{"id":101,"date":"2008-01-05T20:18:38","date_gmt":"2008-01-05T19:18:38","guid":{"rendered":"http:\/\/1307562774"},"modified":"2008-01-05T20:18:38","modified_gmt":"2008-01-05T19:18:38","slug":"la-morte-di-cristo-vita-del-cristiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/?p=101","title":{"rendered":"La morte di Cristo, vita del cristiano"},"content":{"rendered":"<p><div class=\"mosimage\"  style=\" float: right;\" align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.cercoiltuovolto.it\/images\/stories\/e_gesu_che_passava.jpg\" width=\"100\" height=\"143\" hspace=\"6\" alt=\"E' Ges<br \/><!--more--><\/p>\n<p>\nLa generosa dedizione di Cristo si scontra con il peccato, realt&agrave; dura da accettare, eppure innegabile: il <i>mysterium iniquitatis<\/i>,<br \/>\nl&#8217;incomprensibile malvagit&agrave; della creatura che per superbia si rivolta<br \/>\ncontro Dio. La storia &egrave; antica quanto l&#8217;umanit&agrave; stessa: ricordiamo la<br \/>\ncaduta dei nostri progenitori, poi la catena di depravazioni che<br \/>\nscandisce l&#8217;itinerario degli uomini nella storia, e infine le nostre<br \/>\nribellioni personali. Non &egrave; facile arrivare a cogliere tutta la<br \/>\nperversit&agrave; del peccato e comprendere ci&ograve; che ne dice la fede. Eppure,<br \/>\nanche nelle cose umane, la gravit&agrave; dell&#8217;offesa si misura dalla<br \/>\ncondizione dell&#8217;offeso, dal suo valore personale, dalla sua dignit&agrave;<br \/>\nsociale, dalle sue qualit&agrave;. E l&#8217;uomo offende Dio: la creatura rinnega<br \/>\nil Creatore.<\/p>\n<p>Ma <i>Dio &egrave; amore<\/i>. L&#8217;abisso di malizia che il peccato<br \/>\ncomporta &egrave; stato colmato da una carit&agrave; infinita. Dio non abbandona gli<br \/>\nuomini. Secondo i disegni divini, per riparare alle nostre mancanze,<br \/>\nper ristabilire l&#8217;unit&agrave; spezzata, non bastavano i sacrifici dell&#8217;antica<br \/>\nLegge: era necessario il sacrificio di un Uomo che fosse anche Dio.<br \/>\nPossiamo immaginare &mdash; per avvicinarci in qualche modo a questo<br \/>\ninsondabile mistero &mdash; che la Trinit&agrave;, nella sua intima e ininterrotta<br \/>\nrelazione d&#8217;amore infinito, decida eternamente che il Figlio Unigenito<br \/>\ndi Dio Padre assuma la condizione umana, caricandosi delle nostre<br \/>\nmiserie e dei nostri dolori, per finire inchiodato a un legno.<\/p>\n<p>Questo fuoco, l&#8217;ardente desiderio di compiere il decreto salvifico del<br \/>\nPadre, informa tutta la vita di Cristo, fin dalla nascita a Betlemme.<br \/>\nNei tre anni che passano con Lui, i discepoli lo sentono ripetere<br \/>\ninstancabilmente che il suo cibo &egrave; fare la volont&agrave; di Colui che lo<br \/>\ninvia. Finch&eacute;, nel pomeriggio del primo Venerd&igrave; Santo, si concluse la<br \/>\nsua immolazione: <i>Chinato il capo, spir&ograve;<\/i>.<br \/>\nCos&igrave; ci descrive Giovanni la morte di Cristo: Ges&ugrave;, sotto il peso della<br \/>\ncroce, addossandosi tutte le colpe degli uomini, muore per la violenza<br \/>\ne l&#8217;abiezione dei nostri peccati. Meditiamo su questo Signore, coperto<br \/>\ndi ferite per amor nostro. Usando un&#8217;espressione che si avvicina alla<br \/>\nrealt&agrave;, anche se non arriva a dire tutto, potremmo ripetere con un<br \/>\nautore antico: &laquo; Il corpo di Ges&ugrave; &egrave; un grande quadro di dolori &raquo;. La<br \/>\nscena che ci presenta questo Cristo ridotto a uno straccio, un corpo<br \/>\nmartoriato e inerte deposto dalla croce e affidato a sua Madre, &egrave; come<br \/>\nil ritratto di una disfatta. Dove sono le folle che lo seguivano? Dov&#8217;&egrave;<br \/>\nil Regno di cui annunciava l&#8217;avvento? Ma non &egrave; una sconfitta; &egrave; una<br \/>\nvittoria: ora Egli &egrave; pi&ugrave; che mai vicino al momento della Risurrezione,<br \/>\ndella manifestazione della gloria che ha conquistato con la sua<br \/>\nobbedienza.<\/p>\n<p>96 Abbiamo appena rivissuto il dramma del Calvario, quella che io<br \/>\nchiamerei la Messa prima e originaria celebrata da Ges&ugrave; stesso. Dio<br \/>\nPadre consegna suo Figlio alla morte. Ges&ugrave;, il Figlio Unigenito,<br \/>\nabbraccia lo strumento con cui lo debbono &quot;giustiziare&quot;; il Padre<br \/>\naccetta il suo Sacrificio: e come frutto della Croce si effonde<br \/>\nsull&#8217;umanit&agrave; lo Spirito Santo.<\/p>\n<p>Nella tragedia della Passione culminano la nostra vita e tutta la<br \/>\nstoria umana. La Settimana Santa non pu&ograve; ridursi a una mera<br \/>\ncommemorazione: &egrave; la meditazione del mistero di Ges&ugrave; Cristo che<br \/>\ncontinua nelle nostre anime. Il cristiano &egrave; chiamato ad essere <i>alter Christus, ipse Christus<\/i>.<br \/>\nNoi tutti, con il Battesimo, siamo stati costituiti sacerdoti della<br \/>\nnostra stessa esistenza per offrire vittime spirituali, ben accette a<br \/>\nDio <i>per mezzo di Ges&ugrave; Cristo<\/i>, per compiere ciascuna delle<br \/>\nnostre azioni in spirito di obbedienza alla volont&agrave; di Dio, perpetuando<br \/>\ncos&igrave; la Missione dell&#8217;Uomo-Dio.<\/p>\n<p>Questa realt&agrave;, per contrasto, ci fa pensare alle nostre miserie, ai<br \/>\nnostri errori personali. Ma questa considerazione non ci deve<br \/>\nscoraggiare, n&eacute; indurre all&#8217;atteggiamento scettico di chi ha rinunciato<br \/>\nai grandi ideali. Il Signore ci vuole per s&eacute; e, cos&igrave; come siamo, vuole<br \/>\nrenderci partecipi della sua vita, e ci chiede di lottare per essere<br \/>\nsanti. La santit&agrave;: quante volte pronunciamo questa parola come se fosse<br \/>\npriva di senso! Molti la considerano addirittura come un traguardo<br \/>\nirraggiungibile, un luogo comune della letteratura ascetica, non un<br \/>\nfine concreto, una realt&agrave; viva. Non la pensavano cos&igrave; i primi<br \/>\ncristiani, che usavano il nome di &quot;santo&quot; per chiamarsi fra loro, molto<br \/>\nspesso e con la massima naturalezza: <i>Vi salutano tutti i santi<\/i>;<br \/>\nSalutate tutti i santi in Cristo Ges&ugrave;. Ora, di fronte al Calvario,<br \/>\nquando Ges&ugrave; &egrave; morto e non si &egrave; ancora manifestata la gloria del suo<br \/>\ntrionfo, &egrave; il momento di esaminare i nostri desideri di vita cristiana,<br \/>\ndi santit&agrave;; &egrave; il momento buono per riconoscere le nostre debolezze, e<br \/>\nreagire con un atto di fede, confidando nel potere di Dio e facendo il<br \/>\nproposito di vivificare con l&#8217;amore le cose della nostra giornata.<br \/>\nL&#8217;esperienza del peccato ci deve condurre al dolore, a una decisione<br \/>\npi&ugrave; matura, pi&ugrave; profonda, di fedelt&agrave;, di vera identificazione con<br \/>\nCristo, di perseveranza ad ogni costo nella missione sacerdotale che<br \/>\nEgli ha affidato a tutti i suoi discepoli senza eccezione, e che ci<br \/>\nstimola a essere sale e luce del mondo.<\/p>\n<p>97 Il meditare sulla morte di Cristo diventa allora un invito ad<br \/>\naffrontare con assoluta sincerit&agrave; i nostri impegni quotidiani, un<br \/>\ninvito a prendere sul serio la fede che professiamo. Per cui la<br \/>\nSettimana Santa non pu&ograve; essere soltanto una parentesi sacra nel<br \/>\ncontesto di una vita guidata da interessi umani: &egrave; invece un&#8217;occasione<br \/>\nper introdurci con maggiore profondit&agrave; nel mistero dell&#8217;Amore di Dio e<br \/>\npoterlo poi mostrare agli uomini con la parola e con l&#8217;esempio.<\/p>\n<p>Ma il Signore detta delle condizioni. C&#8217;&egrave; una sua dichiarazione riferita da san Luca dalla quale non si pu&ograve; prescindere: <i>Se<br \/>\nuno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i<br \/>\nfratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non pu&ograve; essere mio<br \/>\ndiscepolo<\/i>. Sono parole dure. Certo i termini &quot;odiare&quot; o &quot;detestare&quot;<br \/>\nnon rendono bene il pensiero originale di Ges&ugrave;; ma in ogni caso il<br \/>\nSignore us&ograve; un&#8217;espressione forte, che non si pu&ograve; ridurre all&#8217;&quot;amare di<br \/>\nmeno&quot; con cui a volte &egrave; stata interpretata, cercando di addolcirla. La<br \/>\ntassativit&agrave; di questa frase &egrave; tremenda, non perch&eacute; implichi un<br \/>\natteggiamento negativo o spietato (il Ges&ugrave; che la pronuncia &egrave; lo stesso<br \/>\nche ordina di amare gli altri come la propria anima e che offre la<br \/>\npropria vita per gli uomini), ma perch&eacute; essa sta a indicare<br \/>\nsemplicemente che davanti a Dio non c&#8217;&egrave; compromesso che valga. Le<br \/>\nparole di Ges&ugrave; si potrebbero tradurre con un &quot;amare di pi&ugrave;&quot;, &quot;amare<br \/>\nmeglio&quot;; non amare con un amore egoista e di breve respiro: dobbiamo<br \/>\namare con l&#8217;Amore di Dio.<\/p>\n<p>Ecco il segreto, ribadito dall&#8217;ultima delle condizioni poste da Ges&ugrave; ai suoi discepoli: <i>Et animam suam<\/i>;<br \/>\nla vita, l&#8217;anima stessa, ecco ci&ograve; che ci chiede il Signore. Se siamo<br \/>\nfatui, se ci preoccupiamo solamente della nostra personale comodit&agrave;, se<br \/>\nfacciamo di noi stessi il centro dell&#8217;esistenza degli altri e del<br \/>\nmondo, non abbiamo il diritto di chiamarci cristiani, discepoli di<br \/>\nCristo. Ci vuole una donazione che si dimostri con la verit&agrave; dei fatti,<br \/>\nnon soltanto a parole. L&#8217;amore di Dio ci invita a prendere con<br \/>\ndecisione la croce, sentendo anche su di noi il peso dell&#8217;umanit&agrave; tutta<br \/>\ne realizzando, nelle circostanze proprie della condizione e del lavoro<br \/>\ndi ciascuno, i propositi chiari e amorosi della volont&agrave; del Padre.<br \/>\nInfatti, nel passo che stiamo commentando, Ges&ugrave; dice ancora: <i>Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non pu&ograve; essere mio discepolo<\/i>.<\/p>\n<p>Accettiamo senza timore la volont&agrave; di Dio, decidiamoci senza esitazione<br \/>\na edificare la nostra vita secondo gli insegnamenti e le esigenze della<br \/>\nfede. Andremo sicuramente incontro a difficolt&agrave;, sofferenze, dolori; ma<br \/>\nse veramente possediamo la fede non ci considereremo mai degli<br \/>\ninfelici: anche tra le pene e le calunnie saremo felici, di una<br \/>\nfelicit&agrave; che ci spinger&agrave; ad amare gli altri per renderli partecipi<br \/>\ndella nostra gioia soprannaturale.<\/p>\n<p>98 Essere cristiani non costituisce un titolo di mera soddisfazione<br \/>\npersonale: &egrave; un titolo &mdash; una sostanza &mdash; di missione. Gi&agrave; prima<br \/>\nricordavamo che il Signore invita tutti i cristiani a essere il sale e<br \/>\nla luce del mondo. Facendo eco al suo invito e citando alcuni testi del<br \/>\nVecchio Testamento, san Pietro inquadra con molta chiarezza questo<br \/>\ncompito: <i>Voi<br \/>\nsiete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il<br \/>\npopolo che Dio si &egrave; acquistato perch&eacute; proclami le opere meravigliose di<br \/>\nlui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce<\/i>.<\/p>\n<p>L&#8217;essere cristiani non &egrave; una circostanza accidentale: &egrave; una realt&agrave;<br \/>\ndivina che si innesta nel pi&ugrave; profondo della nostra vita dandoci una<br \/>\nvisione chiara e una volont&agrave; decisa, per poter agire secondo il volere<br \/>\ndi Dio. Si impara cos&igrave; che il pellegrinaggio del cristiano nel mondo<br \/>\ndeve trasformarsi in un servizio continuo, un servizio con modalit&agrave; che<br \/>\nvariano secondo le circostanze personali, ma che deve essere sempre<br \/>\nimprontato all&#8217;amore di Dio e del prossimo. Essere cristiani &egrave; agire<br \/>\nsenza pensare ai traguardi meschini del prestigio o dell&#8217;ambizione o ad<br \/>\naltre finalit&agrave; che possono sembrare pi&ugrave; nobili, come la filantropia e<br \/>\nla compassione davanti alle disgrazie altrui: &egrave; passare attraverso<br \/>\ntutto questo, mirando al termine ultimo e radicale dell&#8217;amore che<br \/>\nCristo ha rivelato morendo per noi.<\/p>\n<p>Si osservano a volte degli atteggiamenti che derivano dall&#8217;incapacit&agrave;<br \/>\ndi penetrare in questo mistero di Ges&ugrave;. Per esempio, la mentalit&agrave; di<br \/>\nchi vede nel cristianesimo soltanto un insieme di pratiche e atti di<br \/>\npiet&agrave;, senza coglierne il nesso con le situazioni della vita ordinaria,<br \/>\ncon l&#8217;urgenza di far fronte alle necessit&agrave; degli altri e di sforzarsi<br \/>\nper eliminare le ingiustizie.<\/p>\n<p>Direi che chi ha questa mentalit&agrave; non ha ancora compreso che cosa<br \/>\nsignifica che il Figlio di Dio si sia incarnato, abbia preso corpo,<br \/>\nanima e voce umana, abbia condiviso il nostro destino, fino a<br \/>\nsperimentare la suprema dilacerazione della morte. Magari senza volere,<br \/>\nalcune persone considerano Cristo come estraneo all&#8217;ambiente degli<br \/>\nuomini.<\/p>\n<p>Altri, invece, tendono a immaginare che per poter essere umani bisogna<br \/>\nmettere in sordina alcuni aspetti centrali del dogma cristiano, e<br \/>\nagiscono come se la vita di preghiera, il colloquio continuo con Dio,<br \/>\ncostituissero un&#8217;evasione dalle proprie responsabilit&agrave; e un abbandono<br \/>\ndel mondo. Dimenticano che fu proprio Ges&ugrave; a rivelarci fino a quali<br \/>\nestremi debbono essere spinti l&#8217;amore e il servizio. Soltanto se<br \/>\ncerchiamo di capire il mistero dell&#8217;amore di Dio, il mistero dell&#8217;amore<br \/>\nche arriva fino alla morte, saremo capaci di darci totalmente agli<br \/>\naltri senza lasciarci sopraffare dalle difficolt&agrave; o dall&#8217;indifferenza.<\/p>\n<p>99 &Egrave; la fede in Cristo morto e risorto, presente in tutti i momenti<br \/>\ndella vita, che illumina le nostre coscienze stimolandoci a partecipare<br \/>\ncon tutte le forze alle vicissitudini e ai problemi della storia umana.<br \/>\nIn questa storia, che inizi&ograve; con la creazione del mondo e terminer&agrave;<br \/>\nalla fine dei secoli, il cristiano non &egrave; un apolide. &Egrave; un cittadino<br \/>\ndella citt&agrave; degli uomini, che ha l&#8217;anima piena del desiderio di Dio e<br \/>\nche gi&agrave; in questa tappa del tempo comincia a intravedere il suo amore,<br \/>\nriconoscendo in esso il fine a cui sono chiamati tutti coloro che<br \/>\nvivono sulla terra. Se la mia testimonianza personale pu&ograve; avere qualche<br \/>\ninteresse, posso dire che ho concepito il mio lavoro di sacerdote e di<br \/>\npastore di anime come un compito volto a porre ciascuno di fronte a<br \/>\ntutte le esigenze della sua vita, aiutandolo a scoprire ci&ograve; che in<br \/>\nconcreto Dio gli chiede, senza porre alcun limite a quella santa<br \/>\nindipendenza e a quella benedetta responsabilit&agrave; personale che sono le<br \/>\ncaratteristiche proprie della coscienza cristiana. Questo spirito e<br \/>\nquesto modo di agire si basano sul rispetto per la trascendenza della<br \/>\nverit&agrave; rivelata e sull&#8217;amore per la libert&agrave; della creatura umana.<br \/>\nPotrei aggiungere che si basano anche sulla certezza della<br \/>\nindeterminazione della storia, aperta a molteplici possibilit&agrave; che Dio<br \/>\nnon ha voluto precludere.<\/p>\n<p>Seguire Cristo non vuol dire rifugiarsi nel tempio, scrollando le<br \/>\nspalle davanti allo sviluppo della societ&agrave;, alle conquiste o agli<br \/>\nerrori degli uomini e dei popoli. La fede cristiana, al contrario, ci<br \/>\nporta a vedere il mondo come creazione del Signore, apprezzando tutto<br \/>\nci&ograve; che &egrave; giusto e bello, riconoscendo la dignit&agrave; di ogni persona,<br \/>\nfatta a immagine di Dio, ammirando il dono specialissimo della libert&agrave;,<br \/>\ngrazie al quale siamo padroni dei nostri atti e, con l&#8217;aiuto divino,<br \/>\npossiamo costruire il nostro destino eterno.<\/p>\n<p>Impoverisce la fede chi la riduce a un&#8217;ideologia terrena, inalberando<br \/>\nuna bandiera politico-religiosa per condannare, in virt&ugrave; di non si sa<br \/>\nquale investitura divina, tutti quelli che non la pensano come lui su<br \/>\nproblemi che, per la loro stessa natura, ammettono le soluzioni pi&ugrave;<br \/>\ndiverse.<\/p>\n<p>100 Questa digressione ha il solo scopo di porre in evidenza una verit&agrave;<br \/>\ncentrale: che la vita cristiana trova il proprio senso in Dio. Gli<br \/>\nuomini non sono stati creati soltanto per edificare un mondo che sia il<br \/>\npi&ugrave; giusto possibile; oltre a questo noi siamo sulla terra per entrare<br \/>\nin comunione con Dio stesso. Ges&ugrave; non ci ha promesso n&eacute; la comodit&agrave;<br \/>\ntemporale n&eacute; la gloria terrena, ma la casa di Dio Padre che ci aspetta<br \/>\nalla fine del nostro cammino<\/p>\n<p>La liturgia del Venerd&igrave; Santo contiene un inno meraviglioso: il <i>Crux fidelis<\/i>.<br \/>\nEsso ci invita a cantare il glorioso combattimento del Signore, il<br \/>\ntrofeo della Croce, lo splendido trionfo di Cristo: il redentore<br \/>\ndell&#8217;universo, nell&#8217;essere immolato, vince. Dio, padrone di tutto il<br \/>\ncreato, non afferma la propria presenza con la forza delle armi o con<br \/>\nil potere temporale dei suoi, ma con la grandezza infinita del suo<br \/>\namore.<\/p>\n<p>Il Signore non distrugge la libert&agrave; dell&#8217;uomo: fu proprio Lui a<br \/>\nliberarci. Perci&ograve; non vuole risposte forzate; vuole decisioni che<br \/>\nscaturiscano dall&#8217;intimit&agrave; del cuore. E chiede a noi cristiani di<br \/>\nvivere in modo tale che chi ci avvicina, aldil&agrave; delle nostre miserie<br \/>\npersonali, dei nostri errori e delle nostre deficienze, avverta l&#8217;eco<br \/>\ndel dramma d&#8217;amore del Calvario. Tutto ci&ograve; che abbiamo ci viene da Dio<br \/>\nperch&eacute; Egli ha voluto fare di noi il sale che d&agrave; sapore, la luce che<br \/>\nporta agli uomini la lieta notizia che Dio &egrave; un padre e ama senza<br \/>\nmisura. Il cristiano &egrave; sale e luce del mondo non perch&eacute; vince e<br \/>\ntrionfa, ma in quanto d&agrave; testimonianza dell&#8217;amore di Dio; ma non sar&agrave;<br \/>\nsale se non serve per salare; non sar&agrave; luce se non offre con il suo<br \/>\nesempio e con la sua dottrina una testimonianza di Ges&ugrave;, se perde ci&ograve;<br \/>\nche costituisce la ragion d&#8217;essere della sua vita.<\/p>\n<p>101 Conviene che approfondiamo ci&ograve; che la morte di Cristo ci rivela,<br \/>\nsenza arrestarci alle forme esteriori o alle frasi stereotipate. &Egrave;<br \/>\nnecessario prendere parte alle scene che riviviamo in questi giorni: il<br \/>\ndolore di Ges&ugrave;, le lacrime di sua Madre, la fuga dei discepoli, la<br \/>\nfortezza delle pie donne, l&#8217;audacia di Giuseppe e di Nicodemo che<br \/>\nchiedono a Pilato il corpo del Signore.<\/p>\n<p>Avviciniamoci, insomma, a Ges&ugrave; morto, alla croce che si staglia sulla<br \/>\ncima del Golgota. Ma con sincerit&agrave;, sapendo trovare quel raccoglimento<br \/>\ninteriore che &egrave; segno di maturit&agrave; cristiana. Gli avvenimenti divini e<br \/>\numani della Passione entreranno cos&igrave; nell&#8217;anima, come parole rivolteci<br \/>\nda Dio stesso per svelare i segreti del nostro cuore e rivelarci quello<br \/>\nche si aspetta dalle nostre vite. Molti anni fa vidi un quadro che mi<br \/>\nrest&ograve; profondamente impresso. Rappresentava la croce di Cristo con<br \/>\naccanto tre angeli: uno piangeva sconsolato; l&#8217;altro teneva un chiodo<br \/>\nin mano, come per convincersi che era tutto vero; il terzo era raccolto<br \/>\nin preghiera. Un programma sempre attuale per ognuno di noi: piangere,<br \/>\ncredere e pregare.<\/p>\n<p>Davanti alla Croce, ci vuole dolore dei nostri peccati, dei peccati<br \/>\ndell&#8217;umanit&agrave; che portarono Ges&ugrave; alla morte; fede, per addentrarci in<br \/>\nquesto mistero che supera ogni intelletto e per meravigliarci di fronte<br \/>\nall&#8217;amore di Dio; preghiera, perch&eacute; la vita e la morte di Cristo siano<br \/>\nil modello e lo stimolo della nostra vita e della nostra dedizione.<br \/>\nSolo cos&igrave; potremo chiamarci vincitori: perch&eacute; Cristo risorto vincer&agrave; in<br \/>\nnoi e la morte si trasformer&agrave; in vita.\n<\/p>\n<p>\nFonte Audio\/Testo: Opus Dei &nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_kad_post_transparent":"","_kad_post_title":"","_kad_post_layout":"","_kad_post_sidebar_id":"","_kad_post_content_style":"","_kad_post_vertical_padding":"","_kad_post_feature":"","_kad_post_feature_position":"","_kad_post_header":false,"_kad_post_footer":false,"_kad_post_classname":"","footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-101","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-audio-cattolici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/101","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=101"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/101\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=101"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=101"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.cercoiltuovolto.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=101"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}