguardo? Anselmo di Canterbury, in una<br \/>\nmaniera quasi profetica, ha una volta descritto in anticipo ci&ograve; che noi<br \/>\noggi vediamo in un mondo inquinato e minacciato per il suo futuro:<br \/>\n&laquo;Tutto era come morto, aveva perso la sua dignit&agrave;, essendo stato fatto<br \/>\nper servire a coloro che lodano Dio. Gli elementi del mondo erano<br \/>\noppressi, avevano perso il loro splendore a causa dell&rsquo;abuso di quanti<br \/>\nli rendevano servi dei loro idoli, per i quali non erano stati creati&raquo; (<i>PL<\/i><br \/>\n158, 955s). Cos&igrave;, secondo la visione di Gregorio, la stalla nel<br \/>\nmessaggio di Natale rappresenta la terra maltrattata. Cristo non<br \/>\nricostruisce un qualsiasi palazzo. Egli &egrave; venuto per ridare alla<br \/>\ncreazione, al cosmo la sua bellezza e la sua dignit&agrave;: &egrave; questo che a<br \/>\nNatale prende il suo inizio e fa giubilare gli Angeli. La terra viene<br \/>\nrimessa in sesto proprio per il fatto che viene aperta a Dio, che<br \/>\nottiene nuovamente la sua vera luce e, nella sintonia tra volere umano<br \/>\ne volere divino, nell&rsquo;unificazione dell&rsquo;alto col basso, recupera la sua<br \/>\nbellezza, la sua dignit&agrave;. Cos&igrave; Natale &egrave; una festa della creazione<br \/>\nricostituita. A partire da questo contesto i Padri interpretano il<br \/>\ncanto degli Angeli nella Notte santa: esso &egrave; l&rsquo;espressione della gioia<br \/>\nper il fatto che l&rsquo;alto e il basso, cielo e terra si trovano nuovamente<br \/>\nuniti; che l&rsquo;uomo &egrave; di nuovo unito a Dio. Secondo i Padri fa parte del<br \/>\ncanto natalizio degli Angeli che ora Angeli e uomini possano cantare<br \/>\ninsieme e in questo modo la bellezza del cosmo si esprima nella<br \/>\nbellezza del canto di lode. Il canto liturgico &ndash; sempre secondo i Padri<br \/>\n&ndash; possiede una sua dignit&agrave; particolare per il fatto che &egrave; un cantare<br \/>\ninsieme ai cori celesti. &Egrave; l&rsquo;incontro con Ges&ugrave; Cristo che ci rende<br \/>\ncapaci di sentire il canto degli Angeli, creando cos&igrave; la vera musica<br \/>\nche decade quando perdiamo questo con-cantare e con-sentire.<o:p><\/o:p><\/span><\/span>\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 18.7pt; text-align: justify\" align=\"justify\">\n<span style=\"font-size: 10pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Nella<br \/>\nstalla di Betlemme cielo e terra si toccano. Il cielo &egrave; venuto sulla<br \/>\nterra. Per questo, da l&igrave; emana una luce per tutti i tempi; per questo<br \/>\nl&igrave; s&rsquo;accende la gioia; per questo l&igrave; nasce il canto. Alla fine della<br \/>\nnostra meditazione natalizia vorrei citare una parola straordinaria di<br \/>\nsant&rsquo;Agostino. Interpretando l&rsquo;invocazione della Preghiera del Signore:<br \/>\n&laquo;Padre nostro che sei nei cieli&raquo;, egli domanda: che cosa &egrave; questo &ndash; il<br \/>\ncielo? E dove &egrave; il cielo? Segue una risposta sorprendente: &laquo;&hellip;che sei<br \/>\nnei cieli &ndash; ci&ograve; significa: nei santi e nei giusti. I cieli sono, s&igrave;, i<br \/>\ncorpi pi&ugrave; alti dell&rsquo;universo, ma tuttavia corpi, che non possono essere<br \/>\nse non in un luogo. Se, per&ograve;, si crede che il luogo di Dio sia nei<br \/>\ncieli come nelle parti pi&ugrave; alte del mondo, allora gli uccelli sarebbero<br \/>\npi&ugrave; fortunati di noi, perch&eacute; vivrebbero pi&ugrave; vicini a Dio. Ma non &egrave;<br \/>\nscritto: &ldquo;Il Signore &egrave; vicino a quanti abitano sulle alture o sulle<br \/>\nmontagne&rdquo;, ma invece: &ldquo;Il Signore &egrave; vicino ai contriti di cuore&rdquo; (<i>Sal<\/i><br \/>\n34[33],19), espressione che si riferisce all&rsquo;umilt&agrave;. Come il peccatore<br \/>\nviene chiamato &lsquo;terra&rsquo;, cos&igrave; al contrario il giusto pu&ograve; essere chiamato<br \/>\n&ldquo;cielo&rdquo;&raquo; (<i>Serm. in monte<\/i>, II, 5, 17). Il cielo non<br \/>\nappartiene alla geografia dello spazio, ma alla geografia del cuore. E<br \/>\nil cuore di Dio, nella Notte santa, si &egrave; chinato gi&ugrave; fin nella stalla:<br \/>\nl&rsquo;umilt&agrave; di Dio &egrave; il cielo. E se andiamo incontro a questa umilt&agrave;,<br \/>\nallora tocchiamo il cielo. Allora diventa nuova anche la terra. Con<br \/>\nl&rsquo;umilt&agrave; dei pastori mettiamoci in cammino, in questa Notte santa,<br \/>\nverso il Bimbo nella stalla! Tocchiamo l&rsquo;umilt&agrave; di Dio, il cuore di<br \/>\nDio! Allora la sua gioia toccher&agrave; noi e render&agrave; pi&ugrave; luminoso il mondo. <\/span><\/span>\n<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 18.7pt; text-align: justify\" align=\"justify\">\n<span style=\"font-size: 10pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Amen.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella stalla di Betlemme cielo e terra si toccano. Il cielo &egrave; venuto sulla terra. Per questo, da l&igrave; emana una luce per tutti i tempi; per questo l&igrave; s&rsquo;accende la gioia; per questo l&igrave; nasce il canto&#8230; Il cielo non appartiene alla geografia dello spazio, ma alla geografia del cuore. 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